Ludopatia, Agcai in arrivo 322mila slot pericolose
21 Gennaio 2020
La demenza di Alzheimer oggi colpisce circa il 5% delle persone
22 Gennaio 2020
Mostra tutto

Un Paese alla deriva e la “sindrome Titanic”

La storia del Titanic la conosciamo tutti. Durante il viaggio inaugurale, poco più di 2200 persone, tra passeggeri ed equipaggio, erano intenti a coltivare i propri sogni, a divertirsi, a lavorare, a pensare al futuro. In ciascuna delle tre classi affiorava la condizione sociale degli occupanti, magistralmente rappresentata da tanti bei film e dal kolossal di James Cameron, con lo straordinario Leonardo Di Caprio.  In ogni angolo della nave si respirava un’incantevole armonia: quella delle certezze di chi negli Usa tornava dopo viaggi di affari o vacanze e quella della speranza di chi, negli Usa, si recava per la prima volta, in cerca di fortuna. Nascevano amicizie, come sempre accade a bordo di qualsiasi nave, e ci si riprometteva di rivedersi, una volta giunti a destinazione. L’urto con l’iceberg, la mancanza di scialuppe sufficienti a contenere tutte le persone a bordo, il panico che insorge quando le masse si trovino a fronteggiare tristi e imprevedibili eventi, spezzò l’incantesimo: ciascuno pensava a come sopravvivere. Ciascuno pensava solo a se stesso e ai propri figli: gli unici per i quali, come ogni genitore ben sa, si sia disponibili a sacrificarsi.

La realtà del nostro Paese non è dissimile da quella che si registrava a bordo del Titanic ed è davvero grosso il rischio di precipitare nell’abisso se non si riesce subito a trovare una via d’uscita, che veda tutti animati da un solo proposito: il bene comune.

Purtroppo decenni di disfacimento etico hanno determinato una deplorevole condizione sociale: gli strati eccelsi della società all’angolo o costretti a trasferirsi all’estero e i peggiori in importanti posizioni di potere, difese con ogni mezzo. Dietro ogni azione si cela la qualità di chi la pone in essere e uomini senza qualità, ovviamente, non possono che produrre pessime azioni. Ogni giorno assistiamo a un continuo bombardamento del buon senso. I guasti di un paese allo sbando sono ben evidenti e chi non li vede fa solo “finta” di non vederli, perché evidentemente è solo da essi che può trarre vantaggio.

È pazzesco vedere trattata come un’eroina una sbruffoncella che infrange le leggi, sperona una motovedetta con uomini al servizio dello Stato a bordo, mettendo a repentaglio la loro vita, mentre si chiede di processare un ex ministro che, semplicemente, nel rispetto delle leggi ha operato. È pazzesco vedere come si assecondi la propensione alla perdizione di larghi strati sociali, pur di carpirne il consenso, sostenendo la liberalizzazione delle droghe. È pazzesco vedere un organo importante come la Corte Costituzionale negare il diritto di scegliere un sistema elettorale che garantisca la governabilità, pur di favorire chi, invocando il sistema proporzionale, abbia come unico intento quello di garantirsi la propria sopravvivenza nelle dorate stanze del potere e pazienza se ciò significherà caos e ingovernabilità. Chi se ne frega del popolo? La nave sta per affondare! Si salvi chi può! È pazzesco vedere dei parlamentari, che avevano conquistato la fiducia di milioni di italiani, trasformarsi in pochi mesi in demoni peggiori di quelli che avrebbero dovuto combattere. È altresì pazzesco, tuttavia, vedere un intero popolo che non riesce ad ergersi in modo degno contro il malcostume imperante, facendo tremare i polsi a chi quotidianamente lo umilia e lo strapazza.

La sindrome Titanic, evidentemente, vale per tutti e, annichilendo il coraggio, induce troppe persone a cercare “scappatoie”, corrompendo o facendosi corrompere.  La cronaca quotidiana ci rivela continue manifestazioni di malcostume e spaventa l’alto numero di persone dedite ai giochi criminali, anche perché è lecito ritenere che traspaia solo una piccola parte di un sistema marcio fino al midollo. Il paese, intano, affonda metaforicamente e “fisicamente”. Da mesi si parla di revocare la concessione a quella società che gestisce le autostrade, lucrando miliardi senza preoccuparsi di manutenerle adeguatamente, ma si fanno solo chiacchiere, mentre i cittadini attraversano ponti e viadotti con il cuore in gola, ben sapendo che possono crollare da un momento all’altro. Da anni si parla dell’ex Ilva in modo ciarlatanesco, senza che nessuno, a parte pochi inascoltati ambientalisti, abbia il coraggio di dire che la produzione non è compatibile – e mai lo sarà – con la salute. Manteniamo in vita una compagnia aerea di bandiera che perde un milione di euro al giorno, lasciando impuniti coloro che l’hanno depredata per decenni. E lo stesso discorso vale per i banchieri ladri, che truffano i clienti e sono addirittura graziati con l’aiuto dello Stato.

La stampa sempre più offre un’immagine stomachevole, tutelando solo gli interessi dei loschi figuri di cui è serva. Ieri, 19 gennaio, Paolo Borsellino avrebbe compiuto ottanta anni. Nessuno se n’è ricordato perché erano tutti intenti a celebrare quel mariuolo, ex capo del governo, che scappò in Tunisia per sfuggire all’arresto, definendo “esilio” quella che si può definire solo “latitanza”. Vergogna. Vergogna. Vergogna.

Nessuno vigila su ciò che viene trasmesso in TV e nessuno impone regole di “civiltà” nei talk-show, dove si sparano cavolate a profusione e si fa a gara a chi urli di più, troppo spesso con la complicità dei conduttori, attenti solo all’audience, assicurata da un pubblico amante della caciara e disabituato alla correttezza. Tra pochi giorni, al festival della canzone italiana, milioni di giovani ascolteranno rifiuti umani che poi faranno il pieno nelle discoteche e nei locali. Tra loro vi sarà anche un tipo mascherato, che è già una star tra i giovanissimi con canzoni nelle quali inneggia alla droga e all’alcool, a vivere senza regole, ululando frasi del tipo: “Balla mezza nuda e dopo te la dà, sì per la gioia di mamma e papà; si chiama Gioia perché fa la troia, per la gioia di mamma e papà; si chiama Gioia, ma beve e poi ingoia”. Cosa beva e ingoi è facile intuirlo, anche per una ragazzina di dodici anni. E ancora in un’altra canzone (con una decina di milioni di visualizzazioni in rete): “Sta cavalla di scena è troia, la galoppo; ho bisogno di aria come un galeotto”. In un altro testo demenziale si può ascoltare: “Rappo col tre perché siamo in tre chiusi nel back con la tua tipa, però ci serve il tipo che riprende col cell(lulare), perché mentre mi spompina, Guido se la ficca…Si, tipo la disco, ma non c’erano puttane a quel tavolo. Ora scelgo in base al mio stato d’animo: una preliminare, un’altra, sì, per l’atto pratico, la terza per finire e la quarta per i saluti, la quinta per la quarta, la sesta per la chiappa, la settima la ficco e quando grida prende l’ottava, la nona è brava, che mi scossa mentre chiava e se mi sporco la maglietta il suo ragazzo me la lava”.

Non serve essere psicologi per comprendere quali effetti possano produrre questi soggetti sulla psiche dei ragazzini e, purtroppo, la tragedia della discoteca di Corinaldo ce lo ricorda in modo eloquente. Ma a Sanremo questa gente vi sarà, nell’indifferenza (quasi) generale.

I partiti di governo, preoccupati della loro sopravvivenza, hanno recentemente varato un provvedimento che consiste in una vera e propria elemosina ai lavoratori, sperando in tal modo di conquistarne il consenso nelle imminenti elezioni regionali. Dopo tutto, avranno pensato, il popolo italiano non disdegna l’accattonaggio e il vecchio motto “Franza o Spagna purché se magna” è sempre valido. Non importa se si tratta di briciole. Di lotta “vera” agli evasori, non se ne parla. Parimenti non si parla, se non in prospettiva, ossia a chiacchiere, di una vera riforma dell’Irpef che riduca drasticamente le aliquote per i redditi medio bassi. Ma chi se ne frega dei redditi medio bassi? Sono i ricchi che pagano le tangenti e sostengono la malapolitica. Il paese è sull’orlo del baratro. Si salvi chi può.

Lino Lavorgna

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *