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L’università turca in moto contro il regime di Erdogan

L’antica Università del Bosforo resiste al rullo della pressa del Governo turco che con movimento costante procede a schiacciare anche i residui spazi di libertà accademica. Quella libertà che gli studenti e gli accademici dell’Università Boğaziçi intendono difendere da ogni ingerenza politica.

Quella del Bosforo, prestigioso istituto di istruzione superiore fondato nel 1863 e divenuto statale nel 1971, fu la prima università americana al di fuori degli Stati Uniti ed ora si mostra ribelle di fronte ai tentativi pervicaci del presidente turco di porre sotto il suo controllo ogni espressione della società civile.

Durante tutto il 2020 ben 27 rettori sono stati nominati con decreto presidenziale dal capo dello Stato in diverse accademie del paese. E il 2 gennaio 2021 il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha nominato i nuovi rettori di cinque università e la nomina del professore Melih Bulu, esponente politico di spicco del Partito della giustizia e dello sviluppo (AKP), a rettore dell’Università Boğaziçi è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso di un corpo accademico che era già sofferente per la crescente politicizzazione dell’accademia del Bosforo dove 15 mila studenti frequentano i suoi sei campus.

Ai microfoni di Open Ahmet Ersoy, docente all’Università del Bosforo, ha parlato di quanto sta succedendo in Turchia e di ciò che risiede nelle coscienze delle tante e dei tanti che stanno animando le strade in questi giorni.

«Come noi, gli studenti non chiedono un cambio di governo, non chiedono a Erdogan di dimettersi – continua il professore -. In queste settimane non ci sono stati saccheggi. Le manifestazioni sono estremamente pacifiche. Neppure l’erba dei prati dell’università è stata rovinata».

Nel frattempo, completamente fuori tempo e fuori luogo, continuano a persistere le dichiarazioni opinabili del leader Erdogan.

«In Turchia non esiste nulla di LGBTQ+», ha dichiarato a un raduno di partito. E poi, rivolgendosi agli studenti, ha posto una domanda che contiene in sé una risposta. «Voi che cercate di occupare l’ufficio del rettore siete studenti o terroristi?».

Ai lettori la risposta.

Matteo Giacca

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