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Greta, i giovani e la battaglia per l’ambiente

“Ci avete rotto i polmoni” recitavano alcuni cartelli di quello che si ricorderà come un evento simbolo di una generazione in rivolta. Fridays for Future ha visto scendere in piazza, in un venerdì che precorre alla primavera, milioni di giovani in oltre duemila città del mondo, dal vecchio al nuovo continente, in prima linea per la salvaguardia del clima. Una marcia pacifica di studenti volta a sensibilizzare adulti, coetanei e classi dirigenti ad una problematica di primaria importanza che regola e condiziona le nostre vite e i cui effetti cambieranno l’ecosistema del pianeta. “Siamo ancora in tempo”, oppure “Pazienza niente, studenti per l’ambiente”, scrivono i ragazzi accorsi all’appello anche In Italia, da Napoli a Roma, Torino e Bologna. Si è sfiorato un milione di presenze totali, 100 mila solo a Milano, nel lungo corteo che tra striscioni colorati, megafoni e visi tatuati ha invocato politiche incisive contro il riscaldamento globale e le emissioni di anidride carbonica.

La straordinarietà dell’evento è la sua genesi che come spesso accade ai tempi di Internet infiamma la rete aggregando rapidamente consensi. Non da scienziati, accademici o partiti politici, la miccia che ha acceso la protesta è partita dall’idea di una studentessa svedese. Greta Thunberg, la sedicenne affetta da sindrome di Asperger, nonostante le treccine che le cadono sul viso, ha già le idee chiare da leader carismatico. E da attivista convinta che si oppone a politiche contrarie all’interesse climatico, ha voluto dire la sua in Polonia durante la Conferenza mondiale sul clima, la Cop 24, davanti ad esponenti di 196 governi. Green economy, sostenibilità ambientale ed energia rinnovabile sono concetti ricorrenti ma la cui cassa di risonanza è ancora troppo debole perché si comincino a percepire come fondamentali per le nostre vite. Non per Greta, e non se in tanti in ogni angolo del pianeta si riconoscono nel diritto di vivere in un ambiente sicuro.

E così ha chiamato a raccolta il popolo della rete, la generazione che troppe volte oggi è altrove, distratta da videogame, chat e schermi di uno smartphone. Prima con lo slogan “Sciopero della scuola per il clima” un sit in che Greta tiene ogni venerdì a Stoccolma davanti al parlamento, poi appellandosi a quella piazza unanime che raccoglie energie ed idee. E mentre c’è già chi l’ha indicata per il Premio Nobel per la pace, la sua è di sicuro una conquista epocale. Per le nuove generazioni solo all’apparenza sfiduciate o poco sensibili verso questioni che non sentono coinvolgerle in prima persona. Da questo momento il messaggio è chiaro. Il cambiamento è in atto, sono loro il futuro, e tuttei insieme possono costruirlo come immaginano.

Marita Langella

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