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Lockdown: la lezione svedese difficilmente emulabile

L’Organizzazione mondiale della Sanità indica il Paese nordico – che ha raggiunto i 20mila contagi – come esempio per la fase 2. Mike Ryan, capo del programma di emergenze sanitarie dell’Oms, in conferenza stampa ha dichiarato testualmente: “La gente pensa che la Svezia non abbia fatto nulla, non potrebbe essere più falso. La Svezia ha messo in atto misure di salute pubblica molto forti. Quello che hanno fatto di diverso è che si sono basati su un rapporto di fiducia con la cittadinanza. Se dobbiamo arrivare a un nuovo modello di vita di ritorno alla società senza nuovi lockdown, penso che la Svezia possa essere un esempio da seguire. In Svezia stanno capendo come convivere con il virus in tempo reale, il loro modello è una strategia forte di controllo e una forte fiducia e collaborazione da parte della comunità. Vedremo se sarà un modello di pieno successo o meno”. Parole molto chiare e facilmente condivisibili nel merito. Nella sostanza, invece, occorre prestare molta attenzione alla frase “penso che la Svezia possa essere un esempio da seguire”, che necessita di articolato chiarimento.

E’ senz’altro corretto ritenere la Svezia un “esempio” per le modalità comportamentali dei cittadini, alla pari di altri paesi del Nord Europa (abbiamo visto tutti il simpatico film di Checco Zalone che poneva in evidenza l’alto senso civico dei norvegesi), ma siffatte caratteristiche non possono essere  mutuate nella nostra realtà da un giorno all’altro, soprattutto in un momento come questo, perché è pura follia ritenere che da noi si possa stabilire un corretto rapporto di fiducia tra potere politico e cittadini. Basta regolarsi sulla cronaca quotidiana, del resto, per rendersi conto di cosa potrebbe accadere sol se si allentassero ancor più le briglie.

L’autore di questo articolo conosce bene la realtà svedese, a prescindere dal retaggio ancestrale che lo lega al fiero popolo dei Winili (Longobardi), che proprio dalle fredde coste della Scania penetrarono nell’Europa continentale, per poi seguire, tre secoli dopo, Re Alboino verso gli ancora più fertili e temperati territori della nostra penisola. In Svezia mi reco spesso ed ivi ho realizzato una delle mie produzioni più importanti, la mostra internazionale sui “Ponti di Leonardo”, concepita come supporto culturale al progetto che ha reso possibile congiungere il paese scandinavo alla Danimarca grazie al portentoso ponte di Øresund.  Più volte ho avuto modo di cogliere l’essenza comportamentale di un popolo alieno da ogni forma di ribellione pretestuosa, anche quando esprime il proprio dissenso nei confronti della classe politica su determinate decisioni: mai è messa in discussione la naturale propensione a tutelare la salute e il benessere dei cittadini. Una fiducia così marcata che talvolta trascende i limiti del buon senso. Negli anni ottanta del secolo scorso, per esempio, in pieno inverno, a causa di un guasto nella locale centrale elettrica, un villaggio a nord di Stoccolma restò al buio e senza riscaldamento. Sopperito al buio con le classiche candele, nessuno pensò di fronteggiare l’emergenza anche sul fronte del riscaldamento: per loro era semplicemente impossibile ritenere che il guasto non fosse riparato in un tempo utile a evitare ogni problema e quindi si misero tranquilli a letto. Purtroppo, in quella circostanza, la conclamata efficienza svedese venne meno e la riparazione del guasto  richiese più tempo del previsto, causando alcune vittime, che non avevano retto al forte calo della temperatura durante la notte. L’alto senso civico degli svedesi è pura fantascienza per la stragrande maggioranza degli italiani. In qualsiasi città, all’alba, si vedono pochi pedoni e poche auto in transito. Nondimeno, sui lunghi viali, i pedoni attendono seraficamente il verde prima di attraversarli, anche quando fosse ben evidente l’assenza di auto in transito su entrambi i lati. È solo un esempio, tra i tanti che si potrebbero citare, anche per sfatare sciocchi luoghi comuni, come quello che tende a considerare le donne svedesi “facili”, cosa tutt’altro che vera: in Svezia esiste solo una marcata emancipazione femminile, che consente alle donne di avere rapporti sessuali senza problemi, grazie anche una sana formazione praticata sia in ambito familiare sia in quello scolastico. La libertà sessuale, tuttavia, non prescinde da un rigore esistenziale proteso a conferire il giusto peso a ogni cosa, come ha imparato a proprie spese il management di una prestigiosa casa automobilistica italiana: molti anni fa, dovendo presentare un nuovo modello, nell’evento appositamente organizzato, fu scelta una modella come madrina, ritendendo opportuno farle omaggio di una vettura. Errore madornale! Arrivarono critiche a iosa perché si era regalata l’auto a una modella, che non ne aveva certo bisogno, invece di donarla a un ospedale o alle forze dell’ordine.

Cerchiamo senz’altro di imparare tutto quello che di buono possa venirci dalla Svezia, quindi, ma per favore evitiamo di ritenere possibile emulare i loro modelli di vita in questa fase critica: provocheremmo solo immani disastri. Senza alcun bisogno di imposizioni sono davvero tanti gli svedesi che si sono imposti l’auto quarantena e gli altri comunque stanno sfruttando tutte le possibili soluzioni offerte dal sistema per ridurre i rischi, a cominciare dal massiccio ricorso allo smart working. E’ davvero rischioso ritenere possibile, nel nostro Paese, che tanti cittadini adusi a comportamenti negativi e trasgressivi, possano recepire in un baleno presupposti di alta eticità e senso di responsabilità, richiedendo siffatto processo  molto tempo.

                                                                                     Lino Lavorgna  

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