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Il nuovo layout di Facebook: quando progresso vuol dire regresso

È ufficiale, come del resto preannunciato da molto tempo: da settembre Facebook cambia pelle e nel giro di pochi giorni anche chi non avesse già provveduto autonomamente, avrà il proprio layout modificato dal sistema. Da una prima analisi traspare chiaramente che le modifiche tendano soprattutto a privilegiare la consultazione tramite smartphone, la qual cosa è ben comprensibile, considerato che uno strumento nato soprattutto per telefonare sta soppiantando in toto PC, fotocamere, videocamere e chissà quante altre cose ancora. Siccome tutto non si può avere, ne consegue che la consultazione da PC risulta oltremodo peggiorata. Restano inutilizzati una ventina di centimetri nella colonna di sinistra e una quindicina in quella di destra, offrendo un penoso quadro d’insieme, orribile alla vista. Il desolante vuoto si attenua solo leggermente quando si attivino le sezioni “home” e “notifiche”, che evidenziano, però, la fastidiosa sezione dedicata ai contatti on line, relegata in uno striminzito spazio sulla destra.
Le “note”, nel vecchio layout, costituivano uno strumento molto utile per meglio esporre concetti non facilmente comprimibili in un semplice post e in più consentivano l’utilizzo degli hyperlink. Ma figuriamoci se alla massa più consistente dei fruitori del social interessano queste cose, tanto più che per pubblicare una nota occorreva perdere un po’ di tempo per strutturare una bella copertina e imparare a utilizzare anche le giuste dimensioni della foto. Vuoi mettere il vantaggio di pubblicare senza fatica post insulsi e sgrammaticati? Via le note, pertanto, senza tanti riguardi per chi le apprezzava.

Nel romanzo “Prigioniero del sogno” (Lino Lavorgna, Edizioni Albatros, 2015) a un certo punto il protagonista asserisce che le persone aduse a scegliere quotidianamente di trascorrere molte ore nel traffico non hanno più nulla da chiedere alla vita e risultano dannose per sé stesse e per gli altri. Parimenti oggi verrebbe da chiedersi se sappiano cosa si perdono coloro che, oltre a considerare lo smartphone un sostituto assoluto delle fotocamere e delle videocamere, lo utilizzano per guardare film, ascoltare musica (in massima parte pessima musica, tra l’altro), sfogliare album fotografici. I veri fotoamatori e videoamatori, che manco a pagamento utilizzerebbero lo smartphone per foto e filmati, fra poco saranno costretti ad acquistare solo le costose apparecchiature professionali, considerato il progressivo calo delle vendite di quelle amatoriali, che porterà inevitabilmente a una contrazione produttiva. E’ tutto molto triste, ma le multinazionali, ovviamente, non hanno cuore e pensano solo ai soldi. Se masse rimbecillite chiedono più smartphone e meno fotocamere e videocamere, si adeguano i cicli produttivi ai malsani gusti di chi paga.

Che cosa si può fare, quindi? Poco o punto. Quando le masse si muovono come zombi o si entra nel mucchio o si viene travolti, a meno che non si decida di togliersi dalla strada e cambiare aria, che sembra proprio la soluzione più ragionevole e opportuna.

Lino Lavorgna

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