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Una collana di denti e l’esame del dna inchiodano il killer dei lupi

A tradirlo è stata la sua collana di “trofei”. Dieci denti, il cui dna apparteneva a sei esemplari di lupo appenninico italiano, una specie rara e protetta. Cosi’ è stato scoperto in Liguria un presunto “killer” di questi animali, dopo le analisi effettuate dal laboratorio di genetica dell’Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale (Ispra) e le indagini della polizia provinciale di Genova. “La mappa genetica di uno dei denti della collana - spiega Ettore Randi, dirigente responsabile dell’Ispra, ex Istituto nazionale fauna selvatica - coincide con quella di un esemplare di lupo ucciso e poi abbandonato di fronte alla casa cantoniera della Provincia nel febbraio 2007 nel comune di Borzonasca, del quale era stato conservato un campione di muscolo. Un altro dente invece è legato alle tracce di un altro lupo studiate proprio dagli esperti dell’Ispra in questi anni sulle montagne liguri”.

A tradirlo è stata la sua collana di “trofei”. Dieci denti, il cui dna apparteneva a sei esemplari di lupo appenninico italiano, una specie rara e protetta. Cosi’ è stato scoperto in Liguria un presunto “killer” di questi animali, dopo le analisi effettuate dal laboratorio di genetica dell’Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale (Ispra) e le indagini della polizia provinciale di Genova. “La mappa genetica di uno dei denti della collana – spiega Ettore Randi, dirigente responsabile dell’Ispra, ex Istituto nazionale fauna selvatica – coincide con quella di un esemplare di lupo ucciso e poi abbandonato di fronte alla casa cantoniera della Provincia nel febbraio 2007 nel comune di Borzonasca, del quale era stato conservato un campione di muscolo. Un altro dente invece è legato alle tracce di un altro lupo studiate proprio dagli esperti dell’Ispra in questi anni sulle montagne liguri”.

In particolare, “l’identificazione del secondo individuo è stata fatta grazie alla banca dati genetica della popolazione di lupi che abita in Liguria – continua Randi – in fase di ampliamento grazie ad un progetto dell’Ispra in collaborazione con la Regione”. Il Wwf Italia ha deciso di costituirsi parte civile in questo che “è il primo procedimento – spiega Massimiliano Rocco, responsabile specie del Wwf Italia – che in Italia è riuscito ad individuare un responsabile di bracconaggio di specie protette attraverso un’attivita’ investigativa seria e all’avanguardia”. Secondo Rocco “in Italia si stimano un centinaio di uccisioni di lupi ogni anno (il 20% della intera popolazione, di circa 550-600 esemplari, che è distribuita dall’Aspromonte fino alle Alpi occidentali)”. Secondo Randi potrebbe esserci “un numero superiore di lupi, fino a 800/ 900 esemplari, sempre con circa 100 lupi che muoiono ogni anno, a causa di incidenti, oppure per atti di bracconaggio”. L’Ispra “studia queste popolazioni da 20 anni – racconta il dirigente responsabile dell’Ispra – e le popolazioni di lupo italiane ed europee sono calate drasticamente negli ultimi 300 anni. Il minimo – continua l’esperto – è stato raggiunto nel dopoguerra, con meno di 100 lupi confinati nell’Appennino centro meridionale (Parco nazionale d’Abruzzo e montagne fra Cilento e Pollino, fra Basilicata, Campania e Calabria). Dagli anni ‘60, primi anni ‘70 poi, la popolazione ha cominciato a crescere e ad espandersi”. Il lupo, dichiarato specie protetta nel 1972, allora ha ritrovato il suo habitat e le sue prede. Comunque oggi “la pena massima per l’uccisione di una specie particolarmente protetta, come quella del lupo appenninico – conclude Rocco – è di arresto da 2 a 8 mesi oppure ammenda fino a 2.065 euro. Ci auguriamo che il caso ligure sia solo il primo esempio di un’attivita’ che porti ad individuare bracconieri di specie come lupo, orso, lince  vittime di questo fenomeno, che usino arma da fuoco, laccio o veleno. Nel caso dell’orso poi, siamo ormai a serio rischio estinzione”.

Daniele Romano

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