Pari opportunità, ecco gli strumenti dei professionisti
27 Novembre 2019
Domani in tribunale a Napoli convegno sulla responsabilità oggettiva
27 Novembre 2019
Mostra tutto

Hiv tra terapie efficaci e prevenzione

In occasione della Giornata Mondiale contro l’Aids, il Ministero della Salute ha inteso organizzare tre diversi appuntamenti con tutti gli attori coinvolti. La Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali – Simit ha promosso, con il supporto non condizionato di Msd, la tavola rotonda che si è tenuta presso l’Auditorium “Cosimo Piccinno”, dal titolo “Rompiamo il silenzio sulll’Hiv”, a Roma, alla presenza di rappresentanti di istituzioni, specialisti e associazioni pazienti.

Negli ultimi anni si è verificato un calo di attenzione sul tema dell’Hiv. Sono diminuite le campagne di sensibilizzazione e di comunicazione nelle scuole, come se l’Aids fosse un ricordo del passato. Ciò ha ridotto la percezione del rischio tra le persone, soprattutto tra i più giovani, determinando l’incidenza più alta di nuove diagnosi nella fascia di età adolescenziale (15-24 anni), rispetto agli anni passati, nonostante i dati disponibili mostrino che le nuove infezioni siano diminuite del 20% nel 2018 rispetto al 2017 e le morti ridotte di un terzo tra il 2000 e il 2016. In Italia nel 2018, sono state riportate, entro il 31 maggio 2019, 2.847 nuove diagnosi di infezione da Hiv pari a 4,7 nuovi casi per 100.000 residenti. L’incidenza di nuove diagnosi Hiv tra i giovani di età inferiore a 25 anni ha mostrato un picco nel 2017.

Le persone che hanno scoperto di essere Hiv positive nel 2018 sono maschi nell’85,6% dei casi. Resta dunque forte l’esigenza di tornare a dare valore ad una patologia per cui, al momento, non esiste ancora una cura risolutiva, nonostante i passi avanti fatti dalla ricerca scientifica. L’Hiv è diventata una malattia cronica e ciò significa che non sia possibile abbassare la guardia. Inoltre, la cronicizzazione del paziente che invecchia con comorbilità richiede nuovi modelli gestionali, che consentano al malato una qualità della vita paragonabile a quella di altri pazienti cronici.

Si stima che in Italia vivano circa 130mila persone con Hiv, di cui 110mila diagnosticate, 94mila seguite, 82mila in terapia antiretrovirale, e 73mila virologicamente soppresse: questo significa una differenza di quasi 60mila persone (il 44%) fra chi ha l’infezione e chi ha l’infezione sotto controllo. Il Rapporto Osmed-Aifa 2018, con riferimento ai farmaci antiretrovirali, mostra come la spesa per questa tipologia di farmaci sia in diminuzione (a fronte di un costante aumento dei pazienti trattati), assestandosi intorno ai 700 milioni di Euro/anno (in calo rispetto alle altre terapie). Occorre, quindi, garantire l’accesso universale alle cure, facendo ricorso ad un nuovo modello complessivo di gestione dell’Hiv – sottolinea il Prof. Francesco Saverio Mennini, Research Director, Centro Eehta, Ceid, Università di Roma Tor Vergata. – La scelta di definire quindi un Ppdta a seguito di corrette valutazioni delle tecnologie sanitarie deriva dall’impatto epidemiologico che ancora oggi ha questa patologia. È necessario anche attivarsi maggiormente verso la cosiddetta “emersione del sommerso”: il Ministero della Salute ha stimato che in Italia la carica virale sia soppressa nel 52% dei pazienti Hiv, per cui è necessario implementare un sistema che favorisca maggiormente la diagnosi dell’infezione. È evidente la necessità di bilanciare evidenze ed opinioni considerando la componente economica e gestionale; un bilanciamento tra evidenze ed opinioni. Ciò è possibile mediante alcuni procedimenti: l’implementazione di un modello per la valutazione d’impatto economico ed assistenziale del protocollo a livello regionale, comprensivo anche dei costi totali dell’assistenza, secondo metodologia di Health Technology Assessment (Hta); l’applicazione di un piano per il monitoraggio dell’efficacia del protocollo con verifiche semestrali dal parte del tavolo tecnico; la previsione di un programma per la promozione di sperimentazioni cliniche o di registri osservazionali su nuove strategie in relazione alla finalità del protocollo”.

Il fatto che l’incidenza più alta di nuove diagnosi di Hiv continui a essere registrata tra i giovani adulti, di età compresa tra i 25 e i 29 anni, ci deve preoccupare – ha dichiarato il Viceministro della Salute Pierpaolo Sileri.  Tra le nuove generazioni c’è una scarsa consapevolezza e conoscenza del virus, di come si trasmetta e di cosa fare per difendersi dal rischio di infezione. Molti confondono la prevenzione delle gravidanze indesiderate, mediante l’uso della pillola contraccettiva, con la prevenzione Hiv e dalle altre malattie che si possono prendere durante un rapporto sessuale non protetto, contro cui l’unica arma davvero efficace è il profilattico. Molti altri invece si vergognano a comprare i profilattici. Dobbiamo dunque domandarci quali siano le ragioni e trovare una soluzione per superare pregiudizi e imbarazzi. Sarebbe importante introdurre l’educazione sessuale nelle scuole, prevista tra l’altro da un protocollo d’intesa del 2015 tra il ministero della Salute e il Miur e per cui esiste già una proposta di linee di indirizzo. Sarebbero utili anche iniziative per la distribuzione gratuita di preservativi agli studenti delle università e delle scuole secondarie di secondo grado.

Nel 2018 circa 320 bambini e adolescenti sono morti ogni giorno per cause legate all’Aids, 13 bambini ogni ora. Lo afferma un rapporto pubblicato dall’Unicef in vista della Giornata Mondiale contro la Malattia dell’1 dicembre. Circa 160.000 bambini fra 0 e 9 anni, sottolinea il documento, sono stati colpiti lo scorso anno dall’Hiv, portando il numero totale di bambini in questo gruppo di età che convivono con il virus a 1,1 milioni. A questi si aggiungono 140.000 ragazze adolescenti e 50mila ragazzi infettati nel 2018, 89.000 bambini sotto i 5 anni che si sono infettati durante la gravidanza o il parto e 76.000 durante l’allattamento. Solo il 54% dei bambini fra 0 e 14 anni sieropositivi nel 2018, sottolinea l’Unicef, ha ricevuto una terapia antiretrovirale salvavita.

“Il mondo è vicino ad ottenere grandi risultati nella battaglia contro l’Hiv e l’Aids, ma non dobbiamo fermarci di fronte ai progressi compiuti – ha dichiarato Henrietta Fore, Direttore Generale dell’Unicef – investire in test e cure per i bambini e gli adolescenti è una questione di vita o di morte e, per loro, dobbiamo scegliere la vita”.

Secondo il rapporto, l’accesso delle madri alle terapie antiretrovirali per prevenire la trasmissione del virus ai loro figli è aumentato a livello globale, raggiungendo l’82%, dato in aumento rispetto al 44% di meno di 10 anni fa. Tuttavia, persistono le disparità fra le regioni, con l’Africa orientale e meridionale con il maggiore tasso di copertura (92%), seguito dall’America Latina e i Caraibi (79%), Africa occidentale e centrale (59%), Asia meridionale (56%), Asia orientale e Pacifico (55%) e Medio Oriente e Nord Africa (53%).

“Abbiamo ancora molta strada da fare, ma dare a sempre più madri in gravidanza cure antiretrovirali per prevenire la trasmissione da madre A figlio ha aiutato a evitare circa 2 milioni di nuovi casi di HIV e ha prevenuto la morte di oltre 1 milione di bambini sotto i 5 anni”, ha dichiarato Fore.

Antonella Di Pietro

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *