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Strage di Erba: dopo un lungo processo arriva la sentenza

L’11 dicembre 2006 l’Italia rimane agghiacciata di fronte ad uno dei delitti più violenti degli ultimi anni; ad Erba, cittadina in provincia di Como di appena 17mila abitanti, vengono uccisi nel loro appartamento Raffaella Castagna e il figlio Youssef di appena due anni, la nonna del bambino Paola Galli.

L’11 dicembre 2006 l’Italia rimane agghiacciata di fronte ad uno dei delitti più violenti degli ultimi anni; ad Erba, cittadina in provincia di Como di appena 17mila abitanti, vengono uccisi nel loro appartamento Raffaella Castagna e il figlio Youssef di appena due anni, la nonna del bambino Paola Galli.

In più viene trovata assassinata la vicina di casa Valeria Cherubini, il cui marito Mario Frigerio, creduto già morto dagli assassini, rimane invece in vita. Come se non bastasse, per cercare di cancellare le prove la casa stessa viene data alle fiamme. Dopo quasi due anni da quel delitto il processo si è concluso e il 26 novembre 2008 la Corte d’Assise di Como ha condannato Olindo Romano e Rosa Bazzi all’ergastolo, poiché ritenuti colpevoli della strage. I coniugi Romano erano da subito stati considerati come i maggiori indiziati, e nel corso del processo e in seguito a svariate dichiarazioni degli stessi si era pensato addirittura che potessero essere assolti in quanto disturbati psicologicamente e quindi incapaci di intendere e di volere.

 

Le indagini iniziali, condotte dal procuratore di Como Alessandro Lodolini, si concentrarono su Azouz Marzouk; il tunisino aveva vari precedenti penali per spaccio di droga e da poco era uscito dal carcere attraverso l’indulto. Azouz era il padre di Youssef e il convivente di Raffaella Castagna. Solo successivamente si era scoperto che il primo iscritto nella lista degli indagati era in Tunisia al momento dei fatti ed era rientrato frettolosamente in Italia solo dopo aver appreso la notizia; dopo essere stato interrogato e scagionato la pista si sposta verso qualche sua possibile inimicizia, ma le indagini prendono una piega decisa solo il 9 gennaio 2007.

 

Il ribaltamento arriva dopo un lungo interrogatorio ai coniugi Romano, che vengono arrestati immediatamente. Ad incastrare i vicini di casa di Raffaella Castagna, vi sarebbero delle tracce di DNA rilevate dai RIS di Parma. Le accuse sono pesanti: omicidio plurimo pluriaggravato per Olindo e concorso per Rosa. Successivamente alle dichiarazioni di Frigerio fu chiarito che anche Rosa Bazzi partecipò attivamente alla strage. Gli inquirenti, seguendo questa pista, risalgono anche a svariate liti tra i Romano e Raffaella Castagna, una delle quali sfociò addirittura in una scazzottata e in una conseguente causa civile che si sarebbe svolta due giorni dopo la strage.

 

Il debole alibi di Olindo e Rosa, che si proclamano inizialmente innocenti, è di aver passato la notte in cui il delitto ha avuto luogo in un fast food di Como e di aver conservato anche lo scontrino, che in realtà risale a due ore dopo l’ora della strage.

 

La confessione arriva l’11 gennaio davanti ai magistrati Pizzotti, Lodolini, Fadda, Astori e Nalesso i due indiziati ammettono di aver commesso l’omicidio.

 

Un altro colpo di scena avviene avanti al Gup, che avrebbe dovuto decidere se aprire o meno il processo; il 10 ottobre 2007 Olindo si dichiara innocente e stravolge la sua precedente confessione; Rosa Bazzi si comporta allo stesso modo ed entrambe queste nuove dichiarazioni creano disagi e tafferugli in aula, in cui i parenti delle vittime esplodono in una serie di gesti furiosi, tanto che il giudice sospende la seduta. Ma questa ritrattazione delle dichiarazioni non smuove il PM Massimo Astori, che si limita ad associarla ad un cambiamento della strategia difensiva degli avvocati. Il 12 ottobre i coniugi Romano vengono rinviati a giudizio.

 

La conclusione del processo avviene proprio nella seconda metà di novembre 2008. Il 17 novembre 2008 il pm chiede l’ergastolo ribadendo la ferocia dell’atto criminale dei coniugi Olindo Romano e Rosa Bazzi e il 26 novembre successivo l’ergastolo viene confermato, al di là di tutte le ritrattazioni di dichiarazioni, delle richieste della difesa di accordare ai coniugi una perizia psichiatrica che avrebbe potuto evidenziare una incapacità di intendere e di volere dovuta ad evidenti disturbi psichici.

Gianmarco Delli Veneri 

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