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Ue e nuovo Coronavirus

Il nuovo Coronavirus ha cancellato l’idea fondante di Unione europea. Un’Unione degna di questo nome in effetti non sembra esistere. In un mondo dalle brevi distanze, e caratterizzato dalla libera circolazione delle persone e delle merci, non esiste un protocollo unico da adottare in questo  caso di  pandemia. Ognuno degli Stati dell’Unione europea è libero di comportarsi come meglio crede. Era inevitabile a quel punto che il primo passo fosse quello di rivedere il concetto di libera circolazione delle persone. I leader dei Paesi europei hanno approvato la proposta della Commissione di procedere con una restrizione su tutti i viaggi non essenziali verso l’Unione europea. Il provvedimento ha una durata di trenta giorni. Come se non bastasse, all’interno dei confini europei aumentano i controlli tra gli stessi Stati membri.

 Va detto che il meccanismo di tutela dell’Unione europea sembrerebbe essere scattato con colpevole ritardo. Quando la situazione era ormai diventata altamente preoccupante,  se non addirittura critica,  in diversi paesi dell’Unione ci si aspettava qualcosa in più. E ci si aspettava qualcosa in più anche dal punto di vista economico. L’Italia ha dovuto contrattare sugli investimenti da fare per risolvere l’emergenza o provare almeno ad ammortizzare il colpo. Dalla Bce sono arrivati segnali addirittura allarmanti che hanno affossato i mercati. La Von der Leyen aveva poi provato a correggere il tiro sbagliato della Lagarde riuscendo almeno parzialmente a limitare i danni.

 Il dato di fatto è che in molti Paesi hanno ripreso voce le fazioni anti-Unione europea, che hanno trovato terreno fertile per affondare il colpo contro Bruxelles. E non è da escludere che quando l’emergenza coronavirus sarà alle spalle qualcuno non prenda in considerazione un piano in stile Brexit.

Questa crisi senza precedenti deciderà del futuro dell’Italia in Europa e del futuro dell’Ue stessa. Si proceda allora velocemente con la sospensione del patto di stabilità, che impedisce politiche espansive di sostegno all’economia, si lavori all’emissione di bond o a un fondo di garanzia europeo per finanziare i governi e aiutarli a proteggere le proprie economie.

L’Ue, in questa fase, ha il dovere di evitare che gli Stati membri prendano decisioni unilaterali e la responsabilità di ripristinare la fiducia dei cittadini arginando la diffusione di un altro virus, quello sovranista, distruttivo e isolazionista.

‘La lotta alla pandemia deve farsi prima europea e poi globale. Oltre ad adottare misure economiche indispensabili a sostenere gli Stati membri l’Ue non può consentire misure ‘schizofreniche’ prese sull’onda dell’emergenza. Il virus non chiede permesso e non conosce confini. Bene ha fatto quindi l’Oms a esortare l’Europa ad adottare misure congiunte. L’Ue, allora, dia una risposta unita e unificata non solo nell’ottica di contenimento del contagio ma anche nella classificazione dei casi e la condivisione dei dati da mettere poi a disposizione della comunità scientifica internazionale. Il Trattato sul funzionamento dell’Ue offre più di uno strumento per affrontare emergenze estreme come questa. Dobbiamo essere allora in grado di affiancare alle misure nazionali anche protocolli comuni per non vanificare gli sforzi compiuti dai cittadini’, come afferma in una nota il presidente della Commissione per le Politiche Ue della Camera Sergio Battelli.

Antonella Di Pietro

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