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Pandemia: il caos mediatico fa più danni del virus

“L’occasione – dice un vecchio proverbio – fa l’uomo ladro”. Non tutti, per fortuna, anche se, purtroppo, per quei complessi meccanismi che determinano le umane vicende, qui omessi per amor di sintesi, coloro adusi ad approfittare delle occasioni riescono più facilmente degli altri, capaci di resistervi, a conquistare posizioni di potere. I grandi mali del mondo, in buona sostanza, nascono da questo rapporto, che va inquadrato nella sua accezione più ampia.

La pandemia, per esempio, ha fatto emergere in modo spaventosamente drammatico la capacità degli uomini ad “approfittare” anche delle mostruosità per trarre vantaggio personale, come del resto è sempre avvenuto con guerre, carestie e fenomeni più o meno analoghi. Il caos mediatico che ne consegue, alimentato tanto da chi scrive e parla a comando quanto da chi parla a vanvera e trova ascolto, non è meno grave del virus.

Questo triste dato di fatto, tra l’altro, risulta aggravato dalle modalità mediatiche seguite anche da coloro che, in perfetta buona fede, si prefiggono di sviluppare un dibattito senza alcun intendimento di privilegiare delle teorie a discapito di altre. Travolti comunque dalla volontà e dalla necessità di “fare audience”, anche loro risultano dannosi quando conferiscono il diritto di parola, su problematiche scientifiche, a soggetti che stanno alla scienza come il vinello annacquato venduto a meno di un euro sta a una riserva speciale di una pregevole marca, che costa centinaia di euro. 

Chi scrive non ha mai avuto padroni e con questo articolo, pertanto, si prefigge esclusivamente di far emergere il caos mediatico che confonde le idee, senza alcuna pretesa di fornire indicazioni di carattere scientifico che non siano espressione di soggetti titolati a fornirle.

I punti fermi dai quali partire sono quelli che, con più insistenza, vengono ribaditi dagli scienziati di tutto il mondo: la pandemia è ben lungi dall’essere stata sconfitta; vaccinarsi è fondamentale; rispettare le norme già sancite all’atto del suo insorgere (distanziamento, mascherina e lavaggio frequente delle mani) altrettanto fondamentale.

Il dibattito sviluppatosi sui succitati presupposti, come a tutti noto, ha assunto toni bellicosi tra “eserciti contrapposti”, che vanno dai negazionisti duri e puri ai critici capaci di fare le pulci a ogni provvedimento per evidenziarne i punti deboli, le contraddizioni o qualsiasi altro elemento ritenuto imposto per fini avulsi da quelli tesi a combattere la pandemia. Tutto ciò, ovviamente, confonde l’opinione pubblica e la spaventa.

Cosa, invece, sarebbe opportuno far trasparire con chiarezza e come si dovrebbe sviluppare il dibattito mediatico sulla pandemia. Partiamo proprio da quest’ultimo punto. Suddivisi nei sette giorni della settimana, almeno una ventina di talk show, trasmessi dai canali televisivi delle principali emittenti (Rai, Mediaset, La7, Sky) bombardano i telespettatori con dibattiti ai quali partecipano più soggetti scelti in ogni ambito dello “show system” (sport, spettacolo, media, etc.)  che esperti settoriali, ciascuno con una personale visione del mondo e con la “ricetta giusta” per risolverne i mali.

Evitare di dare spazio a siffatti soggetti, pertanto, sarebbe il primo passo da compiere e già con esso risolveremmo molti problemi. Parlino solo gli esperti, privilegiando coloro che, in campo scientifico, abbiano “consistente voce in capitolo” per i meriti acquisiti, rispetto ad altri colleghi. Parimenti va radicalmente sovvertita la modalità con la quale si sviluppa il dibattito tra scienziati e no vax, negazionisti, farneticanti complottisti.  Metterli sullo stesso piano, conferendo  “pari diritto di parola e dignità interlocutoria”, è davvero disdicevole e inopportuno: è come se si mettessero a confronto  dei medici con degli alcoolisti tossici e consentire a questi ultimi di esprimere il loro parere sui mancati effetti negativi nell’uso di bevande alcoliche e droghe. Dare notizie sui “no vax” è legittimo e doveroso, ma in un contesto mediatico che si configuri come “cronaca”: è caduto un ponte; Tizio ha vinto una medaglia d’oro; il politico Caio rinviato a giudizio; il regista Sempronio in sala con un nuovo film; dopo Fedez anche i neomelodici fondano un partito politico  – a breve le primarie per la scelta del leader; ancora proteste da parte dei “no vax” e la polizia arresta cinque facinorosi. Stop.

Criticare i politici e il Governo del Paese, ci mancherebbe altro, è un diritto sacrosanto e nessuno si sogna di metterlo in discussione, tanto meno chi scrive, che compie questo esercizio sin dalla prima volta che abbia messo una penna tra le dita per scrivere un articolo, nel marzo del 1972 e quindi quasi mezzo secolo fa. Esporre delle perplessità per talune decisioni, però, è lecito solo se le stesse abbiano un serio fondamento scientifico e siano espresse “in buona fede”, con spirito costruttivo e collaborativo. Criticare “a prescindere”, solo per fini elettorali o di altra natura eticamente discutibile, è da vigliacchi, perché mai come nei momenti di grandi crisi si dovrebbero accantonare le divisioni e marciare compatti per sconfiggere il nemico comune. Lo scenario che emerge dalla realtà contingente, purtroppo, lascia chiaramente trasparire il cinismo spietato di molti protagonisti della vita pubblica, tra i quali “brillano”, per mancanza di serietà, frotte di politici e giornalisti.

Cerchiamo, quindi, di fare luce su alcune ombre, al netto delle polemiche strumentali.

L’intento di creare i migliori presupposti per conciliare la tutela dei lavoratori con la salute pubblica è lodevole e solo ai mestatori può sfuggire quanto sia difficile questo compito. Ben venga, quindi, il Super Green Pass, ma siamo sicuri che per i trasporti pubblici e le scuole non servano provvedimenti più restrittivi? La didattica a distanza crea problemi a molte famiglie, è evidente! Ma quale “guerra” non li crea? Forse togliere milioni di ragazzi dalle strade e dai trasporti fatiscenti, rebus sic standibus, contribuirebbe sensibilmente al contenimento della pandemia.

Assodato che i “no vax” rappresentino un pericolo pubblico e che l’adozione del Super Green Pass, lungi dall’indurli alla ragione, abbia solo fatto lievitare il livore, come ogni psicologo sarebbe in grado di spiegare (l’aumento della rabbia nei soggetti psico-labili è direttamente proporzionale all’inasprimento dei provvedimenti che l’abbiano fomentata), perché non prendere in considerazione l’idea di rendere il vaccino obbligatorio per tutti? Si rischiano rivolte di piazza? No. Non si rischiano: basta mettere subito fuori gioco coloro che le organizzano: i capipopolo e i capi-rivolta. Senza un capo che li porti al macello, le masse se ne stanno buone nei loro ovili.

Controlli. Siamo tutti testimoni diretti, o indiretti grazie ai servizi televisivi, della leggerezza comportamentale di tante persone, in particolare dei giovani drogati di “movida”, ai quali si aggiungono quelli proprio fuori di testa che si fanno contagiare per ottenere il Green Pass. È chiaro che le forze dell’ordine da sole non ce la fanno a controllare il territorio, né in chiave preventiva né in chiave repressiva. È così “difficile” chiedere aiuto all’esercito? Vogliamo capirlo, una volta per tutte, che “democrazia” non fa rima con “anarchia” e che la tolleranza, come c’insegna Popper, al pari della libertà, non può essere illimitata, altrimenti si autodistrugge?

Lino Lavorgna

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