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Selfie e medicina estetica: quando il ritocco non serve

Quando il filosofo francese Guy Debord nel 1967 scriveva “La società dello spettacolo”, aveva preconizzato l’estetizzazione del mondo moderno. Una società in cui sono gli oggetti ad occupare il desiderio, ad alimentare bisogni e consensi, uno spazio in cui la verità non ha alcuna attrattiva.
Questa è stata la rivoluzione digitale, il potere di ognuno che viene dal possesso di strumenti ormai alla portata di tutti, senza competenze particolari, mediazioni o limiti. E come Stewart Brand scriveva: “Puoi provare a cambiare la testa della gente, ma stai perdendo tempo. Cambia gli strumenti che hanno in mano e cambierai il mondo”.
Sono cose non idee, meccanismi non ideologie, soluzioni non chiacchiere, ad aver trasformato la storia. Dalla macchina fotografica, all’automobile, la radio, la carta di credito, la tv, fino allo smartphone, la tecnologia passa attraverso le macchine che controllano il mondo con un clic.
Il web e i social network coincidono con un bisogno individuale di essere ognuno al centro di una storia parallela, connessione come parte di una dimensione condivisa, per far leva su una dimensione affettiva ed emozionale. Soddisfare il proprio ego, catturare il consenso consegnando al mondo la propria immagine che non importa sia reale, purché sia quella che si vuole proiettare.
I social sono l’estetica della vita, una moltiplicazione del mondo, e al centro di essi il selfie, l’autoscatto, rappresenta una proboscide virtuale che ognuno introietta. Ogni fenomeno di portata globale contiene sempre anche un rovescio della medaglia, un dato preoccupante su cui riflettere.
L’allarme ora arriva dai medici estetici che si sono riuniti a Roma nel congresso voluto dal Sime, la Società Italiana di Medicina Estetica. Giovani cresciute a colpi di autoscatti, ricorrono alla chirurgia per correggere difetti inesistenti, intercettati in foto che distorcono la realtà.
Filtri di bellezza, applicazioni nate per la correzione di nasi, labbra, occhi e lineamenti, sono il parametro utilizzato da migliaia di ragazze in cerca della perfezione fisica. Ma come spiega Emanuele Bartoletti, presidente della Sime, le foto sullo smartphone sono fittizie, perché l’obbiettivo e la prospettiva da cui si scatta modificano asimmetrie e volumi del volto.
La corsa al ritocco estetico tra le nuove generazioni ma anche tra gli adulti, è la misura del successo inarrestabile della realtà virtuale come affermazione narcisista. La capacità di vivere un altrove più interessante. Un’esistenza di perfezione e approvazione da parte degli altri.
 
Marita Langella

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