Istruzione e turismo, la Federico II presenta il corso di laurea in Hospitality Management
6 Aprile 2021
Svolta contro il Covid-19, arriva in Italia il vaccino Johnson&Johnson
11 Aprile 2021
Mostra tutto

Sofagate’ e il legame indissolubile fra Europa e Turchia

Recep Tayyip Erdogan ha ricevuto ad Ankara Charles Michel e Ursula von der Leyen per rilanciare i rapporti tra l’Unione Europea e la Turchia.

Durante l’incontro è scoppiato il caso denominato ‘Sofagate’: ad attendere gli ospiti, infatti, c’era solo un’altra sedia accanto a quella di Erdogan, riservata a Michel. E mentre i due uomini prendevano posto, von der Leyen è rimasta in piedi, sorpresa dalla noncuranza dei due uomini.

Subito pronta la replica del presidente del Consiglio Europeo Michel: “Lo sgarbo di Erdogan verso Ursula von der Leyen è stato frutto di un’interpretazione rigorosa da parte turca delle norme protocollari che ha prodotto una situazione sconfortante: il trattamento differenziato o addirittura diminuito della presidente della Commissione europea”.

Nonostante la tesi del diplomatico, è spontanea la riflessione sulla connivenza di Michel nell’atto di non reagire dinanzi all’imbarazzo della Von der Leyen, il che non risulterebbe di responsabilità sola del sultano.

A proposito di ciò, si è espresso il portavoce della Commissione Europea Eric Mamer, il quale ha riferito che proprio la presidente della Commissione “chiaramente è rimasta sorpresa, lo si vede nel video, ma ha preferito dare priorità alle questioni di sostanza rispetto al protocollo”. Questo quanto detto durante la visita ad Ankara precisando comunque che la Commissione “si aspetta di essere trattata secondo il protocollo adeguato” e che “saranno presi contatti con tutte le parti coinvolte perché non si ripeta in futuro”.

“La visita ad Ankara – conclude Mamer – è stata preparata usando i canali abituali per questo genere di visite e con l’implicazione della nostra delegazione ad Ankara, mentre il servizio del protocollo della Commissione non ha partecipato al viaggio per il Covid”.

Non è mancato il contributo, tra gli altri leader europei, di Mario Draghi, lasciando considerazioni sulla figura politica di Erdogan. Il premier lo ha definito ‘dittatore’ e, forse con meno seguito, fanno scalpore le sue parole quando incalza precisando che si tratta di “dittatori di cui uno ha bisogno e con i quali bisogna essere pronti a cooperare”.

Naturalmente, come è solita comportarsi la classe politica turca, è stato convocato dal governo locale l’ambasciatore italiano.

Tale atto è stato preceduto dalle dichiarazioni indignate del Ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu: “Condanniamo con forza le affermazioni senza controllo del primo ministro italiano Mario Draghi sul nostro presidente eletto”.

Il destino a cui andrà in contro l’ambasciatore italiano Massimo Gaiani è sconosciuto, del tutto privo di sicurezze e di garanzie da parte di uno Stato sicuramente non affine ai valori democratici europei, mentre suscita sospetto e sgomento l’affermazione del premier italiano che affianca la denominazione di dittatore nei confronti di Erdogan.

“Dittatori di cui uno ha bisogno e con i quali bisogna essere pronti a cooperare”, tale dichiarazione d’intenti segna uno spartiacque tra la collaborazione implicita ed esplicita fra Ue e Turchia. Ora si gioca a carte scoperte.

L’Europa continua ad avere bisogno della Turchia, nonostante prenda le distanze ‘formalmente’ da episodi di sessismo sistemico come questo. Ne aveva bisogno quando non si espresse politicamente sul conflitto in Kurdistan e continua ad averne bisogno dopo la mancanza di rispetto nei confronti di una carica istituzionale come la Von Der Leyen. Nel mezzo ci sono state le proteste delle donne turche sull’uscita della Turchia dalla convenzione d’Istanbul.

Nel mare di opinionismo e di indignazione europeista nei confronti di uno dei due responsabili del ‘Sofagate’ (Michel, d’altro canto, è coinvolto ugualmente), resta la rassegnazione del “bisogna essere pronti a cooperare”, con Europa e Turchia sempre più vicine sui rapporti politici, sempre più lontane ideologicamente.

Matteo Giacca

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *