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Marcello Fulvi: il questore di Roma diventa prefetto

Quando nel dicembre del 2004 venne nominato questore di Roma, fu per lui come un “ritorno a casa”. Sapeva, Marcello Fulvi, neo questore della capitale, di sedersi su una delle poltrone piu' importanti nell'ambito della sicurezza. Sapeva che Roma era una citta' dove tutto e' importante e tutto e' amplificato. Sono passati quasi quattro anni e oggi, diventato prefetto, non ha perso nulla del suo carattere schivo, introverso e riservato. Ma sa di lasciarsi alle spalle anni importanti e ricchi di avvenimenti.

Quando nel dicembre del 2004 venne nominato questore di Roma, fu per lui come un “ritorno a casa”. Sapeva, Marcello Fulvi, neo questore della capitale, di sedersi su una delle poltrone piu’ importanti nell’ambito della sicurezza. Sapeva che Roma era una citta’ dove tutto e’ importante e tutto e’ amplificato. Sono passati quasi quattro anni e oggi, diventato prefetto, non ha perso nulla del suo carattere schivo, introverso e riservato. Ma sa di lasciarsi alle spalle anni importanti e ricchi di avvenimenti.

Marcello Fulvi, entrato in polizia nel ’72, e’ considerato uno dei massimi esperti dell’antiterrorismo in Italia. Arrivato all’Ucigos nel ’78 come direttore del terrorismo ed eversione di sinistra, passa poi dal ’91 al ’96 come dirigente della Digos della capitale. Dirige la Digos nel periodo in cui la mafia alza il tiro e mette le bombe. E sempre nei primi anni Novanta smantella la piu’ grande rete dei naziskin della capitale. Al nome di Marcello Fulvi e’ anche legato l’arresto del quarto uomo del rapimento di Aldo Moro, Germano Maccari. Arrivando a Roma, nel dicembre del 2004, disse che avrebbe puntato alla “sicurezza per i cittadini, al terrorismo italiano ed internazionale e soprattutto agli stadi e agli ultra”’. E nel corso di questi quattro anni, sotto la sua gestione, si sono svolte ad esempio tre visite del presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, vertici mondiali come l’ultimo alla Fao dove hanno partecipato decine di capi di Stato e delegazioni straniere, l’arresto nel luglio del 2005 dell’attentatore della metropolitana di Londra Isac Hamdi. Ma anche gli arresti degli ultimi brigatisti la cui organizzazione fu completamente disarticolata nel 2005. Ma soprattutto il questore di Roma ha avuto i complimenti da piu’ di un capo di Stato e da piu’ di qualche delegazione straniera per l’organizzazione ineccepibile per i funerali di Papa Giovanni Paolo II. Per la morte di Wojtila arrivarono nella capitale milioni di persone e decine di capi di Stato. Poco incline alle lusinghe l’ex questore di Roma ha sempre avuto un obiettivo, una parola d’ordine: il dialogo. Anche quando si trattava di manifestazioni di piazza particolarmente effervescenti, di disordini allo stadio o lo sgombero di un campo rom abusivo. In molti ricordano la sua voce dalla plancia di comando della questura quando un poliziotto uccise Gabriele Sandri nella piazzola di un autogrill di Arezzo. Quella voce che, mentre un gruppo di teppisti assaltavano la caserma di via Guido Reni e metteva a ferro e fuoco la citta’, invitava le forze dell’ordine in strada alla calma e “a non accettare nessun tipo di provocazione”. Una scelta impopolare che quella sera ha pero’ evitato quello che qualcuno temeva: che dopo la morte del tifoso della Lazio ci scappasse qualche altro morto.

Barbara Lucianelli

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