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Meloni, all’ospedale di Lodi si rischia il ‘delirio islamico’

L’ospedale di Lodi ha imposto lo stop alle membrane di origine suina per le protesi, e solo personale femminile per le pazienti musulmane. Per questo motivo la parlamentare del centrodestra Giorgia Meloni punta il dito: ‘È il delirante contenuto di un protocollo adottato dall’Ospedale di Lodi. A nome di Fratelli d’Italia presenterò oggi stesso, insieme a tutti i nostri parlamentari eletti in Lombardia, un’interrogazione urgente per bloccare questa follia. La sharia non sarà mai legge in Italia!. Solo in Italia si vedono certe oscenità!.  Questi vengono e dettano legge, ma la cosa più assurda è che vengono assecondati. Se solo noi, nei loro paesi, ci permettiamo di fare o dire in modo diverso veniamo presi e messi dentro. Sei in Italia? Bene,allora rispetti le regole e se l’infermiere uomo non ti garba esci e sparisci altrove. Basta,non se ne può più!!!!!!’.

La Shariʿah o sharia  è un termine arabo dal senso generale di ‘legge’  che può essere interpretata sotto due sfere, una più metafisica e una più pragmatica. Nel significato metafisico, la sharīʿah è la ‘Legge di Dio’ e, in quanto tale, rimane sconosciuta agli uomini.

Va sottolineato il tentativo, praticato in alcuni paesi a maggioranza islamica (Iran e Arabia Saudita), di intendere la shari’a non come codice di leggi comportamentali o consuetudinarie, ma come norme di diritto positivo. La stessa shari’a distingue peraltro le norme riguardanti il culto e gli obblighi rituali da quelle di natura più giuridica.

Sebbene in alcuni stati a maggioranza musulmana la sharī‘a venga considerata come una fonte di diritto positivo, nell’Islam delle origini e per molti studiosi attuali  essa è più propriamente un codice di comportamento etico che dovrebbe essere privo di potere coercitivo.

In tema di diritti della donna, il Corano prevede: partecipazione alla successione ereditaria, proprietà dei beni durante il matrimonio in regime di separazione, disponibilità della dote matrimoniale, facoltà di rifiutare proposte matrimoniali e nullità dei matrimoni combinati, possibilità di accordarsi col marito per una convivenza da separati, ovvero possibilità per la donna di chiedere unilateralmente il divorzio contro il pagamento di un riscatto in denaro. Parimenti, l’uomo può ripudiare la moglie a fronte del riscatto della dote matrimoniale a favore di lei. Padre, fratelli e da ultimo il marito hanno l’obbligo del mantenimento economico della donna in termini di vitto, alloggio e vestiario, anche se questa dispone di un adeguato reddito proprio.

L’ospedale di Lodi, in pratica, sta assecondando le esigenze delle donne di religione islamica. Il primario del reparto di Chirurgia plastica Daniele Blandini ha steso un protocollo ad hoc, si legge sulla testata ‘Il Cittadino’,  che è stato approvato dalla direzione e concordato con la comunità islamica, nella moschea di via Lodi Vecchio. Si tratta del primo progetto in Italia. Un progetto che prevede anche l’assistenza di sole operatrici donna per le ammalate musulmane. Il tutto sovvertendo un regolamento che è in vigore da sempre in tutti gli ospedali.

Abbiamo siglato un protocollo, spiega Blandini,  per la ricostruzione mammaria alle pazienti di religione islamica. L’esigenza nasce dal fatto che le tecniche ricostruttive più moderne prevedono talvolta, dopo l’asportazione del tumore, l’uso di materiali biologici di provenienza suina. In particolare, si utilizza il derma porcino per la membrana che ha la funzione di ricoprire il muscolo e la protesi e che consente la ricostruzione immediata della mammella. Abbiamo fatto delle ricerche per individuare delle aziende che fornissero materiali differenti, per andare incontro alle esigenze delle donne di religione islamica. Ne abbiamo trovata una italiana che utilizza, con la stessa funzione, il pericardio del cavallo. Il materiale deve essere forzatamente di origine animale perché deve integrarsi con la pelle della donna.

‘Questa sarebbe integrazione? Questa è discriminazione, verso il personale medico e sanitario maschile e verso le donne, di ogni religione o nazionalità. Ma da un punto di vista organizzativo e gestionale si tratta di un precedente grave perché da adesso le comunità islamiche pretenderanno di avere personale femminile anche negli altri reparti e a seguire lo pretenderanno negli altri ospedali. La sanità lombarda è un’eccellenza, ma non dove assecondare vizi e capricci di chi qui deve integrarsi e non imporre il suo modo di vivere e di considerare la donna un essere inferiore, da tenere velata e da far visitare solo a donne. Questa è una discriminazione inaccettabile’, osserva, fortemente irato,  il deputato leghista Paolo Grimoldi.

‘Nessun protocollo Islam all’ospedale di Lodi, ma solo una naturale attenzione alle diverse esigenze di tutti i pazienti islamici’, fa sapere la struttura all’Adnkronos:  ‘Da chiarimenti fra la direzione generale dell’Asst e Daniele Blandini, il primario di Chirurgia plastica è emerso un fraintendimento e cioè l’attribuzione all’azienda di una normale forma di attenzione che il medico applica all’interno del suo reparto,   precisano dalla struttura, pur senza essere codificata in una procedura ad hoc o in una istruzione operativa’.

Questo è, in estrema sintesi, il ping-pong tra le due parti in causa, leggi ospedale e personale medico e infermieristico,  e mondo politico e sociale. Tutto semplice e risolto?. No, assolutamente no!.

Lasciamo per un attimo l’Italia spostandoci in Belgio dove il partito ‘Islam’ punta alle comunali, e potrebbe entrare in futuro al Parlamento Ue, che vede sharia e donne separate dagli uomini nei bus.  

In Belgio c’è chi vorrebbe bloccarne la partecipazione alle elezioni, ma loro si difendono: ‘Difendiamo i valori e non i dogmi. E il Corano coincide per l’80% con la Costituzione’.

Il Belgio è diviso: metterlo al bando o lasciare che la democrazia faccia il suo corso? Al centro delle polemiche c’è Islam, acronimo dei termini integrità, solidarietà, libertà, autenticità e moralità. Ma che di fatto, come suggerisce il nome, è il partito islamista che mira a conquistare spazio politico in 28 Comuni belgi che a breve apriranno le urne.

Un partito che si richiama a valori religiosi di per sé non è nulla di nuovo, come insegna la Democrazia cristiana in Italia o la Cdu di Angela Merkel in Germania. Quello che preoccupa una parte sempre più consistente del Belgio è che in un paese che fa i conti con il radicalismo di matrice islamica ci sia una formazione politica che, come dichiarato da alcuni suoi esponenti, voglia portare la sharia, la legge coranica, all’interno dell’ordinamento dello Stato. E che proponga, tra le altre cose, la segregazione dei sessi nei mezzi pubblici: ‘Nei bus, gli uomini tutti davanti e le donne dietro’, dice Redouane Ahrouch, uno dei fondatori di ‘Islam’ che lavora proprio nell’azienda di trasporti pubblici di Bruxelles. Il motivo? ‘Nelle ore di punta, alcuni uomini, specie quelli di origine straniera’, ne approfittano per ‘appoggiarsi’ alle donne se non per ‘palpeggiarle’. Sarà vero?.

Ad Anderlecht  l’Islam punta a ottenere il maggior numero di consensi, forte del 25% della popolazione residente di religione musulmana. E anche delle crescenti tensioni interne alla società, acuitesi dopo gli attentati che colpirono la metro e l’aeroporto di Bruxelles nel 2016. Senza dimenticare che dalla stessa capitale, per la precisione da Molenbeek, partirono alcuni membri del commando terrorista che ha colpito Parigi il 13 novembre 2015.

In chiusura, senza citare più eventi che riguardano, e fanno, cronaca,  quanto scritto e citato può, e deve, dare fondo a legittime considerazioni, dalle quali mi astengo per ovvi motivi deontologici e giornalistici che mi vietano di proporre, o imporre, eventuali schieramenti con quanto scrivo.  Spero solo di smuovere adeguate e opportune riflessioni nel lettore per cogliere se si è, o meno, d’accordo con la punta di diamante che, nella fattispecie, possiamo identificare in Giorgia Meloni.

Antonella Di Pietro

 

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