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Tubercolosi, addio all’antibiotico ogni giorno

La tubercolosi è una malattia contagiosa che si trasmette per via aerea mediante un batterio, il Mycobacterium tuberculosis. Il contagio può avvenire per trasmissione da un individuo malato, tramite saliva, starnuto o colpo di tosse. Per trasmettere l’infezione bastano pochissimi bacilli anche se non necessariamente tutte le persone contagiate dai batteri della Tb si ammalano subito.

Il sistema immunitario, infatti, può far fronte all’infezione e il batterio può rimanere quiescente per anni, pronto a sviluppare la malattia al primo abbassamento delle difese. Si calcola che solo il 10-15% delle persone infettate dal batterio sviluppa la malattia nel corso della sua vita. Un individuo malato, però, se non è sottoposto a cure adeguate può infettare, nell’arco di un anno, una media di 10-15 persone.

I sintomi della Tb sono tosse, perdita di peso, dolore toracico, febbre e sudorazioni. Nel tempo, la tosse può essere accompagnata da presenza di sangue nell’espettorato. Il test più utilizzato per evidenziare l’infezione tubercolare è quello di Mantoux, che si esegue inoculando nella cute del braccio una sostanza, la tubercolina.

Una risposta positiva comporta la necessità di eseguire una radiografia toracica per verificare la presenza della malattia a livello polmonare. La diagnosi precoce per la presenza di Mycobacterium è però quella effettuata a livello microscopico sull’espettorato della persona, come previsto dalla strategia Dots indicata dalle linee guida internazionali pubblicate nel 1995.

La strategia Dots (directly observed therapy) prevede anche che il paziente venga seguito costantemente da un operatore, nel corso dei 6-8 mesi previsti dalla terapia, con un’osservazione costante della regolarità di assunzione dei farmaci, degli effetti e dell’efficacia degli stessi e dell’andamento della malattia.

Il trattamento farmacologico si basa sull’uso di antibiotici

Fino a cinquant’anni fa non c’erano medicine per curare la Tb, mentre negli ultimi decenni si sono diffuse cure antibiotiche. Purtroppo, però, la diffusione di trattamenti incompleti o non correttamente somministrati ha portato all’insorgenza di ceppi resistenti agli antibiotici.

La resistenza può essere causata da un’inconsistente o parziale terapia, come per esempio quando i pazienti non prendono tutte le medicine regolarmente perché iniziano a sentirsi meglio, perché i dottori e gli operatori sanitari prescrivono una terapia inadeguata o perché i prodotti farmaceutici offerti non sono sempre affidabili.

Data la limitata disponibilità di farmaci efficaci, diventa quindi essenziale tenere sotto controllo queste forme della malattia. La probabilità di successo della terapia dipende dall’estensione della resistenza del ceppo batterico, dalla gravità della malattia e dal livello di compromissione del sistema immunitario del paziente.

La prescrizione lo dice chiaramente: tutti i giorni alla stessa ora per sei mesi.

La terapia antibiotica per combattere la tubercolosi ha regole rigide che molti pazienti, circa la metà, hanno difficoltà a rispettare. Non per distrazione, ma perché  vivendo in aree poco frequentate dai servizi sanitari faticano ad assicurarsi il giusto dosaggio del farmaco per l’intero periodo di cura. Un gruppo di scienziati del Mit ha messo a punto un nuovo sistema di rilascio del medicinale che potrebbe aiutare i pazienti ad aderire alla terapia.

Si tratta di un tubo a spirale carico di antibiotici inserito nello stomaco dei pazienti attraverso un sondino naso-gastrico. Una volta raggiunto lo stomaco, il dispositivo rilascia lentamente l’antibiotico assicurando l’azione del farmaco per un mese. Se pensiamo alla tubercolosi che richiede di assumere molti grammi di antibiotico ogni giorno per molti mesi, allora capiamo che c’è bisogno di un’altra soluzione», ha dichiarato Giovanni Traverso, gastroenterologo professore al Department of Mechanical Engineering del Mit e al Brigham and Women’s Hospital e tra coautore senior dello studio.

Il team di scienziati del Mit è impegnato da anni nella ricerca di pillole o capsule capaci di restare a lungo nello stomaco rilasciando lentamente i medicinali prescritti ai pazienti. Nel corso del tempo la loro tecnologia ha progredito fino ad arrivare alla costruzione di prototipi di capsule in grado di rilasciare piccole dosi di farmaci per il trattamento dell’Hiv e della malaria, quantità dell’ordine dei 300 milligrammi di antiretrovirali a copertura di una settimana di terapia, per esempio.  Ma nel caso della tubercolosi il bagaglio da portare a destinazione è più pesante: per contrastare l’infezione provocata dal Mycobacterium tuberculosis servono circa 3 grammi di antibiotici ogni giorno.

È così che sono cominciate le ricerche per costruire un mezzo di trasporto più resistente. Ne è uscito fuori un filo sottile ed elastico in nitinol, una lega di nichel e titanio, che può cambiare forma a seconda della temperatura. Il nuovo dispositivo può essere caricato con l’equivalente di 600 pillole di vari antibiotici. I medicinali sono confezionati in polimeri che possono essere regolati per rilasciare la dose giusta del farmaco dopo l’ingresso nello stomaco.

Una volta raggiunte le elevate temperature dello stomaco, il tubo assume automaticamente la forma di una spirale che gli impedisce di proseguire il viaggio nel tratto digestivo.

Il prototipo inserito in un modello di stomaco umano. Credit: Malvika Verma, Feyisope Eweje, John A F Salama, Jonathan B Miller

I ricercatori hanno sondato il terreno tra i pazienti: che ne pensano del nuovo sistema di rilascio dei farmaci? sarebbero  disposti a utilizzarlo? Le risposte ottenute da 300 pazienti con tubercolosi in India sono un invito ad andare avanti nella progettazione.

Antonella Di Pietro

 

 

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