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Pompei “capitale” del Dna

Pompei capitale del DNA. Sara' la cittadina campana ad ospitare, dal 19 al 22 ottobre prossimi, la IX conferenza internazionale sul DNA antico, tradizionale appuntamento biennale degli studiosi di spicco dei vari settori della scienza che nell'analisi della 'doppia elica' di antichi reperti anche animali cercano risposte sulla storia e sulla vita dell'uomo.

Pompei capitale del DNA. Sara’ la cittadina campana ad ospitare, dal 19 al 22 ottobre prossimi, la IX conferenza internazionale sul DNA antico, tradizionale appuntamento biennale degli studiosi di spicco dei vari settori della scienza che nell’analisi della ‘doppia elica’ di antichi reperti anche animali cercano risposte sulla storia e sulla vita dell’uomo.

La scelta della cittadina napoletana non e’ casuale, sia perche’ ha fornito da sempre insieme a Ercolano materiale di studio, sia perche’ a Pompei sorgera’ il centro di eccellenza per questi studi dedicato allo scienziato Antonino Cascino, cui e’ intitolato pure l’appuntamento internazionale, e a cui si deve la nascita di studi biomolecolari sul DNA antico a Napoli. La conferenza e’ patrocinata dalla Seconda Universita’ di Napoli, dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei, dalla Regione Campania, dall’assessorato alla Cultura del Comune di Pompei e dal centro regionale di competenza per i Beni Culturali Innova. Nell’ambito del programma complessivo della IX Conferenza, va segnalata nella sessione del 20 ottobre la ricostruzione della ‘scena naturale’ dell’eruzione del 79 d.C. grazie al contributo della geo-stratigrafia e della sedimentologia (Maria Rosaria Senatore), della cultura e dell’habitat del vesuviano (Annamaria Ciarallo). Ai Polibi, la famiglia che ha dato il nome alla casa su via dell’Abbandonanza in cui sono stati trovati 13 scheletri in due stanze, sono dedicati ben due lavori, quello di Giuseppe Luongo, Annamaria Perrotta e Claudio Scarpati (‘L’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. e le ultime ore della famiglia dei Polibi a Pompei’) e quello di Marilena Cipollaro (‘Gli antichi abitanti di Pompei’), che confronta anche 29 scheletri trovati nelle terme di Sarno con 23 africani di una necropoli del Sudan. La scienziata napoletana ha ricostruito i legami di parentela all’interno dell’abitazione di via dell’Abbondanza – dove, tra l’altro, due dei Polibi morirono tenendosi la mano e dove una giovane donna peri’ con il proprio figlioletto nel grembo – servendosi del DNA mitocondriale e quindi risalendo l’albero genealogico per via materna, grazie anche a una patologia, la spina bifida, di cui soffrivano due delle persone ricoperte dalla cenere del vulcano e dal tetto della casa crollato sotto il suo peso. Il DNA estratto da ossa e denti come protagonista dell’identificazione di resti umani a Pompei e’ al centro della comunicazione dell’antropologo Australiano Maciej Henneberg, che ha studiato gli scheletri di Murecine insieme ad Antonino Cascino e Marilena Cipollaro.

Federica Daniele

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