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Storie di ordinario degrado in periferia

“Lavoro presso un’azienda di servizio di terra, in aeroporto a Capodichino. Per me la situazione è ai limiti del normale. L’estate scorsa una mia collega chiese al datore di lavoro un periodo di congedo di maternità che andava ad unirsi con i suoi 15 giorni annuali di ferie.

La risposta dell’azienda fu negativa. La mancata concessione del congedo precedente ad un periodo di ferie è illegale. Però, la mia collega, per una sua scelta personale, non si rivolse al magistrato competente per agire nei confronti dell’azienda e ottenere un suo diritto esplicitamente previsto dal contratto nazionale di lavoro.

Tutto ciò identifica perfettamente la situazione stagnante che si vive all’interno del mio contesto lavorativo, forse appare incomprensibile pensare che se si percepisce un determinato stipendio si fa fatica a manifestare un dissenso qualora si presentasse”. 

Questa è la storia di una donna di 40 anni, Lucia (nome di fantasia n.d.r.), lavoratrice e madre che vive a Miano, un quartiere della periferia di Napoli, e che ha deciso di raccontare alcuni frammenti di ordinaria follia che accadono nella nostra città.

“Innanzitutto, continuo a notare una differenza abissale fra periferia e centro città. Scegliendo un determinato stile di vita mi sono resa conto che, dal punto di vista sociale, vengo totalmente isolata.  L’elemento che continua a stupirmi è la naturalezza con la quale determinate azioni criminali vengono continuamente svolte.

Tanti anni fa, tornando da scuola, sotto casa di mia mamma (nel rione “Gescal”), sono stata spettatrice di una sparatoria fra esponenti di due clan camorristici, tutto ciò in pieno giorno. Un ricordo che non riuscirò più a rimuovere dalla mente. Non smetto mai di meravigliarmi.

Purtroppo alle soglie del 2020 non è cambiato nulla. Se qualcuno vi racconta che la situazione si sta normalizzando è un bugiardo seriale. L’amara constatazione è che in alcune zone lo Stato è assente. Più volte ho pensato di andare a vivere altrove, ma  amo profondamente la mia terra, le mie radici e ho un ‘fuoco’ dentro che mi dice di restare al sud.

Però ho anche una grande responsabilità nei confronti di mia figlia, in qualità di mamma, e vorrei offrirle un futuro migliore, vivere serenamente in un contesto normale. Ho deciso che in autunno mi trasferirò in una città poco distante da Napoli. Non sto emigrando, non sto lasciando il mezzogiorno. Resto qui, ma ho bisogno di cambiare definitivamente aria, le periferie in Italia stanno diventando un problema serio.

Lo Stato non può restare immobile, ci sono molte famiglie che hanno semplicemente voglia di vivere all’insegna della normalità. Poi, invito a leggere com particolare attenzione una recente ricerca promossa dalle associazioni Zoli-San Pio, che hanno confermato l’alto tasso di abbandono scolastico nei quartieri della periferia est e nord: Ponticelli, Barra, San Giovanni a Teduccio, Miano, Secondigliano, San Pietro a Patierno, Piscinola, Marianella, Chiaiano e Scampia”.

 Matteo Giacca

(Nella foto il ritratto realizzato da Jorit nella periferia orientale di Napoli)

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