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La sindrome delle penne lisce

Non perdete tempo a cercarla su Google: non la troverete. Clinicamente non esiste perché è stata inventata dall’autore di questo articolo e utilizzata come metafora per spiegare la progressiva degenerazione del buon gusto e l’affermazione del peggio rispetto al meglio.

Chi scrive, come la maggioranza degli italiani, ama la pasta, tributando insignificanti differenze nel gradimento dei formati, eccezion fatta per le penne rigate, che non trovano posto nella dispensa e vengono tollerate per buona creanza solo nelle rare circostanze in cui, essendo ospite di qualcuno, dovessero figurare nel menu.

Nel caso in cui, però, invece che con i funghi porcini, panna e prosciutto, salsiccia panna e zafferano o altre delizie simili, le penne fossero immerse in un lago di salsa di pomodoro, cosa non rara soprattutto nel Sud, la buona creanza va a farsi friggere e m’invento una dieta prescritta da poco che mi obbliga a ridurre drasticamente i carboidrati e i condimenti: le penne che ballano nel sugo sono davvero troppo per me e dovrei essere più bravo di Leonardo di Caprio per riuscire a mangiarle senza far percepire il blocco dello stomaco alla sola vista.

Se quando si è ospiti di qualcuno, eccezion fatta per i cibi realmente vietati dal medico, non è mai buona norma mettere in discussione le pietanze amorevolmente preparate per trascorre insieme delle ore liete, il precetto acquisisce una pregnanza molto più consistente nel caso delle penne, perché esprimere dissenso su quelle rigate equivale a far insorgere il sospetto di essere un alieno o di avere problemi mentali.

Oltre il 99% degli italiani, infatti, non ha dubbi in merito: le penne rigate sono migliori delle penne lisce! Sono più saporite! Mantengono meglio il sugo e la cottura!  Tutte cavolate sesquipedali, ovviamente, come ben spiegato dai grandi chef, che non le cucinerebbero nemmeno sotto tortura, e anche dai rinomati pastai  di Gragnano, costretti però a subirla, la tortura, dovendo loro malgrado e con sommo rammarico produrle in quantità industriali per non lasciare alla concorrenza consistenti fette di mercato. Sono ancora fresche nella memoria, del resto, le immagini trasmesse dalla Tv allo scoppio della pandemia: gli scaffali dei supermercati vuoti, eccezion fatta per quelli che contenevano penne lisce. È così forte la sindrome che, anche in un momento di follia collettiva per l’inutile corsa all’accaparramento dei prodotti alimentari, si riusciva a trovare la “lucidità” per scartarle.

È davvero singolare questa distonia, in un Paese che si contende con la Francia il primato mondiale per la qualità della cucina. Verrebbe da dire che in Italia si cucina bene e si mangia male, perché il problema riguarda anche altri aspetti dell’alimentazione (gli antipasti, per esempio, che sono un vero abominio essendo “contro” i pasti e non,  come tanti credono, cibo da mangiare prima, confondendo “anti” con “ante”), ma questo ci porterebbe fuori tema.

Resta il fatto che tante persone si privano del meglio a vantaggio del peggio, ritenendo di essere nel giusto. Nella fattispecie non vi è paragone tra la bontà delle penne lisce rispetto a quelle rigate e non dovrebbero rendersi necessari i pareri dei grandi chef per verificare che la rigatura non garantisce uniformità di cottura, cattura il condimento in quantità impropria e fa perdere sapore e consistenza alla pasta. Paradossalmente, invece, anche al cospetto delle chiare informazioni fornite dai grandi chef – in merito ricordo un recente bellissimo servizio del programma televisivo “Report” – non si scalfisce la preferenza per le penne rigate.

Qualche giorno fa sono andato a comprarmi un paio di scarpe da passeggio, essendosi abbruttite quelle acquistate due anni fa. Cinque negozi visitati, migliaia di modelli in esposizione e avessi trovato un solo paio di scarpe senza lacci, come quelle vecchie. I commessi, ovviamente, mi guardavano come se fossi un marziano:  “Ma perché vuole le scarpe da passeggio senza lacci? Le comprano TUTTI con i lacci e le aziende ovviamente si adeguano”.

Che vuoi replicare a uno che si esprime in questo modo? Nulla. Si può solo tacere e andare via. Nel sesto negozio, fortunatamente, ne ho trovato un paio identiche a quelle vecchie – a quanto pare vi è una sola azienda che produce un “unico” modello di scarpe con gli strappi adesivi – e mi sono precipitato ad acquistarle, chiedendo se ne avesse un altro paio. “Purtroppo no  – è stata la risposta – è una rimanenza, perciò viene venduta a metà prezzo”. E così ho fatto anche la figura di chi abbia scelto un modello solo perché super scontato. Ora, per carità, non si vuole impedire a nessuno di acquistare le scarpe con i lacci, ma questa propensione “totalitaria” è avvilente a prescindere da coloro che preferiscono quelle senza, ben consapevoli di quanto siano più comode sotto tutti i punti di vista.

Un telefonino dovrebbe servire precipuamente per telefonare e, grazie al progresso tecnologico, in “talune circostanze”, assolvere anche altre funzioni. Di fatto per milioni di persone il telefonino è diventato un sostituto del PC, della fotocamera e della videocamera! Lo si usa anche per guardare film e ascoltare musica, cose che, se fossero contemplate come reati, potrebbero prevedere una pena non inferiore ai trenta anni di carcere!

Il mercato delle videocamere e delle fotocamere amatoriali ha subito addirittura una forte e crescente contrazione, generando non pochi problemi a chi trovi ripugnante il solo pensiero di utilizzare il telefonino con modalità foto e video: scarsa reperibilità dei prodotti (soprattutto nel settore delle videocamere) e necessità di spingersi verso quelli professionali, che però costano molto.

Fosse solo questo! Vi è un’azienda produttrice che sforna in continuazione modelli nuovi, contrassegnati da alcune lettere dell’alfabeto. Una lettera indica la serie Top, una seconda lettera quella media e un’altra ancora quella più economica. Sorvolando sul fatto che il costo dei telefonini è spropositato e non riflette le corrette leggi economiche relativamente al giusto prezzo (cosa che tra l’altro vale per molti altri prodotti ed è resa possibile soprattutto grazie alla stupidità degli acquirenti e a una classe politica che si rende complice delle multinazionali, invece di morigerarle), che un telefonino di 150 euro fa sostanzialmente le stesse cose di uno che ne costi 1200, va detto che i telefonini di quell’azienda, grazie a particolari accorgimenti, dopo un paio di anni iniziano a perdere consistenza qualitativa: la navigazione on line diventa progressivamente più lenta e la batteria, non più sostituibile autonomamente come accadeva un tempo, si scarica velocemente. Tutto ciò induce a buttarlo in discarica e ad acquistarne uno nuovo. Il dato, oramai, è noto a tutti e quindi basterebbe cambiare marca per risolvere il problema. Semplice, no?  Serve dire che quell’azienda, invece, è leader del mercato? Non serve.   

Si potrebbe continuare a lungo con gli esempi, perché nessun campo ne è immune.
Quanti bravi cantanti vi sono sulla scena mondiale? Tanti. Ma i preferiti, soprattutto dai giovani e giovanissimi, sono degli strimpellatori senz’arte né parte, che producono rumore accompagnato da parole messe a casaccio, spesso oscene o addirittura irriverenti.  Per non parlare dei disk-jockey, nati per mettere dei dischi sul piatto nei locali frequentati dai giovani e da questi ultimi trasformati in artisti che “suonano”. 

Oggi guadagnano più di tanti veri artisti, che davvero conoscono la musica e la interpretano ad altissimi livelli.  Lo stesso dicasi per il cinema e non regge il discorso sulla preparazione culturale necessaria per apprezzare quelli più impegnati e raffinati. È senz’altro vero e si può comprendere, quindi, il loro minore successo di pubblico. Ciò che atterrisce, però, è il successo dei film spazzatura, intrisi di violenza e di scene disgustose che, evidentemente, risultano gradite alla maggioranza degli spettatori. A cosa si deve, per esempio, la massiccia produzione di fiction, se non a un’articolata analisi psico-sociologica che consente di confezionare un prodotto ad hoc per singole categorie di persone con analoghe caratteristiche ? E cosa traspare dal successo di alcune fiction se non il gradimento per tutto ciò che si possa definire “aberrante?”.

Sul comportamento delle masse sono state scritte opere preziose che, per lo più, ne mettono in luce i limiti comportamentali e la propensione a farsi soggiogare. È arrivato il momento di effettuare nuove analisi sociologiche che, partendo da quanto di buono sia stato scritto in passato, allarghino i confini sulle distonie del nostro tempo. Il “peggio” si afferma con troppa facilità, condizionando la vita di centinaia di milioni di persone. Coloro capaci di resistere all’assalto virale sono una sparuta minoranza, evidentemente in possesso di qualche speciale antidoto. Forse sarebbe il caso di effettuare seri studi su di loro per individuarlo, in modo da renderlo disponibile per tutti.

                                                                           Lino Lavorgna

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