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Povera Europa: orrori, errori, spine nel fianco

“La storia è maestra ma non ha allievi”, sosteneva sarcasticamente Antonio Gramsci, e aveva ragione da vendere a giudicare dall’ondata di sdegno planetario che ha fatto seguito alle immagini dei corpi martoriati di Bucha, lasciati “dall’armata rossa” in ritirata come “omaggio” all’Occidente, affinché ci rendessimo conto, caso mai non l’avessimo ancora capito, che con loro non si scherza.  I mezzi militari ucraini in transito nelle strade della città riconquistata sono stati costretti ad autentiche gimcane, mentre a bordo qualcuno, esterrefatto, riprendeva quelle drammatiche scene destinate, si spera, a cambiare radicalmente il corso della guerra e il pensiero di tanti osservatori con la memoria corta.

Non vi è nulla di nuovo sotto il sole in effetti, perché a Bucha si è ripetuto ciò che  ha inaugurato l’avvento di Putin alla guida della Russia, con i massacri perpetrati in Cecenia, poco noti alle masse solo perché mediaticamente non curati, sia perché quella sporca guerra interessava poco all’Occidente sia perché, in quegli anni, con il terrorismo che bussava alle porte dopo l’attentato alle Torri Gemelle, si pensava ad altro. Soprattutto si è ripetuto ciò che rappresenta una costante della storia russa, per quanto concerne la propensione allo sterminio di chiunque si opponga alla volontà di dominio. Occorre riportare alla memoria le famose purghe di Stalin? Lo sterminio per fame del popolo ucraino? Occorre riportare alla memoria ciò che i russi fecero in Polonia nel 1940? (Di seguito il link all’eloquente film di Andrzey Wajda: Katyn; per chi non avesse tempo di vedere il film basta e avanza la semplice lettura di una pagina di storia tratta da Wikipedia: Massacro di Katyn). La ferocia nazista e la complicità della maggioranza del popolo tedesco nel sostegno a Hitler sono imperdonabili, certo; ma erano tutte naziste le donne stuprate dai soldati dell’armata rossa dopo il loro ingresso in Germania? Ciò che si sta registrando in queste ore in Ucraina, quindi, può sorprendere solo chi non conosca la storia. E non conoscere la storia è molto grave, perché impedisce di prevenire, la qual cosa, come tutti sanno, è sempre meglio che curare. 

BASTA CON I FILORUSSI IN TV

In Ucraina si sta combattendo non solo per difendere la patria dalla tirannide, ma anche per tutti noi. Forse questo non è ancora chiaro a tutti. Il popolo ucraino merita “rispetto” per la forza che sta infondendo alla resistenza. Quella forza che ha indotto il presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, a pronunciare una frase molto significativa in occasione della sua recente visita a Kyiv: «La resistenza e il coraggio degli ucraini hanno ispirato il mondo». Non l’hanno ancora ispirato abbastanza, ovviamente, ma il segnale lanciato dalla giovane e coraggiosa politica maltese è forte e non può non aver scosso i governanti occidentali, a partire dagli europei. Se siamo in terribile ritardo con “azioni” realmente valide a sostegno del popolo ucraino, pertanto, quanto meno cerchiamo di non offenderlo dando spazio, in TV, come scandalosamente accaduto ieri sera nel programma di Giletti su La7, a rozzi signor nessuno, espressione di quell’ideologia da tempo rigettata nelle fogne della storia e che proprio non necessita di avere ribalta mediatica dal punto di vista “concettuale”, tanto più perché la ribalta l’ha già drammaticamente conquistata materialmente, con i massacri che si stanno perpetrando in Ucraina.  

I CATTIVI DENTRO E I BUONI FUORI

Nei miei articoli, quando parlo di Europa, l’associo spesso a una vecchia baldracca che ha puttaneggiato in tutti i bordelli, contraendo le peggiori infezioni. La storia non mente ed è proprio difficile confutarla, questa espressione, che di fatto costituisce l’ostacolo più forte a quel processo di integrazione che dovrebbe favorire la nascita degli Stati Uniti d’Europa, ossia una federazione affratellata da un idem sentire che faccia realmente sentire i popoli  “uniti nella diversità”, secondo il pur valido motto di quella Unione Europea che però è nata male, privilegiando l’aspetto economico a dispetto di quello politico, e cresciuta su una strada lastricata di errori, le cui conseguenze stiamo pagando e pagheremo a lungo. Oggi è l’ennesimo giorno luttuoso per l’Unione Europea, lacerata dalla vittoria del filoputiniano Orbán in Ungheria. L’Ucraina è fuori dall’Unione Europea. L’Ungheria ne fa parte dal maggio  2004, dopo che era stata già guidata da Orbán (1998-2002), cui fecero seguito l’inconsistente Péter Medgyessy (eterodiretto da Bush) e il comunista  Ferenc Gyurcsány che, nel 2006, in un incontro con gli esponenti del suo partito, pensando di non essere registrato, dichiarò candidamente di aver nascosto ai cittadini la grave situazione economica del Paese e di aver vinto le elezioni grazie alle menzogne. L’Ungheria non aveva alcun presupposto valido per l’ingresso nell’Unione e da ben dodici anni è una dolorosa spina nel fianco, più di quanto non lo fosse stato in precedenza, con un presidente filorusso ieri riconfermato a furor di popolo, mentre in Ucraina si combatte “anche” per entrare nell’Unione e assicurarsi quella protezione foriera di pace, che oggi le manca. Meditiamo su queste cose; ripassiamoci la storia, quella recente e quella più antica e cerchiamo di riparare ai troppi errori commessi e a quelli che si stanno ancora commettendo. In Ucraina, anche per colpa nostra,  muoiono ogni giorno migliaia di persone: soldati, vecchi, bambini e tante donne, dopo essere state stuprate.

                                                                       Lino Lavorgna

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