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Le frasi di Macron e la profezia di Nietzsche

«Les non-vaccinés, j’ai très envie de les emmerder», «I non vaccinati, voglio davvero farli incazzare». A scanso di equivoci precisiamo subito che l’autore di questo articolo, europeista a denominazione di origine controllata, protetta e garantita dalla storia personale, vede Macron come il fumo negli occhi e non ha mai mancato di metterne in luce, in passato, le distonie concettuali, legate a una visione politica  antitetica a quella che serve davvero per realizzare il grande sogno degli Stati Uniti d’Europa.

Anche un orologio rotto, tuttavia, due volte al giorno segna l’ora esatta e qualche volta, evidenziare “l’ora esatta” segnata da un orologio rotto, può essere utile per meglio illustrare complesse problematiche sociali, come quelle alla ribalta planetaria a causa della pandemia.

I media, sempre alla caccia del “sensazionale”, si sono buttati a pesce sulla frase citata all’inizio dell’articolo, con quel termine così inusuale sulla bocca di un capo di Stato. In realtà, senza nulla togliere all’incisività della frase colorita, utile a scuotere le redazioni di tutto il mondo e a far parlare di un problema serio, quella veramente importante è un’altra: “Un irresponsabile non è più un cittadino”, che finalmente libera l’uomo potente dalla schiavitù del ruolo e da quell’obbligo malsano verso una diplomazia espressiva che è sempre accompagnata da una sorta di ipocrisia.

Una frase che riporta alla mente il famoso “nodo di Gordio”, da Alessandro reciso con un netto fendente della spada, quando si rese conto che non sarebbe mai stato in grado di scioglierlo manualmente. Una frase che sancisce, in modo  inequivocabile, che è inutile dialogare con i no vax  perché “non capiscono” e quindi vanno fermati e messi in condizione di non nuocere. Come accaduto al più grande tennista del mondo, Novak Djokovic, che proprio in virtù del suo ruolo avrebbe potuto costituire un esempio positivo, testimoniando a favore della vaccinazione, alla pari di tanti altri personaggi amati dalle masse, invece di perdere la faccia  e farsi espellere dall’Australia, dove aveva tentato di entrare senza essersi vaccinato, facendo affidamento sulla sua condizione “privilegiata”, smontata però con fermezza dal primo ministro Scott Morrison, che gli ha notificato il foglio di via asserendo che le regole sono regole e nessuno è al di sopra.

Chapeau a Macron per quella frase, quindi, importante perché ha fatto emergere anche un altro “terribile” (e per chi scrive “triste”) aspetto che sta condizionando la vita politica e sociale dell’Occidente: il confronto tra destra e sinistra che, sempre più eloquentemente, mette in luce la profonda crisi culturale e valoriale che attanaglia l’universo destrorso, mentre a sinistra, sia pure tra i tanti limiti che di essa costituiscono il retaggio storico, affiora una sorta di buon senso e ragionevolezza, di fondamentale importanza soprattutto in momenti come questi. In Francia vi sono due testate giornalistiche che da sempre costituiscono lo spartiacque tra due mondi contrapposti: le Figaro e le Monde. Un tempo il primo giornale rappresentava la punta di diamante del più raffinato universo culturale che si poteva riscontrare nel Paese transalpino, mentre il secondo annaspava nelle acque putride di una sinistra intrisa di contraddizioni e anacronismi. 

Le Figaro, sin dalla fondazione, poteva vantare firme prestigiose tra le quali spiccano i nomi di George Sand, Émile Zola, Marcel Proust, André Gide, Raymond Aron, François Mauriac, Paul Claudel, Léon-Paul Fargue, Colette, Julien Green, nonché due altri grandi intellettuali, i cui nomi scrivo con mano tremula e sincera commozione, avendo avuto il piacere di abbeverarmi alla loro fonte di cultura non solo studiandoli ma anche in tanti incontri diretti: Alain de Benoist, la più lucida mente intellettuale vivente, e Jean Claude Valla, partito per il grande viaggio nel 2010, lasciandoci in eredità, insieme con centinaia di articoli disseminati sulle più belle e rinomate riviste mai pubblicate in Europa, tra le quali spiccano Eléments e la Nouvelle Revue d’Histoire, una quindicina di preziosi saggi, purtroppo sistematicamente ignorati dall’editoria nostrana, nonostante molti di essi (per esempio La nostalgie de l’Empire: une relecture de l’histoire napoléonienne; Affaire Touvier: la contre-enquête; La Gauche pétainiste; Le pacte germano-sioniste) offrano importanti spunti di riflessione sulla storia europea.

Oggi, invece, il giornale ingloba quella confusa accozzaglia di soggetti che, non solo in Francia a onor del vero, tenta di conciliare l’inconciliabile: anacronistico conservatorismo; pericoloso liberismo e liberalismo; distorta visione della destra, che si vuole ancorare a un populismo di bassa lega non scevro di sub-culture nefaste e a quel conservatorismo che fa ridere chiunque pensi che vi sia ben poco da conservare in questa disastrata Europa, dominata dai poteri forti che lasciano cinicamente marcire nella più bieca povertà milioni di cittadini e governata da inetti assolutamente non in grado di risolvere i più gravi problemi sociali, quali la   burocrazia asfissiante, il degrado ambientale, la scuola che non forma, la gioventù allo sbando e priva di prospettive, l’evasione fiscale, la criminalità dilagante, tanto per citarne solo alcuni di una lunga lista.   

Ecco, quindi, che mentre Le Monde scrive a caratteri cubitali «Non possiamo che essere d’accordo con il presidente della Repubblica, che vuole aumentare la pressione sui non vaccinati», Le Figaro s’impantana in contorte e difficili arrampicature sugli specchi per giustificare le elucubrazioni accusatorie, chiamando in soccorso addirittura la buonanima di René Girard, un antropologo che non ha certo lasciato un’impronta basilare nel firmamento culturale, modestamente onorato con astruse teorie sul desiderio mimetico, il meccanismo del capro espiatorio e la capacità di individuare sia il primo sia il secondo negli scritti della Bibbia.

Da qui il riferimento a Nietzsche che, nella trasvalutazione di tutti i valori,  già 136 anni fa registrava la vittoria morale del gregge sulla morale aristocratica. L’esempio, senza alcuna pretesa di inquadrarlo nella sua essenza più compiuta, così come appare nelle opere del grande pensatore tedesco, calza a pennello per spiegare ciò che sta accadendo oggi in campo politico-sociale: l’assenza di una vera destra, o meglio di uomini in grado di incarnarne i veri valori, che nulla hanno a che vedere con le mistificatorie proposizioni di quei soggetti autoproclamatosi di destra, adusi, anche in Italia, a strizzare l’occhio alla parte più becera della società (ai “cittadini irresponsabili” di cui parla Macron) e quindi più facilmente abbindolabile, conferisce “dignità” a quella componente della sinistra che non ha paura di mostrarsi impopolare su alcune tematiche rese di primaria importanza dai fatti contingenti.

Un vero disastro che sembra senza via d’uscita e forse lo è davvero, almeno in questo ciclo esistenziale, lasciando una buona fetta di umanità nello sconcerto più totale, potendo solo scegliere tra il saltellare continuamente da una padella intrisa di olio bollente nella brace e viceversa o ritirarsi, in silenzioso esilio, in qualche sperduto maso montano.

Lino Lavorgna

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