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Meningite, paura in Veneto

Sono almeno 250, il marciapiede all'esterno del distretto sanitario e' ingombro, dalle vetrate si vede il serpentone in lentissima fila verso i piani superiori, dove ci sono gli ambulatori. Parlano pochissimo e a bassa voce, quasi tutti con una sciarpa che copre la bocca e l'acne fino agli occhi.

Sono almeno 250, il marciapiede all’esterno del distretto sanitario e’ ingombro, dalle vetrate si vede il serpentone in lentissima fila verso i piani superiori, dove ci sono gli ambulatori. Parlano pochissimo e a bassa voce, quasi tutti con una sciarpa che copre la bocca e l’acne fino agli occhi.

I giovani di Conegliano e delle vicinanze, oggi accorsi spontaneamente o su esplicito invito all’appuntamento con il vaccino, sono confusi, non hanno capito un granche’ della profilassi, si passano voci che lievitano e che assurgono ben presto a leggende metropolitane. C’e’ chi dice di aver saputo dalla madre di un altro morto per meningite questa mattina: spiegargli che cosi’ non e’ non basta a liberargli il volto dall’ombra del sospetto. La biondina che lavora in discoteca non abita nei comuni segnalati a rischio, ma pretende di essere in pieno diritto, per gli ambienti che frequenta, di ottenere la massima considerazione dei sanitari sia in termini di pastiglie di antibiotici sia di fiala iniettabile. “Le spiegazioni che ci hanno dato non sono chiare. Prima ti dicono che il contagio e’ scongiurato – ricorda – e poi non sanno chiarire perche’ c’e’ un’altra persona in rianimazione. Dicono che la malattia la prendi solo con scambi di saliva ma stamattina, al pronto soccorso, chi ha parlato con me aveva la mascherina”. “Inutile fare l’elenco dei locali in cui si e’ andati per capire se devi o meno vaccinarti – si accoda una conoscente – perche’ tanto qui le stesse compagnie li girano tutti. Era meglio dire subito che la profilassi ed il vaccino deve farlo chiunque abbia la nostra eta”’. Intanto cio’ che e’ raccomandato, per molti diventa sinonimo di obbligatorio o di diritto: chi sa di non essere stato nei posti in cui hanno festeggiato gli “untori” sostiene che non possono farlo ritornare dopo il 27 – data fissata per i soggetti preoccupati ma non a rischio – perche’ lui e’ anche disposto a pagare per farsi vaccinare qui e ora. “Inutile dire di stare tranquilli – brontola un ventenne tra i Ray-Ban e la sciarpa – perche’ in queste sere tutti i locali sono diventati un mortorio. Deserto, nessuna voglia di divertirsi”. Una madre riporta fuori, dopo pochi minuti di fila, il figlio longilineo e indifferente nel suo giubbotto con borchie. “Tornero’ domani o lunedi’ – dice – perche’ mi sa che qui, con tutta questa gente ammassata, e’ piu’ pericoloso restare che aspettare qualche giorno”. Un’altra madre riguadagna poco dopo l’uscita con la figlia che si massaggia l’avambraccio appena trafitto. “Ecco – sentenzia, non a caso ad alta voce, come li’ fossero tutti suoi figli – chissa’ che la smettiate di passare le notti tra le discoteche e le birrerie”. Voce che rimane isolata. Nessuno osa difendere, in questo caso, la sbigottita categoria dei nottambuli.

Susy Miraglia

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