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Kyoto of the cities: a Napoli la conferenza internazionale sul protocollo di Kyoto

Sarà organizzata a Napoli la conferenza internazionale sul protocollo di Kyoto “Kyoto of the cities” a cura dell'Italian Think Tank Vision, e si svolgerà dal 26 al 28 marzo presso il Castel dell'Ovo. All'evento, patrocinato da UNESCO e dalla Commissione Europea, parteciperanno politici, studiosi ed amministratori delle principali città europee che faranno il punto della situazione sulla attuazione dei principi del protocollo di Kyoto nel Vecchio Continente.

Sarà organizzata a Napoli la conferenza internazionale sul protocollo di Kyoto “Kyoto of the cities” a cura dell’Italian Think Tank Vision, e si svolgerà dal 26 al 28 marzo presso il Castel dell’Ovo. All’evento, patrocinato da UNESCO e dalla Commissione Europea, parteciperanno politici, studiosi ed amministratori delle principali città europee che faranno il punto della situazione sulla attuazione dei principi del protocollo di Kyoto nel Vecchio Continente.

“E’ l’occasione – afferma Rino Nasti assessore all’ambiente del comune di Napoli – di avere un confronto con le altre città europee sulle misure di prevenzione per l’inquinamento e per pianificare linee amministrative comuni per il miglioramento della qualità della vita dei cittadini”.

Il protocollo di Kyoto è un trattato internazionale in materia ambientale riguardante il riscaldamento globale sottoscritto nella città giapponese di Kyoto l’11 dicembre 1997 da più di 160 paesi in occasione della Conferenza COP3 della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC). Il trattato è entrato in vigore il 16 febbraio 2005, dopo la ratifica anche da parte della Russia.

Il trattato prevede l’obbligo in capo ai paesi industrializzati di operare una riduzione delle emissioni di elementi inquinanti (biossido di carbonio ed altri cinque gas serra, ovvero metano, ossido di diazoto, idrofluorocarburi, perfluorocarburi ed esafluoruro di zolfo) in una misura non inferiore al 5% rispetto alle emissioni registrate nel 1990 — considerato come anno base — nel periodo 2008-2012
Il protocollo di Kyoto prevede il ricorso a meccanismi di mercato, i cosiddetti Meccanismi Flessibili; il principale meccanismo è il Meccanismo di Sviluppo Pulito. L’obiettivo dei Meccanismi Flessibili è di ridurre le emissioni al costo minimo possibile; in altre parole, a massimizzare le riduzioni ottenibili a parità di investimento.
Perché il trattato potesse entrare in vigore, si richiedeva che fosse ratificato da non meno di 55 nazioni firmatarie e che le nazioni che lo avessero ratificato producessero almeno il 55% delle emissioni inquinanti; quest’ultima condizione è stata raggiunta solo nel novembre del 2004, quando anche la Russia ha perfezionato la sua adesione.
Premesso che l’atmosfera terrestre contiene 3 milioni di megatonnellate (Mt) di CO2, il Protocollo prevede che i paesi industrializzati riducano del 5% le proprie emissioni di questo gas. Le attività unmane immettono 6.000 Mt di CO2, di cui 3.000 dai paesi industrializzati e 3.000 da quelli in via di sviluppo; per cui, con il protocollo di Kyoto, se ne dovrebbero immettere 5.850 anziché 6.000, su un totale di 3 milioni. Ad oggi, 174 Paesi e un’organizzazione di integrazione economica regionale (EEC) hanno ratificato il Protocollo o hanno avviato le procedure per la ratifica. Questi paesi contribuiscono per il 61,6% alle emissioni globali di gas serra.

Gabriella Sarno

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