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Valanghe, l’ira di Bertolaso: «Basta morti per colpa di sprovveduti»

«Sono stufo che i nostri soccorritori perdano la vita perché le persone vanno a fare escursioni in modo sprovveduto e senza tenere conto degli allarmi».

«Sono stufo che i nostri soccorritori perdano la vita perché le persone vanno a fare escursioni in modo sprovveduto e senza tenere conto degli allarmi». È duro il giudizio del responsabile della protezione civile Guido Bertolaso commentando la morte in Trentino dei quattro tecnici del Soccorso Alpino deceduti sabato sulle Dolomiti mentre cercavano due dispersi. «Oltre alle emergenze legate alle alluvioni – ha detto Bertolaso – c’è anche il dolore per i nostri ragazzi morti in Trentino per cercare di salvare la vita ad altri». Il capo della protezione civile era visibilmente avvilito e dispiaciuto. Bertolaso ha poi ripetuto: «Basta morire per gli errori di altri». Il bilancio, infatti, è pesante: sei morti. Alla valanga caduta sabato nell’Alta Valle di Fassa, in Val Lasties vicino al gruppo del Sella, si aggiunge anche il piccolo tedesco di 12 anni travolto in Alto Adige, vicino Solda. In Trentino quattro delle vittime erano uomini esperti del Soccorso alpino. Tra i soccorritori ci sono anche due feriti. Erano giunti a quota 2.000 per recuperare due turisti friulani che si erano avventurati con le racchette da neve ai piedi e che erano stati travolti da un’altra slavina. I friulani sono stati trovati morti domenica mattina. La squadra del Soccorso alpino di Trento, composta da sette persone tra guide e istruttori, era partita per la bonifica dell’area. Era giunta al rifugio Forcella, da dove era scesa, facendosi luce con le lampade frontali, verso la zona dove risultavano dispersi i due. Erano le 18 e proprio in quel punto era scesa la valanga. Ma un nuovo grande costone di neve li ha travolti. Uno solo di loro è riuscito a liberarsi e a dare l’allarme. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha inviato un messaggio di cordoglio al governatore Trentino Lorenzo Dellai.

I SOCCORRITORI MORTI, TUTTI ESPERTI – Il più esperto tra i quattro soccorritori morti era Ervin Riz, 32 anni. Tecnico di elisoccorso, istruttore della scuola provinciale trentina del Soccorso alpino, era anche guida alpina e istruttore nazionale delle guide alpine. Era trentino, come le altre tre vittime, tutte della Val di Fassa. Anche Diego Peratoner, 42 anni, figlio dell’ex presidente Super Ski Dolomiti, era un alpinista esperto, operatore tecnico del Soccorso alpino, così come Luca Prinot, 43 anni e Alessandro Dantone, 39 anni.

LE VITTIME FRIULANE – I due turisti dispersi sono stati trovati morti domenica mattina. Le operazioni di ricerca sono state compiute da circa quaranta uomini del Soccorso Alpino, dalle unità cinofile del Soccorso alpino e della Scuola Alpina della polizia di Stato di Moena. Hanno partecipato anche i carabinieri e i vigili del fuoco di Canazei.

IL CORDOGLIO DI NAPOLITANO – Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, appresa la notizia del tragico incidente accaduto in Val di Fassa ha inviato al Presidente della Provincia Autonoma di Trento, Lorenzo Dellai un messaggio di cordoglio.

RESTA INTANTO ANCORA FORTE IL PERICOLO DI NUOVE VALANGHE – All’indomani della disgrazia in Trentino Alto Adige il pericolo valanghe è definito ancora forte, di grado 4 su una scala di 5. Come avvertono i tecnici dell’Ufficio idrografico di Bolzano, i distacchi di neve bagnata interessano tutto il manto e possono assumere grandi dimensioni. Sopra i 2300 metri di quota i nuovi grossi accumuli eolici poggiano su strati freddi di cristalli angolari e si possono distaccare spontaneamente o con un debole sovraccarico.

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