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Ana Maria Oproiu visita il Cardarelli nel ricordo della tragedia di Bucarest

 

I medici napoletani supportarono i colleghi nella somministrazione di un farmaco innovativo

 

Il 30 ottobre 2015 esperti del Centro grandi ustionati del Cardarelli partirono alla volta di Bucarest per dare il proprio supporto ai feriti del grave incendio che distrusse la discoteca di Colective. I medici napoletani supportarono i colleghi di Bucarest nella somministrazione di un farmaco innovativo, il Nexobrid, del quale al Cardarelli c’è già grande esperienza. L’uso del farmaco si rese necessario per l’elevato numero di pazienti ustionati (circa 200) per i quali sarebbe stato impossibile garantire un trattamento chirurgico immediato.

Quel gesto di solidarietà non è stato dimenticato e stamane la professoressa Ana Maria Oproiu (Capodipartimento della Chirurgia plastica e del Centro ustioni dell’University Hospital di Bucharest) è tornata a Napoli, accolta dalla direzione strategica dell’Azienda Ospedaliera collinare.

Oltre al direttore generale Ciro Verdoliva e al direttore sanitario Franco Paradiso, presente anche il dottor Roberto D’Alessio (Direttore dell’Unità operativa di Chirurgia Plastica) e la dottoressa Ilaria Mataro, che prese parte alle attività di cura in occasione del disastro. Il Cardarelli è un avamposto nell’utilizzo del Nexobrid, unica struttura italiana inclusa in uno studio internazionale multicentrico richiesto dall’FDA (Food and Drugs Administration) per l’autorizzazione dell’uso del farmaco in USA.

«Per noi i pazienti sono persone da curare, non esistono confini né geografici, né politici, né religiosi, né etnici», ha detto a margine dell’incontro il direttore generale Ciro Verdoliva». «L’intervento e la collaborazione è doverosa, soprattutto quando è necessario far fronte ad un disastro così importante.

Simili collaborazioni sono anche utili a fare esperienza, per migliorare, nell’eventualità che tragedie simili possano accadere nel nostro Paese».

La professoressa Ana Maria Oproiu si è detta disponibile ad organizzare un convegno con il quale le due strutture ospedaliere potranno approfondire e condividere i rispettivi know how nel trattamento di questi pazienti.

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