Caccia alle assicurazioni “taroccate”
5 Aprile 2008
Diritti animali, sensibilizzazione nelle scuole
10 Aprile 2008
Mostra tutto

Mucca pazza, no ad allarmi

Non bisogna allarmarsi. "Per il morbo della mucca pazza (Bse) non esiste alcun rischio di una nuova epidemia. Niente panico''. Lo afferma il Commissario straordinario del Governo per le emergenze zootecniche, Ettore Iani', dopo i due casi mortali in Spagna della variante umana dell' Encefalopatia spongiforme del bovino, nota come Mucca Pazza.

Non bisogna allarmarsi. “Per il morbo della mucca pazza (Bse) non esiste alcun rischio di una nuova epidemia. Niente panico”. Lo afferma il Commissario straordinario del Governo per le emergenze zootecniche, Ettore Iani’, dopo i due casi mortali in Spagna della variante umana dell’ Encefalopatia spongiforme del bovino, nota come Mucca Pazza.

”L’esperienza della crisi scoppiata sin dal 1986, quando la malattia fu individuata per la prima volta nel Regno Unito, ha messo in moto una serie di iniziative che consentono ai consumatori di essere tranquilli – rassicura Iani’ -. In tutti i Paesi europei e’ stato adottato un intenso ed efficace programma di sorveglianza e prevenzione. In Italia, in particolare, queste azioni sono state coordinate dal Ministero della Salute e dal Centro di referenza nazionale per la BSE dell’Istituto Zooprofilattico di Torino. La attivita’ di monitoraggio si poggia sulla sorveglianza di tutti gli animali macellati sopra i 30 mesi o morti in allevamento sopra i 24 mesi. Tra il 2001 e il 2007 abbiamo affrontato costi pari a 443 milioni di euro. Di questi 164.000.000 sono stati utilizzati per l’attivita’ dei laboratori diagnostici e del Centro di referenza nazionale per le encefalopatie spongiformi. Tutto cio’ ci consente di sostenere con serenita’ che la BSE in Italia, grazie agli interventi attuati nell’ultimo decennio, ha raggiunto un plateau che rende il rischio di trasmissione all’uomo, oggi in Italia, praticamente nullo”. Dal 2001 i test effettuati sugli animali nel nostro Paese sono stati circa 5 milioni. A questi si sono aggiunte altre due misure: lo stop ai mangimi proteici e l’esclusione dal mercato di prodotti pericolosi come midollo e cervello di bovini. Inoltre, nel 2000 l’Unione Europea (Reg. 760 recepito in Italia nel 2004 con Decreto Legislativo 58 del 29 gennaio) ha introdotto l’obbligo dell’ etichettatura, che consente di identificare l’origine della carne. Le draconiane misure adottate in seguito all’emergenza hanno, tra l’altro, consentito di sostenere la crescita numerica delle cinque razze indigene, a salvaguardia del patrimonio zootecnico italiano’. 

Federica Daniele

Comments are closed.