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La solidarietà come risorsa, la cultura come guida

Un gesto encomiabile da parte di “carnival corporation”

Ogni guerra (la pandemia in atto è assimilabile a una guerra) mette a nudo il meglio e il peggio di ogni essere umano, smascherandone la vera natura. La cronaca quotidiana e il diluvio di dichiarazioni vomitate in rete costituiscono un valido strumento per gli inevitabili approfondimenti sociologici che saranno dedicati alla crisi planetaria, resi più facili rispetto a quanto non fosse stato possibile in passato, proprio in virtù della ingente mole di materiale a disposizione.

Bene e male sono da sempre due facce della medesima medaglia e riuscire a distinguerli in modo netto, soprattutto nei momenti difficili, risulta di fondamentale importanza per non aggravare i già ingenti problemi. Il male fa più rumore e conquista maggiore ribalta, obnubilando buona parte di ciò che, invece, la ribalta meriti davvero.

Sta passando in sordina, per esempio, una importante decisione solidaristica assunta dalla più grande compagnia al mondo nel settore delle crociere, la “Carnival Corporation”, proprietaria di una imponente flotta suddivisa in molte società controllate, tra le quali figura anche “Costa Crociere”. La società ha messo a disposizione le sue navi affinché possano essere utilizzate come strutture sanitarie per l’emergenza in atto. La flotta comprende  oltre cento navi, dislocate tra Nord America, Regno Unito, Germania, Italia e Australia. “Costa Crociere” dispone di quindici navi che potrebbero ospitare almeno trentamila persone, al netto delle maestranze e del personale sanitario; oltre duecentomila i posti a disposizione sull’intera flotta. I governi che volessero approfittare dell’offerta sarebbero invitati a coprire solo i costi essenziali connessi alle soste nei porti prescelti, mentre il personale societario si farebbe carico dei servizi di ristorazione, delle pulizie e delle normali operazioni di bordo. Il personale sanitario in servizio sulle navi sarebbe a disposizione dei colleghi sopraggiunti per coadiuvarli nell’assistenza ai malati e ogni governo  potrebbe regolarsi come meglio dovesse ritenere opportuno. Si potrebbe stabilire, per esempio, di utilizzare alcune navi per il soggiorno di pazienti ordinari, in modo da alleggerire la pressione sugli ospedali e recuperare posti letto per i casi gravi. Una offerta che rende onore alla Carnival e che si spera non sia trascurata.  È appena il caso di ricordare, inoltre, che in Italia opera anche la prestigiosa compagnia “MSC crociere” dell’imprenditore napoletano Giuseppe Aponte, solo fiscalmente con sede in  Svizzera. L’imponente flotta di diciassette stupende navi è in grado normalmente di ospitare circa settantamila passeggeri e oltre ventimila dipendenti, il che vuol dire avere disponibilità per non meno di 50-60mila posti letto, qualora il vertice aziendale volesse emulare l’iniziativa della Carnival. Altre migliaia di posti letto sarebbero disponibili se anche le compagnie minori mettessero a disposizione uno o due traghetti a testa, cosa possibile in funzione della drastica riduzione dei trasporti marittimi. Qualcuno potrebbe obiettare che tanta disponibilità sarebbe inutile in mancanza di risorse sanitarie in grado di sfruttarla, ma ciò è vero solo in parte perché i nuovi assunti previsti dalle recenti norme emanate dal governo e una ottimale differenziazione dei ricoveri potrebbe senz’altro conferire piena valenza all’iniziativa.

BASTA CON LO SCIACALLAGGIO POLITCIO E MEDIATICO

Il cinismo attiene alla natura umana ed è inutile lagnarsi più di tanto. È inevitabile che anche in momenti drammatici come questi vi siano soggetti più adusi a sfruttare i problemi per interessi di bottega che rimboccarsi le maniche per contribuire a risolverli. L’attuale governo, in tempi normali, può piacere o non può piacere. All’autore di questo articolo, per esempio, non piace. Ma questi non sono tempi normali ed essendo semplicemente pazzesco pensare a un repentino cambio di rotta, con elezioni o qualsivoglia altra iniziativa, lo sciacallaggio continuo da taluni praticato – tra l’altro in modo insulso perché produce un effetto opposto in termini di consensi, essendo ben chiara la matrice strumentale degli attacchi – serve solo a complicare le cose. Le tensioni e la confusione provocate da chi non perde occasione per sparare ad alzo zero pigiando forte sulla tastiera del PC, ma al riparo da ogni responsabilità decisionale, servono solo a ingigantire i problemi. Questo è il momento dello stringersi a “coorte”, invece, accantonando ogni divisione. Ci si metta a disposizione con animo e mente sgombri da pregiudizi, offrendo “civilmente” il proprio contributo di idee e proposte, accettando le decisioni di chi abbia effettivamente il compito, non facile, di decidere. I toni di certi politici e di certi giornalisti, oltre che stomachevoli, sono inutili e dannosi.

Gli uomini di cultura e in particolare gli storici si facciano avanti per spiegare le solite dinamiche di ogni “guerra” che, come anticipato, esasperano in modo apicale  tutto ciò che l’animo umano sia in grado di produrre: conflitti interpersonali per invidia e gelosia (vedi il caso dell’infettivologo Massimo Gallo, dall’espressione così mefistofelica che se fossero valide le teorie di Lombroso non potrebbe in alcun modo esercitare la sua professione, il quale non ha esitato ad attaccare con la bava alla bocca l’eccellente oncologo e ricercatore Paolo Ascierto, la cui mitezza lascia trasparire la serenità delle coscienze limpide, tipiche degli uomini talentuosi e intellettualmente onesti); i colpi di testa di esaltati tuttologi (Sgarbi e l’esercito di negazionisti che parlavano di semplice influenza, salvo scomparire letteralmente dalla scena quando l’evidenza ha smascherato la loro dabbenaggine); errori – sì, anche errori – commessi in perfetta buona fede perché solo chi non opera non sbaglia e quando si devono assumere decisioni importanti, in pochissimo tempo e magari tentando di conciliare l’inconciliabile, qualche errore è inevitabile. Non ci si dimentichi, poi, di premiare con i giusti riconoscimenti coloro che, con spirito di sacrificio e senza tante moine, tentano di mantenere la barca a galla e in rotta. Sono in maggioranza e non fanno rumore.

Si cerchi, infine, di sconfiggere il disorientamento generale  facendo ricorso ai tanti esempi che la storia umana mette a disposizione e si stemperino gli eccessi di pessimismo e ottimismo, ricordando il famoso motto dello scrittore e drammaturgo francese Romain Rolland, reso celebre in Italia da Antonio Gramsci: “Pessimismo dell’intelligenza, ottimismo della volontà”, o ancor meglio si cerchi di educare la gente a un sano realismo, ricordando il motto di un francese ancora più grande di quello innanzi citato, George Bernanos, per il quale: “Gli ottimisti sono degli imbecilli felici; i pessimisti sono degli imbecilli tristi”.       

                                                                                  Lino Lavorgna

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