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Tra Gagarin, Guerra Fredda, geopolitica e vaccini

Sessant’anni fa, l’uomo compiva per la prima volta nella storia un giro attorno alla Terra. Ancora prima, nel 1953, la rapidità di sviluppo nucleare dell’ Unione Sovietica aveva dato luogo alla prima esplosione di una bomba termonucleare, mentre nel 1957 sempre Mosca lanciava il primo satellite spaziale della storia, lo Sputnik. Nome ormai noto con cui i russi hanno scelto di chiamare anche il loro vaccino anti Covid destinato al mercato estero, memori di quello che fu l’avvenimento che segnò la prima vittoria sovietica sul nemico americano in tempi di Guerra Fredda.
La competizione tra le due grandi super potenze vincitrici della Seconda guerra mondiale si traduce oggi nella corsa alla vaccinazione, nel primato della medicina, della ricerca scientifica e della strategia geopolitica. E se Sputnik V, ritenuto efficace al 91% dalla rivista scientifica Lancet, è stato autorizzato in 46 Paesi nel mondo, il vecchio retaggio che contrappone valori occidentali e liberali a quelli stato-centrici e propagandistici tipici del mondo russo, affiora proprio nella dialettica della crisi sanitaria. 
L’UE aveva fatto sapere attraverso un portavoce della Commissione che non vi erano colloqui in corso con il governo russo per integrare lo Sputnik V nel piano europeo, dopo che l’Ema lo aveva definito “qualcosa di simile a una roulette russa”.
Proprio come negli Anni 50/60 del secolo scorso, la contrapposizione tra i due mondi si gioca a tutto campo, ed è politica, economica, culturale, tecnologica, e soprattutto centrata sulle campagne di disinformazione. Accuse e attacchi congiunti, critiche e ritrattazioni sono al centro di quella visione bipolare che non si è esaurita con la caduta del muro di Berlino, ma che ha complicato le relazioni internazionali con nuove sfide poste dal mondo globalizzato e iperconnesso. Una prova di muscoli tra due sistemi di valori e conoscenze che allora si traduceva nella corsa agli armamenti per scongiurare attacchi reciproci, oggi invece corre sul filo degli scambi economici e commerciali, della competitività, dell’infosfera e delle nuove forme di controllo dei mezzi d’informazioni. 
Da quel 1961, quando Yuri Gagarin decollava dalla base spaziale di Bajkonur in Kazakistan a bordo della Vostok 1 compiendo per primo nella storia un’orbita completa intorno alla Terra in 108 minuti, i primati si sono susseguiti.
L’America inviava nel 1969 Neil Armstrong sulla Luna, imprimendo nella memoria collettiva la discussa foto della bandiera a stelle e strisce piantata sul suolo lunare, mentre la risposta flessibile al nemico sovietico voluta dal presidente Kennedy percorrerà la logica seguita dall’Occidente fino agli Anni 70. La fine della Guerra Fredda ha di fatto aperto la strada a nuovi conflitti e radicalizzazioni ideologiche e culturali, ma ha di certo anche lasciato il passo ai grandi viaggi nello spazio, al progresso che aiuta l’uomo a superare limiti e distanze. 
Sputnik, che in italiano si traduce con “compagno di viaggio”, rappresenta proprio come lo è stato il primo satellite lanciato, il tentativo russo di imporre ancora una volta un primato, quello nella lotta al Covid 19. Ed è in questa ottica che il Cremlino ha annunciato di aver creato un sito ufficiale per combattere la “campagna di disinformazione internazionale” sul vaccino prodotto in casa.
Ma come in ogni conflitto in cui a tensioni si alternano fasi di distensione e dialogo, arriva la notizia che Italia e Russia hanno avviato la ricerca congiunta sullo Sputnik V con la collaborazione tra l’Istituto nazionale malattie infettive Lazzaro Spallanzani, la Regione Lazio e il Centro Nazionale di Ricerca per l’epidemiologia e microbiologia del Gamaleya. Tra ritardi negli approvvigionamenti, diffidenze tra potenze che competono e ritardi nelle somministrazioni promesse, la corsa si giocherà non sulle esclusioni ideologiche ma sulla capacità produttiva interna dei singoli Paesi.  
 
Marita Langella

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