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L’anno del G20, un’altra sfida per l’Italia

L’Italia ospiterà i grandi della terra quest’anno all’insegna delle tre P: Persone, Pianeta, Prosperità. Un richiamo ai 17 obbiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile fissati in ambito Onu, che pongono l’accento su un nuovo umanesimo in una cornice di rispetto per la terra e le sue possibilità di crescita futura. Il G20, il più grande summit mondiale economico-finanziario che raccoglie il gruppo di Paesi che costituiscono il 60% della popolazione globale, culminerà con il vertice dei capi di stato e di governo il 30 e 31 ottobre a Roma. Sul tavolo i grandi temi di attualità, cambiamenti climatici, disuguaglianze, povertà, inclusione sociale, innovazione, cooperazione internazionale e soprattutto la crisi sanitaria. Lo ha ricordato il neo presidente del Consiglio Mario Draghi nel discorso introduttivo al Senato, conscio degli sforzi da mettere in campo. Nel corso dell’anno infatti, accanto alle riunioni programmate dei ministri delle finanze e dei governatori delle banche centrali, è previsto a Roma  il 21 maggio il G20 Global Health Summit, che affronterà il dibattito sul nuovo mondo consegnatoci dalla pandemia ancora in corso. 
 
Ripresa economica, nuovi forme di mobilità, relazioni e connessioni globali, modelli produttivi alternativi sono stati da sempre al centro di questi incontri che hanno nel corso degli anni subito un’evoluzione graduale. Dallo storico vertice di Rambouillet del 1975 che ospitò il primo G6 (Francia, Germania, Regno Unito, Italia, Usa e Giappone), sono state delineate le caratteristiche peculiari del foro, che vedono nell’informalità e brevità del dibattito, nell’intimità della location e nella trattazione delle problematiche di interesse generale, una ragion d’essere. Dal G7 all’ingresso della Russia nel 1997 a Denver che definì il gruppo di 8 Stati, è solo nel 1999 dopo le crisi finanziare messicane, del sud-est asiatico e russa degli Anni 90, che si sentì l’esigenza di promuovere la partnership internazionale ad altri attori della comunità internazionale. Realtà emergenti come l’Arabia Saudita i Paesi del BRICS, quelli del MIKTA, si sono uniti ai tavoli di confronto assieme a Paesi ospiti permanenti come la Spagna, le organizzazioni internazionali su invito e l’Ue che partecipa dal 1981 con il presidente della commissione a cui si è aggiunto quello del consiglio europeo. 
 
In mancanza di una sede e struttura fissa, la guida del G20 è assunta a rotazione dalle nazioni che detengono la presidenza a turno, assistita da quella precedente e dalla successiva. L’Italia, a cui l’Arabia Saudita ha passato il testimone, è al suo primo G20, reduce dal summit del G7 di Taormina del 2017, in cui dialogo e valori che accomunano la cultura mediterranea erano rappresentati dal Teatro greco e le sue forme iconiche. E mentre si pensa già alla presidenza del prossimo G20 in Indonesia nel 2022, persistono questioni di uno squilibrio di rappresentanza al suo interno, retaggio di uno sviluppo diseguale tra nord e sud del mondo, tra industrializzazione e Paesi in ritardo di sviluppo. L’Africa, un continente da 1,3 miliardi di abitanti che nel 2050 diventeranno il doppio si stima, ha solo un Paese su 54 a rappresentarlo al G20, il Sudafrica. È proprio l’instabilità di quella aerea geografica invece il fattore che ha scatenato le problematiche del mondo moderno, e che richiedono scelte e politiche condivise. Dalla lotta al terrorismo alle grandi migrazioni, fino ai traffici di essere umani, la criminalità organizzata e la lotta per la gestione delle risorse naturali.  
 
Marita Langella

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