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Scacco al clan Esposito, 7 arresti

SANTA MARIA LA CARITA’. E’ stato sgominato il clan Esposito, ritenuto tra i più pericolosi dell’area stabiese, fautore dell’escalation di estorsioni ai danni di commercianti, imprenditori e agricoltori di Santa Maria la Carità. I carabinieri del nucleo operativo stabiese guidati dal capitano Carmelo Rustico hanno eseguito ieri mattina, su ordinanza della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, sette ordinanze di custodia cautelare ai danni di altrettante persone.

SANTA MARIA LA CARITA’. E’ stato sgominato il clan Esposito, ritenuto tra i più pericolosi dell’area stabiese, fautore dell’escalation di estorsioni ai danni di commercianti, imprenditori e agricoltori di Santa Maria la Carità. I carabinieri del nucleo operativo stabiese guidati dal capitano Carmelo Rustico hanno eseguito ieri mattina, su ordinanza della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, sette ordinanze di custodia cautelare ai danni di altrettante persone.

In manette, con l’accusa di associazione di stampo camorristico, è finito anche il capoclan Antonio Esposito, alias Tonino o’biondo, 41 anni, ammanettato ad Anzio (provincia di Roma) dove si trovava ai domiciliari. Gli altri sei arrestati sono invece Antonio Somma (alias o’votasole, 49 anni, di Gragnano), Ernesto Samà (detto o’tedesco, 38 anni di Santa Maria la Carità), Vincenzo Bisaccia (41 anni, di Santa Maria la Carità), Ferdinando Gargiulo (alias Nandino, 26 anni, di Castellammare), Ernesto Montagna (46 anni, di Castellammare), Giuseppina Todisco (24 anni, di Gragnano) e Antonietta Zincone (28 anni, di Castellammare). Per quanto riguarda Somma, Samà, Bisaccia e Gargiulo la nuova ordinanza gli è stata notificata in carcere. I quattro pregiudicati sono infatti attualmente detenuti in quanto già sottoposti a fermo di fermo il 24 febbraio scorso, a seguito di un analogo provvedimento restrittivo per i reati di estorsione aggravata e continuata nonché di lesioni e incendio, commessi ai danni di un imprenditore sammaritano. L’inchiesta è il prosieguo di un blitz scattato nel febbraio scorso, sempre ai danni del clan Esposito. Tutti sono accusati di estorsione aggravata ai danni di commercianti e imprenditori.Gli uomini e le donne del clan Esposito utilizzavano metodi camorristici, minacce e quando le vittime non pagavano, passavano alle vie di fatto, mettendo in atto anche attentati incendiari. I casi finora accertati dalle forze dell’ordine sono cinque, ma gli investigatori ritengono che molti non siano stati denunciati. Le vittime, così come è stato accertato, venivano costrette a pagare tangenti che andavano dai 2.500 ai 5mila euro.
Il pizzo veniva preteso periodicamente, durante le festività natalizie e pasquali, poi, bisognava versare nelle casse del clan rate supplementari. Nonostante il primo colpo inferto alla cosca a febbraio, il clan aveva continuato ad operare e a terrorizzare gli imprenditori sammaritani. Il clan Esposito poneva in essere anche un’estorsione che consisteva nell’impedire a un imprenditore commerciale di aprire un esercizio in un luogo adiacente all’abitazione di un esponente della cosca camorristica. L’apertura di un’attività commerciale risultava essere indesiderata perché poteva attirare l’attenzione delle forze dell’ordine. In relazione a quest’ultima vicenda fu programmata anche, qualora la vittima non si fosse piegata alle minacce verbali già ricevute, l’incendio dei locali dell’esercizio commerciale nelle ore notturne. I sette arresti di ieri sono arrivati a termine di una lunga e meticolosa indagine portata avanti dalle forze dell’ordine. Dai verbali si è appurato che nonostante gli arresti del 24 febbraio scorso, il clan Esposito continuava a imporre la sua legge grazie ai colloqui carcerari e con dei veri e propri “pizzini”, che venivano scambiati mediante posta tra i detenuti e le nuove leve del clan.

FRANCESCO FUSCO

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