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”Stop Biocidio”, la Campania che non vuole più morti per devastazione ambientale

Raniero Madonna è un giovane attivista, laureato in Ingegneria ambientale al Politecnico di Milano. È parte integrante della lotta alla devastazione ambientale in Campania, nel territorio identificato con il termine “Terra dei Fuochi”.

Dal 2013 fa parte di un comitato che coinvolge tutte le componenti relazionate al tema: “Stop Biocidio”.

Cos’è “Stop Biocidio”?

“Per parlare di ‘Stop Biocidio’ bisogna andare un po’ indietro nel tempo. Questa rete di comitati eredita l’esperienza di organizzazioni a partire dagli anni novanta.

Prima del 2013 (nascita di Stop Biocidio) vi erano comitati per il ciclo legale ed anti discarica nelle zone di Chiaiano, Terzigno ed Acerra (dal 2004 al 2010).

Poi nello scenario di movimento erano presenti comitati di difesa nei confronti di roghi tossici coordinati da cicli paralleli gestiti dalla camorra.

La parola ‘Biocidio’ deriva da uno studio del prof. Toni Giordano, oncologo napoletano emigrato negli Usa, che riguardava i dati di mortalità enormi; non c’erano industrie ma era presente la devastazione ambientale, ciò derivante dallo sversamento proveniente da altri territori.

Giordano parlava di DNA bucato: la malattia si trasmetteva di madre in figlio, da qui nacque la parola Biocidio.

Le famiglie che hanno contribuito alla formazione del comitato si conobbero, tra le altre, in quel di Genova durante il periodo di cure. Una circostanza abbastanza curiosa”.

Parliamo del comitato…

“Non posso non ricordare il corteo del 16 novembre 2013, la mobilitazione più grande della storia della Campania sulla questione ambientale. Ricordiamo che fino al 2013 gli esperti del tema venivano chiamati allarmisti, la gente dei comitati veniva definita come la camorra del posto. Questo è un fenomeno che va avanti dagli anni novanta, non è insolito sentirsi chiamare squadristi o delinquenti”.

“Stop Biocidio” può avere a che fare con la politica direttamente?

“Noi produciamo proposte, chi sposa i nostri temi rappresenta ‘Stop Biocidio’.

Ci sono due parti in politica che hanno avallato la questione devastazione ambientale e sappiamo tutti quali sono”.

È possibile aprire scenari sulle prossime elezioni regionali?

“Ad oggi non ci sono valide proposte. Per quanto riguarda Caldoro e De Luca si va avanti secondo la falsa riga delle scorse elezioni.

Sembra ancora presentarsi il dualismo tra chi nega e chi riconosce il problema, è un gioco delle parti e oramai la gente del posto ha capito a pieno tutto ciò. Non c’è un unico colpevole.

Dal 2000 al 2012 ed ancora oggi il governo a livello regionale è sempre stato parte integrante della continuazione di questo fenomeno.

De Luca, durante il periodo di elezioni regionali del 2015, portava avanti in campagna elettorale la tematica ambientale.

La Terra dei Fuochi per lui era un tema cruciale. Tant’è che nel 2016 si presentò da Renzi provando a sovrapporre il problema Terra dei Fuochi sulle Ecoballe. Successivamente capì di non poter continuare a perseguire il suo obiettivo e ritornò a negare sulla Terra dei Fuochi. Fino ad ora è stato liberato intorno al 5% su 5 milioni di tonnellate di Ecoballe, attendiamo nuovi dati.

I numeri sui roghi tossici e malattie sono in continuo aumento.

Attualmente esiste un ciclo regionale lacunoso sui rifiuti urbani e non è stato mai fatto nulla per i rifiuti speciali.

Bisogna ricordarsi che per capire il processo storico del fenomeno bisogna sempre sovrapporre le seguenti componenti: politica, camorra ed industria deviata.

Nella speranza che gli attivisti e cittadini del posto non verranno più emarginati dalla lotta alla devastazione ambientale e non verranno più definiti camorristi o allarmisti. La gente qui muore ancora, non se ne può più”.

L’ingegnere ambientale ed attivista definisce la devastazione del territorio anche sotto un punto di vista sociale. Quando un bambino di sette anni muore, fra i suoi coetanei si crea scompiglio, nascono i primi traumi dovuti alla piaga dell’inquinamento.

Sostanzialmente è da questo che si vuole partire, dalla sensibilità dei più piccoli e dal sentimento di rivalsa della gente del posto.

Ed è proprio con i concittadini che “Stop Biocidio” dal 2013 nasce dappertutto.

Matteo Giacca

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