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Neonati con Hiv e terapia antiretrovirale

Anche in Africa l’Hiv si può sconfiggere. Ma qui la vittoria contro il virus, purtroppo diffusissimo, non può passare dall’uso dei farmaci: costano un’enormità per popolazioni che vivono con circa due dollari al giorno. La soluzione giusta è stata ‘esportata’ nel nord dell’Uganda da un’ospedale fondato da italiani e tuttora sostenuto da una Fondazione del nostro Paese, la Fondazione Corti (fondazionecorti.it): informazione alla popolazione, prevenzione, test. E così in trent’anni la prevalenza del virus si è ridotta dal 30 al 6 per cento.

L’Hiv è ancora una preoccupante minaccia per la salute di tanti bambini nel mondo. Ogni giorno, dai 300 ai 500 bambini dell’Africa sub-sahariana vengono infettati dal virus che, non trovando un sistema immunitario capace di contrastarlo si trova di fronte una strada spianata e progredisce molto più velocemente di quanto riesca a fare negli adulti con difese più strutturate.

La regola per gestire in modo ideale le infezioni del virus dell’immunodeficienza umana è universale, vale sin dalla nascita e poi per tutta la vita. Iniziare la terapia antiretrovirale a poche ore dal taglio del cordone ombelicale promette notevoli benefici ai neonati con Hiv.

È quanto ha dimostrato lo studio intitolato Early Infant Treatment appena pubblicato su Science Translational Medicine. Un gruppo di ricercatori del Brigham and Women’s Hospital ha deciso di valutare l’efficacia di una somministrazione precoce delle terapie antiretrovirali in un gruppo di neonati del Botswana, al terzo posto nel mondo per il tasso di infezioni da Hiv.

I bambini arruolati nella sperimentazione hanno iniziato la terapia antiretrovirale entro poche ore dalla nascita. I ricercatori hanno confrontato i risultati del trattamento precoce con quelli di interventi più tardivi, dalle due settimane ai quattro mesi dopo il parto. I piccoli pazienti sono stati seguiti per due anni e sottoposti a periodici prelievi di sangue. L’attenzione dei ricercatori si è concentrata su 10 bambini che erano risultati positivi al test per l’Hiv. Gli scienziati hanno misurato il numero delle cellule del serbatoio virale e dei  differenti tipi di cellule incaricate delle risposte immunitarie.

Tra questi bambini che avevano iniziato il trattamento già poche ore dopo la nascita, il numero delle ‘cellule serbatoio’ era estremamente basso, molto inferiore, per intenderci, a quello di un adulto in terapia antiretrovirale da 16 anni ma anche di altri neonati  che avevano iniziato la terapia più tardi.

Anticipare il trattamento nei neonati faceva la differenza anche per quanto riguarda la risposta immunitaria. Nei bambini sottoposti immediatamente alla terapia antiretrovirale si osservava un maggior  numero di cellule natural killer e di monociti.

Con questi dati alla mano, i ricercatori hanno dedotto che iniziare la terapia antiretrovirale il prima possibile procura evidenti benefici ai neonati con Hiv.

Lo studio del Brigham and Women’s Hospital potrebbe contribuire a modificare le abitudini anticipando il trattamento alle prime ore di vita. Un piccolo cambiamento nella tempistica che può fare una grande differenza.

Antonella Di Pietro

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