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Natale come catartica palingenesi

Con quelle straordinarie risorse che la mente umana mette a disposizione di ogni individuo, nei momenti difficili, miliardi di messaggi augurali si incrociano nell’etere grazie alle  moderne risorse tecnologiche. Si sprecano i “Buon Natale” e i “Felice Anno Nuovo”, accompagnati da cartoline più o meno belle quando non semplicemente stupende. Ha senso tutto questo? No che non ha senso, ma è inutile cincischiare più di tanto: Gustave Le Bon  e Ortega Y Gasset, nelle loro pregevoli opere, hanno superbamente descritto il comportamento delle masse in qualsivoglia circostanza e vi è ben poco da aggiungere.

Anche per gli psicologi il processo di rimozione della realtà, o di alcuni particolari elementi, non ha più misteri. Resta il fatto che la rimozione, quale difesa istintiva e inconscia prodotta dalla mente per cancellare ciò che non si riesca a sopportare, qualora diventi un fenomeno di massa, può essere molto pericolosa. Ciò che sta accadendo in questi mesi terribili, soprattutto in queste ultime settimane, lo dimostra in modo incontrovertibile.

L’equilibrio non può persistere nel comportamento delle masse, essendo esso rara virtù di pochi eletti e non certo regola comune. 

Da qui la necessità di “imporre” precise disposizioni, essendo sciocco e deleterio fare affidamento sul buon senso comune. Anzi “molto sciocco”, se si considera che non sono pochi coloro che, essendo designati a rappresentare i cittadini nei vari organi rappresentativi, il buon senso lo calpestano quotidianamente.

Una spinta per una pacata riflessione e per una riconsiderazione del proprio agire può scaturire da un  significativo episodio verificatosi durante la Grande Guerra.

Vigilia di Natale 1914: l’Europa è in fiamme e nelle fangose trincee del fronte occidentale, i soldati dei due schieramenti, a poche decine di metri gli uni dagli altri, si sforzano di trovare una dimensione del proprio essere per andare avanti, senza impazzire, volgendo la mente e il cuore ai familiari lontani, consapevoli che tanti di loro non li rivedranno più.

Da ciascuna trincea, all’improvviso, si odono  dei canti e dei cori natalizi che suscitano un irrefrenabile bisogno di afflato umano. Istintivamente, spinti da una forza bella e misteriosa, alcuni soldati iniziano ad attraversare la terra di nessuno dirigendosi verso le trincee nemiche, portando piccoli doni. Superati gli iniziali tentennamenti, anche gli altri soldati escono dalle rispettive trincee, correndo verso i propri “nemici”, con i quali si abbracciano, si scambiano gli auguri, dialogando amorevolmente.

Ciascuno mostra le foto dei propri familiari e racconta qualcosa di sé stesso, della sua terra, di ciò che ha lasciato e di ciò che spera di trovare quando tornerà, se tornerà. L’evento è passato alla storia come “La tregua di Natale” e testimonia che la natura umana non è malvagia: se appare tale è solo perché si lascia troppo campo libero a pochi esseri spregevoli, capaci di stravolgerla. Basterebbe fermare loro e non vi sarebbe più bisogno di “tregue natalizie”.

Lo spirito del Natale, soprattutto in questo momento particolare, dovrebbe fungere da catartica palingenesi per riconsiderare pensieri e stili di vita, inducendo ognuno ad accogliere il nuovo anno con rinnovata speranza e fiducia.

Le festività di fine anno non saranno liete per nessuno e men che mai per chi abbia perso un congiunto e per chi si sia visto, da un giorno all’altro, cadere il mondo addosso.

L’unico vero auspicio, pertanto,  è che dalle ceneri di questa immane tragedia si esca con uno spirito diverso, più umano, più ancorato alla solidarietà, più rispettoso del prossimo. Si abiuri l’egoismo e si costruisca, finalmente, una vera, grande, casa comune: insieme si è più forti, in tutto. I segnali del tempo indicano che è giunto il momento delle scelte radicali, capaci di cambiare la storia.

A nessuno può sfuggire quanto sarebbe stata utile, ora, un’Europa veramente unita! Quante vite umane si sarebbero risparmiate se, al posto delle sconsiderate scelte dei governi nazionali, si fosse potuto contare su un’unica cabina di regia continentale, di altissima qualità.

Occorre davvero girare pagina e iniziare un nuovo percorso esistenziale, meravigliosamente rivoluzionario, capace di spazzare via definitivamente tutti i veleni che ci annebbiano la mente.

Un nuovo ordine mondiale è più necessario dell’acqua che disseta il viandante del deserto. Un’Europa unita che riconquisti il ruolo che le è proprio, di faro del mondo, sarebbe il miglior viatico per questo straordinario disegno.

Da soli non si va da nessuna parte, o peggio, si va solo verso il baratro. Insieme si vince e si può sconfiggere “qualsiasi virus”.

                                                                                              Lino Lavorgna

Cliccare qui per vedere alcune scene salienti del film “JOYEUX NOËL”, dedicato alla tregua di Natale, diretto da Christian Carion.

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