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La giustizia a doppio binario

Le promesse elettorali e gli slogan propagandistici invadono da giorni le pagine dei giornali, spostando l’interesse dell’opinione pubblica su quella che sarà piuttosto su quello che é.

Ed é così che la notizia del capotreno Trenitalia condannato per il tentativo di violenza privata in danno un viaggiatore sprovvisto del titolo di viaggio, passa inosservata. All’uomo é stata inflitta una pena di 20 giorni di reclusione nonostante la richiesta di assoluzione, con formula dubitativa, chiesta dal Pubblico Ministero.

Al di là delle motivazioni che hanno indotto il Giudice a condannare il capotreno, quello che desta maggiore preoccupazione é l’episodio connesso a questa vicenda. Lo stesso capotreno, per i medesimi fatti, ha presentato denuncia per lesioni personali subite a seguito dell’aggressione da parte del viaggiatore irregolare.

Il procedimento penale, nato da questa denuncia, rischia però di celebrassi in contumacia e in caso di condanna di non poter eseguire la sentenza.

L’indagato, infatti, è un cittadino nigeriano, già all’epoca dei fatti irregolare sul territorio nazionale ed attualmente irreperibile.

La vicenda accende i riflettori sulle distorsioni della giustizia italiana, sempre più incisiva nei confronti di chi ne rispetta i principi e meno efficace verso chi vive nel disinteresse delle regole sociali.

È comprensibile che l’individuo posto davanti alla possibilità di eludere le conseguenze dei propri gesti, scelga la strada più facile. Ma é lo Stato che deve impedirne la possibilità.

L’opinione pubblica, sempre più attiva, soprattutto nel mondo virtuale e pronta ad indignarsi alla velocità di un click, dovrebbe mostrare maggiore attenzione ed interesse verso gli ostacoli che rendono la giustizia ingiusta, guardano al di là dell’abolizione di un canone televisivo, piuttosto che a fuorvianti promesse elettorali.

Eugenio Coletti

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