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La pericolosità dei sondaggi d’opinione

I sondaggi sono da sempre, e per sempre lo saranno, lo strumento preferito degli uomini ombra della politica italiana ed estera.

Studiarli, decifrarli, capirne le sfaccettature é determinante per acquisire sempre più il consenso popolare, indispensabile per preservare o ottonere il potere.

Rendere pubblici quei  risultati, soprattutto se favorevoli, é un ottimo strumento d’ influenza popolare. Sapere che la maggioranza degli interpellati é orientata convintamente in una direzione, metterebbe in crisi anche il più integralista degli idealisti.

Cosa succede, però, se un sondaggio pubblico, il cui esito scontato, almeno in astratto, viene ribaltato? Viene cancellato!

Il sorriso iniziale,  nell’immaginare la scena, viene soppiantato da un grugno, se a rimuovere l’esito sgradito é il primo partito di governo e se il tema del songaggio è stata la testuggine della campagna elettorale, ma soprattutto se l’episodio é reale.

La contrapposizione iconoclastica della casta – comparsa sulla pagina FB dei 5 stelle – raffigurata da De Mita, Pomicino, D’Alema e Bertinotti, contro l’immagine del presidente del popolo, Roberto Fico, ha visto una sonora sconfitta della Terza carica dello stato. L’eliminazione del sondaggio ha poi amplificato la sconfitta.

Come spesso accade, rattoppare un jeans rotto è peggio che tenersi il buco. Ed é quello che successo ai 5 stelle, ora, più che mai sotto fuoco nemico e alle prese con un imbarazzante silenzio amico.

La scelta, quanto mai sfortunata, ha mostrato la vera faccia dell’ideologia grillina, che dietro la maschera del democratico movimento del popolo, nasconde un intrinseco autoritarismo dittatoriale.

Il vecchio principio “dell’uno vale uno”, ormai ampiamente abbandonato nell’indifferenza del più fervido attivista grillino, ha aperto la strada all’ormai fluente volontà di preservare il potere. Ma si sa, i saggi detti, difficilmente sbagliano:chi di rete ferisce, di rete perisce.

Eugenio Coletti

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