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Strage di orsi in Abruzzo, tre avvelenati

Tre orsi marsicani sono stati trovati morti, probabilmente avvelenati, nel Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise: sono Bernardo, noto per le scorribande alla ricerca di galline, miele e frutta; della sua compagna e di un orso piu' piccolo. Sdegno unanime di ambientalisti e mondo politico: il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, ha proposto “l'arresto per questi criminali” ed ha dato mandato per la costituzione di parte civile. L'Ente Parco e la Forestale hanno avviato un'inchiesta. Il radiocollare satellitare di Bernardo aveva smesso di mandare il segnale, mettendo in allarme il personale dell'Ente Parco che lo ha rinvenuto morto durante una perlustrazione in una zona montuosa di Gioia dei Marsi. Nella stessa zona, poco distante, e' stata trovata l'orsa.

Tre orsi marsicani sono stati trovati morti, probabilmente avvelenati, nel Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise: sono Bernardo, noto per le scorribande alla ricerca di galline, miele e frutta; della sua compagna e di un orso piu’ piccolo. Sdegno unanime di ambientalisti e mondo politico: il ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, ha proposto “l’arresto per questi criminali” ed ha dato mandato per la costituzione di parte civile. L’Ente Parco e la Forestale hanno avviato un’inchiesta. Il radiocollare satellitare di Bernardo aveva smesso di mandare il segnale, mettendo in allarme il personale dell’Ente Parco che lo ha rinvenuto morto durante una perlustrazione in una zona montuosa di Gioia dei Marsi. Nella stessa zona, poco distante, e’ stata trovata l’orsa.

Tra Pescasseroli e Gioia dei Marsi, in un bosco, c’era il terzo orsetto. Secondo il Corpo forestale “e’ quasi certo che gli animali siano stati vittime di avvelenamento”, anche se e’ ancora da chiarire se si e’ trattato di bocconi avvelenati mirati esplicitamente a eliminare Bernardo – orso confidente abituato a sconfinare nelle stalle, a banchettare negli alveari e a curiosare nei centri abitati – e gli altri due plantigradi. Le carcasse sono state trasportate all’Istituto Zooprofilattico di Abruzzo e Molise di Teramo per l’esame necroscopico effettuato dai veterinari. La morte dei tre orsi ha provocato dure reazioni. La Lega antivivisezione parla di “emergenza criminale, purtroppo diffusa in alcuni ambienti, come quello dei cacciatori, dei pastori e dei cercatori di tartufi”. La Lipu si costituira’ parte civile. Legambiente chiede risposte immediate contro il bracconaggio. Il Wwf ha messo una taglia di 10.000 euro sugli assassini. E altrettanti ne hanno messi a disposizione i Verdi, hanno annunciato il tesoriere della Federazione nazionale, Marco Lion e la capogruppo in Commissione Ambiente alla Camera, Grazia Francescato. Intanto il presidente della Commissione Ambiente della Camera, Ermete Realacci, annuncia che proporra’ un’ audizione del presidente del Parco. E proprio il presidente del Parco d’Abruzzo, Lazio e Molise, Aldo Di Benedetto, ha definito l’uccisione dei tre orsi “una grave perdita perche’ incide sul potenziale riproduttivo della popolazione dei plantigradi gia’ numericamente esigua”. Sette anni fa a San Benedetto dei Marsi (L’Aquila) un gruppo di ambientalisti costitui’ l’associazione “Gli amici dell’orso Bernardo”, che si impegnarono per la sua tutela e che ora promettono: “Il nostro gruppo non morira’ con Bernardo”. Per tranquillizzare allevatori e agricoltori vittime delle razzie, nel 2003 l’Ente Parco e l’associazione consegnarono tre recinzioni ad apicoltori visitati dall’orso goloso di miele. Da allora, ogni anno, i 150 amici di Bernardo si sono autotassati del valore di una gallina per risarcire i contadini del posto. Agli onori delle cronache i simpatici plantigradi sono almeno da 25 anni, da quando nel 1982 fu trovato e allevato in cattivita’ il cucciolo Sandrino, cosi’ chiamato in onore dell’ allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini. In seguito furono battezzati dal personale del Parco, con nomi che ispirano simpatia come la loro andatura: Bernardo, Gemma, Yoghi, Yoga, Rossella, Generoso. Da una decina d’anni hanno cominciato a fare man bassa di galline, frutta, miele e ad apparire all’improvviso nei centri urbani, spesso davanti all’obiettivo di turisti. Ma nessuno e’ mai stato aggredito. “A meta’ degli anni Novanta – ha ricordato di recente Franco Tassi, ex direttore del Parco – per scopi di ricerca non autorizzati dal Parco furono usate esche olfattive a base di pollame e scarti di pesce. Da allora sono cominciate le incursioni degli orsi nei pollai alla ricerca di questo cibo”.

Barbara Lucianelli

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