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Le fratture della mente

Ognuno ha il diritto di pensarla come vuole, ovviamente, ma vi sono dei fatti che, seppure da taluni confutati per fenomenologie mentali imponderabili e complesse, sulle quali non val la pena soffermarsi in questo contesto, sono caratterizzati da una “forza intrinseca”, universalmente riconosciuta, che li rende inoppugnabili: la Terra è sferica e non piatta; la Shoah è stato un terribile dramma umano (atterrisce quel 16% di italiani che la nega, come risulta da una recente indagine); la capitale del Brasile è Brasilia e non Rio de Janeiro, come pensano molti studenti (e purtroppo non solo); con la prescrizione molti delinquenti sono riusciti a sfuggire alle maglie della giustizia e con l’abolizione non esisterà più una ignominiosa scappatoia per chi, grazie ad essa, commette crimini restando impunito.

Relativamente all’ultimo dato citato, lascia sgomenti, pertanto, il comportamento di taluni avvocati che, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, hanno abbandonato l’aula magna del tribunale di Milano quando ha preso la parola il consigliere togato del Csm Piercamillo Davigo, che in una recente intervista si era dimostrato favorevole all’abolizione, spiegandone i motivi: “In Italia c’è memoria molto corta; si dimentica sempre tutto quello che si è fatto prima.

Trenta anni fa è entrato in vigore il nuovo codice di procedura penale che, si diceva, copiava il processo alla Perry Mason. Lasciamo stare che Perry Mason è fantascienza perché negli Stati Uniti il pubblico ministero non perde praticamente mai. Osservai, con altri, che la riforma avrebbe triplicato i tempi della giustizia perché bisogna rifare tutte le prove, in contraddittorio, davanti al giudice. La risposta fu: “Sì, ma come negli Stati Uniti, si faranno pochissimi processi; la maggior parte si definirà con il patteggiamento o con il giudizio abbreviato”. Non è andata affatto così, ed era ovvio, perché, tra le altre cose, allora vi era l’amnistia. Fu detto che si sarebbe cambiata la Costituzione per abolire l’amnistia, ma c’è la prescrizione. Perché uno dovrebbe patteggiare se, resistendo in giudizio, porta a casa la prescrizione? Poi, ci si dimentica ancora che, con la legge ex- Cirielli, che si chiama “ex Cirielli” perché l’onorevole Cirielli chiese di non chiamarla più con il suo nome, avendo orrore di ciò che era diventata, sono stati dimezzati i tempi di prescrizione. Il risultato è che un sistema di prescrizione così ce l’hanno solo l’Italia e la Grecia. Negli Stati Uniti la prescrizione cessa di decorrere con l’inizio del processo, come da noi nel processo civile. Allora, se si ritiene che i tempi di prescrizione siano lunghi, si accorcino prima che inizi il processo, ma una volta iniziato il processo, non si può fare la corsa contro il tempo”.

Si possono serenamente confutare, in buona fede, questi argomenti? Non vi è bisogno di rispondere e si prova un senso di paura quando ciò avviene, soprattutto se chi confuta abbia molto potere. Il richiamo all’incostituzionalità, con riferimento all’articolo 111 della Costituzione, che prevede la ragionevole durata del processo, mischia le carte confusamente. I problemi sono tanti e vanno affrontati – e possibilmente risolti – senza artifici. La prescrizione è un problema. I tempi lunghi dei processi sono un altro problema. I tre gradi di giudizio sono un altro problema, e così via. Ogni problema va contestualizzato in modo da non risultare “irrisolvibile” e, passo dopo passo, si potrà giungere, finalmente, a una vera riforma che sublimi realmente quella frase che troneggia in ogni tribunale: “La giustizia è uguale per tutti”.

Un secondo aspetto della vicenda, da non sottovalutare, riguarda la facilità con la quale taluni riescano a offendere, con il loro comportamento, un uomo con la statura etico-morale di Piercamillo Davigo. Sono ben nitidi, nella mente di ciascuno, gli attacchi mortali inferti dalle forze al servizio del male agli Eroi al servizio del bene e davvero tremavano le gambe nel vedere lo sguardo ostile, pregno di odio, rivolto da tante persone verso uno dei “rari nantes in gurgito vasto”, al cospetto del quale ciascuno dovrebbe “misurarsi la palla” e poi ringraziarlo di esistere.

Lino Lavorgna

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