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Epatite A, persiste il focalare

Persiste in città il focolare di epatite A così come si evince dai dati forniti dal  Servizio di Epidemiologia e Prevenzione dell’Asl Napoli 1 e che evidenzia per la settimana corrente ulteriori 9 casi di epatite A. Il totale da inizio anno sale pertanto a 74 . A renderlo noto l’assessore alla Sanità del Comune di Napoli,  Rino Nasti.

Persiste in città il focolare di epatite A così come si evince dai dati forniti dal  Servizio di Epidemiologia e Prevenzione dell’Asl Napoli 1 e che evidenzia per la settimana corrente ulteriori 9 casi di epatite A. Il totale da inizio anno sale pertanto a 74 . A renderlo noto l’assessore alla Sanità del Comune di Napoli,  Rino Nasti.

“ Facciamo appello ai consumatori affinchè non acquistino cozze provenienti da coltivazioni non autorizzate, – dichiara l’assessore Nasti – il persistere del focolare di epatite A nella regione deve indurre i cittadini a comportamenti attenti . Il Comune di Napoli e la Asl intensificheranno ulteriormente i controlli tesi a sequestrare e distruggere i mitili infetti”.

Il virus dell’epatite A è un virus a RNA a catena lineare appartenente ai picornaviridae, non dotato di envelope, la cui particella virale è dotata di 4 polipeptidi capsidici (VP1,VP2,VP3 e VP4). Presenta come organo elettivo di replicazione il fegato e viene eliminato con le feci, eliminazione che è massima nell’ultimo periodo di incubazione (è presente nelle feci 7-10 giorni prima dell’esordio della malattia).

Il periodo medio di incubazione è intorno alle 4 settimane.
Si trasmette quasi esclusivamente per via oro-fecale, mentre del tutto insolita ma possibile è la trasmissione percutanea così come quella sessuale.
Il contagio è più frequente in autunno e nella fase iniziale dell’inverno.
In Italia fattori di rischio per infezioni da HAV sono il consumo di frutti di mare,l’abuso di alcolici, bere acqua contaminata o effettuare viaggi in aree dove l’epatite A è endemica, ma anche il lavoro in scuole materne o in unità di terapia intensiva neonatale può aumentare il rischio di infettarsi.
La presenza dei virus nelle feci, riscontrabile nelle 2 settimane che precedono l’esordio della malattia e nella prima settimana del decorso clinico, cessa quando la SGOT o la bilirubina raggiungono il loro picco.
Durante l’incubazione e durante il primo manifestarsi della fase acuta, il paziente può aver contagiato coloro che hanno avuto contatti stretti con lui.
Contatti occasionali, lavoro o scuola in comune non sono da considerarsi eventi a rischio di contagio. Se la malattia interessa un bambino o un neonato, tutti coloro che hanno giocato con lui o sono venuti in contatto con i suoi pannolini, durante il periodo infettivo della patologia, potrebbero averla contratta. Nei tali casi è da prendere in considerazione la profilassi con immunoglobuline.
L’epatite A non si trasmette per via parenterale.
Dopo la guarigione si ha un’immunità permanente dal virus HAV, quale sia stata la gravità della patologia.

Francesco Licastro

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