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Operai sequestrano i dirigenti. Tensione all’Alcoa in Sardegna

I dipendenti della Alcoa di Portovesme, in Sardegna, hanno «sequestrato» la sede dello stabilimento, contro la decisione del colosso dell’acciaio statunitense di bloccare la produzione: il direttore della fabbrica Marco Guerrini, il vice direttore Sergio Vittori e gli altri dirigenti sono stati trattenuti dai lavoratori in assemblea per chiedere «risposte immediate».

I dipendenti della Alcoa di Portovesme, in Sardegna, hanno «sequestrato» la sede dello stabilimento, contro la decisione del colosso dell’acciaio statunitense di bloccare la produzione: il direttore della fabbrica Marco Guerrini, il vice direttore Sergio Vittori e gli altri dirigenti sono stati trattenuti dai lavoratori in assemblea per chiedere «risposte immediate».

IL VIDEO – «Abbiamo sequestrato lo stabilimento con tutti i dirigenti dentro – dicono nel filmato due persone incappucciate -. La dichiarazione dell’Alcoa che chiude gli stabilimenti non può essere messa in atto. Togliamo il sequestro solamente dopo che l’Alcoa toglie la dichiarazione». Operai, amministrativi e tecnici della fabbrica, circa 200 persone, si trovano nella sala riunioni e hanno deciso che «nessuno entra e nessuno esce», come afferma Loddo. «Rimaniamo qui sino a quando non troveremo un accordo, non il 25 ma subito. Ci aspettiamo che l’Alcoa accetti quello che ha offerto il governo e che blocchi la dichiarazione di fermata della produzione, perché se si ferma un solo giorno lo stabilimento di Portovesme è morto».

LE RICHIESTE DEI LAVORATORI – I lavoratori dell’Alcoa chiedono «risposte immediate» all’azienda e il ritiro del provvedimento di cassa integrazione immediata per lo stabilimento, che è stato annunciato, e chiedono che vengano riprese le trattative. La produzione questa mattina è andata avanti, ma non si sa cosa succederà d’ora in poi: «Bisognerà decidere – dice Loddo – siamo incazzati». Nella fabbrica ci sono già alcuni sindaci di comuni del circondario, come quelli di Carbonia e Iglesias.

IL CORTEO A ROMA – Già mercoledì scorso un centinaio di lavoratori dell’azienda erano arrivati a Roma per protestare contro i possibili licenziamenti. E nel corteo c’erano stati momenti di tensione con la polizia: scontri e insulti e anche qualche manganellata.

Barbara Lucianelli


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