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Tumori al seno, uno su tre è innocuo

Una paziente su tre alla quale è stato diagnosticato un cancro al seno, potrebbe avere una forma innocua di tumore e potrebbe essere sottoposta a trattamenti non necessari. A sostenerlo è uno studio del Nordic Cochrane Centre di Copenaghen pubblicato sulla rivista British Medical Journal (BMJ), secondo il quale alcune donne vengono operate o trattate con terapie per forme tumorali che difficilmente potrebbero svilupparsi e minacciare effettivamente la loro vita. Un’analisi che solo in parte convince il professor Umberto Tirelli, direttore del dipartimento di oncologia medica dell’Istituto Nazionale Tumori di Aviano, che evidenzia come lo screening e la diagnosi precoce siano sempre necessari e utili.

Una paziente su tre alla quale è stato diagnosticato un cancro al seno, potrebbe avere una forma innocua di tumore e potrebbe essere sottoposta a trattamenti non necessari. A sostenerlo è uno studio del Nordic Cochrane Centre di Copenaghen pubblicato sulla rivista British Medical Journal (BMJ), secondo il quale alcune donne vengono operate o trattate con terapie per forme tumorali che difficilmente potrebbero svilupparsi e minacciare effettivamente la loro vita. Un’analisi che solo in parte convince il professor Umberto Tirelli, direttore del dipartimento di oncologia medica dell’Istituto Nazionale Tumori di Aviano, che evidenzia come lo screening e la diagnosi precoce siano sempre necessari e utili.

I trattamenti chirurgici iniziali poi, secondo il professore, vanno senz’altro fatti, la quadrantectomia o la tumorectomia sono trattamenti adeguati per capire se il tumore è localizzato per poi andare a vedere dal punto di vista biologico l’ aggressivita’ o meno del cancro. “Forse pero’ – aggiunge Tirelli – è vero che per i tumori non aggressivi molti trattamenti aggiuntivi potrebbero essere evitati. Le pazienti potrebbero beneficiare della chirurgia e basta, senza incorrere poi nei costi e negli effetti collaterali che terapie come l’ ormonoterapia o la chemioterapia comportano”. Secondo il gruppo norvegese il miglioramento avvenuto negli ultimi anni dei programmi di screening per tumore al seno (oggi circa il 35% dei cancri al seno viene scoperto quando è ancora non palpabile) potrebbe aver portato a un eccesso diagnostico. Come ritiene il professore Gilbert Welch del Darthmouyh Institute for Helth Policy intervistato dalla BBC online: “Le mammografie offrono l’opportunita’ di aiutare alcune donne ma possono anche avere la conseguenza di portare altre ad essere sottoposte ai trattamenti non necessari”. Ad ogni modo, come sottolinea la dottoressa Sarah Cant del Breakthrough Breast Cancer, che si augura che lo studio non scoraggi le donne a sottoporsi alle analisi, al momento non è possibile capire quali tumori di quelli diagnosticati diverranno aggressivi e pericolosi e quali no. “Quindi la cosa migliore resta sottoporsi a screening periodici e massimizzare le chance di diagnosi precoce, sostiene la Cant. I benefici della diagnosi precoce superano i rischi di trattare un tumore innocuo che non causerebbe alcun sintomo e non sarebbe a rischio”.

Daniele Romano

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