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Il caso Navalny continua, le reazioni dal mondo

Navalny, politico e blogger russo, oppositore di Vladimir Putin, si troverebbe in condizioni critiche all’interno della sua cella. È notizia recente che l’uomo sarebbe stato spostato nel reparto ospedaliero della colonia penale IK-3 specializzato nell’osservazione medica dei detenuti. Ma dallo staff di Navalny comunicano che “il trasferimento alla colonia penale IK-3 è un trasferimento alla stessa colonia di tortura, solo con un grande ospedale, dove vengono trasferiti i malati gravi. E questo va inteso come il fatto che le condizioni di Navalny sono peggiorate così tanto che persino la colonia della tortura lo ammette”, ha scritto su Twitter Ivan Zhdanov, direttore del Fondo Anticorruzione. “È abbastanza chiaro che ora ci viene data una sorta di ‘buona notizia’ sulle condizioni di Alexei prima della protesta. Non fatevi ingannare, possiamo ottenere le vere informazioni solo dagli avvocati”.
In questi giorni l’UE si è detta “profondamente preoccupata” per le condizioni di Navalny, mentre il consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, Jake Sullivan, ha invece assicurato di aver comunicato al governo russo che «ci saranno conseguenze se Navalny muore in cella».
Il 44enne avrebbe iniziato uno sciopero della fame ben tre settimane fa, dopo invane richieste di aiuto medico ascrivibili al periodo che va fino al 31 marzo in cui il detenuto e le sue condizioni di salute sarebbero deteriorate sempre di più. Il cardiologo ritiene che il suo cuore sia in costante pericolo e che “il paziente può morire da un momento all’altro”.
Nel frattempo già in nove città sono state programmate manifestazioni a sostegno dell’attivista. Le autorità avvertono i cittadini, affermando che si tratta di manifestazioni senza preavviso, con diniego per comprovati motivi di sicurezza. Chiunque agirà in lesione dell’ordine pubblico e della sicurezza verrà represso. Le forze politiche di maggioranza invitano i cittadini a non prender parte alle mobilitazioni.

Nel frattempo, il capo della rete degli uffici di Navalny, Leonid Volkov, sostiene che un ex dipendente del Fondo Anticorruzione dell’oppositore in carcere abbia ottenuto per conto dell’intelligence russa gli indirizzi email delle persone che si sono registrate sul sito “Svobodu Navalnomu” (“Libertà per Navalny”) per partecipare alla protesta di mercoledì in difesa del dissidente: lo riporta la testata online Meduza citando una trasmissione in diretta web di “Navalny Live”. “Tecnicamente, come sempre, il 99% degli attacchi degli hacker avviene attraverso un insider, attraverso una talpa. Abbiamo un ex dipendente che ha avuto accesso ed è stato in grado di scaricare i registri del server di posta”. Volkov ha dichiarato che il team di Navalny ha sempre capito che ci fosse una “caccia” dell’Fsb ai dipendenti del Fondo, che “vengono intimiditi e corrotti”. Secondo lui, ci sono stati diversi casi di persone che sono state scoperte e licenziate dall’organizzazione. Nel caso del sito “Libertà per Navalny”, al dipendente “sono stati negati tutti gli accessi ma non è stato tenuto conto che aveva ancora accesso ai registri dei server di posta”, ha affermato Volkov, aggiungendo che “non se n’è andato via nient’altro: nessun dato personale, nessun nome, nessun indirizzo. Solo l’elenco degli indirizzi email”.

70 artisti, fra cui i premi Nobel per la Letteratura Svetlana Alexievitch e Salman Rushdie, hanno pubblicato un appello a Vladimir Putin per la destinazione di cure e sostegni medici all’oppositore. Stando a quanto riporta Le Monde questo è il testo delle celebrità: “Ci appelliamo a lei signor presidente affinché Navalny riceva immediatamente attenzione medica adeguata e le cure urgenti di cui ha bisogno e alle quali ha diritto come tutti i cittadini russi”. Tra i firmatari anche J.M. Coetzee, Jude Law, Vanessa Redgrave, J.K. Rowling, Arundhati Roy.

Matteo Giacca

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