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Sanzioni alla Russia prorogate per altri sei mesi

I leader europei hanno concordato di estendere le sanzioni economiche contro la Russia per altri sei mesi relativamente alla questione dell’Ucraina. C’è stata una breve discussione sugli accordi tra Russia, Ucraina e Minsk, che ha portato a un accordo per estendere le sanzioni per altri sei mesi.

Durante il Vertice il presidente francese, Emmanuel Macron, e la cancelliera tedesca, Angela Merkel, hanno presentato un rapporto sulla mancata attuazione degli accordi di Minsk sul cessate il fuoco in Ucraina. Secondo fonti europee, la decisione di prolungare per altre sei mesi le sanzioni contro i settori bancario, finanziario e energetico russi è stata presa a livello di ambasciatori dei 28.

Le sanzioni alla Russia danneggiano l’economia dell’Italia: è la convinzione ribadita dal vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, leader della Lega, a margine del Festival del lavoro in corso a Milano. Superare queste sanzioni, ho sottolineato Salvini, è nel contratto di governo ed è l’idea della Lega da sempre, ce lo dicono piccoli imprenditori, agricoltori, commercianti, esportatori di tantissimi settori economici. Quindi, ha concluso, le sanzioni non servono e da qualcuno non sono rispettate: vedremo di far valere i nostri no anche su questo.

Le sanzioni, introdotte già nel 2014, hanno portato alla pronta reazione di Mosca, che ha scelto l’embargo totale per una lista importante di prodotti agroalimentari come frutta e verdura, formaggi, carne, salumi e pesce provenienti da Ue, Canada, Norvegia, Australia e Stati Uniti. Tra i principali importatori per la Russia, c’è l’Italia che prima del 2014 risultava il secondo Paese per prodotti importati sul mercato di Mosca. Secondo Coldiretti, la politica di sanzioni e successivo embargo hanno provocato ‘un blocco dannoso per l’Italia, anche perché al divieto di accesso a questi prodotti si sono aggiunte le tensioni commerciali che hanno ostacolato di fatto le esportazioni anche per i prodotti non colpiti direttamente, dalla moda alle automobili fino all’arredamento’. Coldiretti ha effettuato la stima secondo la quale, le esportazioni italiane sono scese ad un valore di poco inferiore agli 8 miliardi di euro nel 2017, rispetto agli 11 miliardi del 2013.

Le sanzioni alla Russia costano all’Italia non solamente per l’impatto diretto sull’import, ma anche per l’effetto voluto e raggiunto dalle politiche del Consiglio europeo di danneggiare l’economia russa, che quindi si ritrova in difficoltà anche nell’importazione dei prodotti esclusi dall’embargo.

Tra le restrizioni decise dal Consiglio europeo, è presente il divieto di importazione di beni provenienti da Crimea e Sebastopoli; sono poi attivi un divieto sugli investimenti, un divieto di prestazione di servizi turistici in Crimea. Il blocco comprende anche le esportazioni di altri beni importanti come attrezzature per l’esplorazione, la prospezione, la produzione di petrolio, gas e risorse minerarie.

Secondo alcuni dati Eurostat, l’interscambio commerciale dell’UE con la Russia è sceso da 338 miliardi di euro del 2013 ai 191 miliardi del 2016. Non solo: l’economia russa ha subito danni anche dal crollo dei prezzi del petrolio, entrando in una fase di recessione che ha provocato una contrazione del PIL per due anni e un abbassamento del reddito disponibile. Da qui sono cresciuti l’inflazione e il tasso di povertà, tanto che circa il 13% della popolazione vive sotto il livello di sussistenza.

Se si riuscisse a distendere la situazione di tensione tra Russia e Unione Europea, si rimetterebbe in moto un sistema che vale 3 miliardi di euro secondo Coldiretti. Prima del conflitto commerciale con Mosca, l’Italia contava un volume di 40 miliardi all’anno e una crescita dell’8% annuo nell’esportazione verso il Paese orientale. Se nel 2013 il valore delle esportazioni italiane verso la Russia era di 7,1 miliardi, nel giro di due anni era calato di 3,7 miliardi di euro.

L’incontro di metà luglio tra Putin e Trump sarà determinante per capire come la volontà del governo italiano di rivedere la linea dura verrà accolta nel Consiglio europeo.

Oscurata dall’accordo sui migranti raggiunto dopo una notte di negoziazioni al vertice europeo, nella stampa e nei telegiornali italiani la notizia è passata quasi inosservata. La decisione di prolungare nuovamente le sanzioni contro Mosca però ha un peso non indifferente. Nonostante gli appelli della Coldiretti, dei produttori e degli imprenditori l’Italia non ha posto il veto sulla proroga delle sanzioni, facendo dietrofront sulle proprie decisioni.

Il premier Conte pochi giorni fa ha parlato esplicitamente al Parlamento di un cambio di rotta in merito alle sanzioni, il contratto di governo giallo-verde prevedeva l’abolizione delle misure antirusse. L’Italia nel momento decisivo si è tirata indietro e Conte ha abdicato al rapporto stretto che l’Italia aveva con la Russia. Noi avevamo un rapporto privilegiato con Mosca e ci eravamo fatti carico di togliere le sanzioni.

Questo governo  è nato per cambiare le cose bisogna rivedere il tutto, perché le sanzioni non solo vanno a ledere gli interessi economici italiani, ma è una questione anche di stabilità politica e di sicurezza nel Mediterraneo.

In Italia questi giorni non si fa che parlare di flussi migratori che passano dalla Libia, un Paese spaccato in due. L’Italia ha un rapporto con il governo occidentale di Tripoli, mentre Putin ha forti legami con il governo di Tobruk. Un interlocutore per un possibile riassetto futuro della Libia è proprio la Russia. L’Italia non può chiedere una mano alla Russia per unificare il Paese se poi si comporta come tutti gli altri Paesi.

A metà luglio ci sarà l’incontro a Helsinki fra Putin e Trump, i due presidenti parleranno di diversi temi caldi, ma soprattutto di sanzioni. L’America si presenterà ad Helsinki forte del fatto di avere le sanzioni contro la Russia, che è un’arma di ricatto nei confronti di Mosca. Conte ha fatto un discorso in merito alle sanzioni in Parlamento, nel momento in cui non passa ai fatti mette in discussione anche il governo stesso.

Noi non possiamo però essere a carico degli Stati Uniti. L’Italia aveva l’arma del veto, la doveva usare costi quel costi.

Ai telegiornali italiani questa vicenda è passata quasi inosservata ma la Russia non solo a livello commerciale, ma su più temi, compreso quello dei migranti e della stabilità nel Mediterraneo, è determinante.

Antonella Di Pietro

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