Bambini di Basiglio, 300 in piazza
6 Maggio 2008
Scacco al clan Esposito, 7 arresti
9 Maggio 2008
Mostra tutto

Italia, mortalità infantile ai minimi storici

Ancora buone notizie dal fronte della sanità. I piu' rilevanti progressi nell’Italia si sono avuti riguardo alla mortalita'che negli ultimi dieci anni si e' ridotto addirittura del 50 per cento attestandosi, nel 2004, sul 3,7 per 1.000. Una tendenza alla diminuzione della mortalita' infantile si rileva anche in Europa, seppur in modo meno accentuato e con battute di arresto e oscillazioni.

Ancora buone notizie dal fronte della sanità. I piu’ rilevanti progressi nell’Italia si sono avuti riguardo alla mortalita’che negli ultimi dieci anni si e’ ridotto addirittura del 50 per cento attestandosi, nel 2004, sul 3,7 per 1.000. Una tendenza alla diminuzione della mortalita’ infantile si rileva anche in Europa, seppur in modo meno accentuato e con battute di arresto e oscillazioni.

I processi di allargamento dell’Unione, infatti, almeno nel breve periodo, mettono in risalto le differenze nelle fasi e nei tempi dello sviluppo dei diversi paesi. Nel 2004 emergono forti divergenze territoriali e la separazione netta tra est e ovest. Rispetto alla media europea pari al 5,3 per 1.000, Romania e Bulgaria registrano tassi di mortalita’ infantile decisamente elevati (rispettivamente 17 e 12 per 1.000 nati vivi). Seguono in ordine decrescente Lettonia e Lituania, con valori della mortalita’ infantile che superano la media europea rispettivamente di circa l’80 e del 50 per cento. Il Regno Unito, con un tasso del 5 per 1.000, si colloca subito al di sotto del valore medio, mentre l’Italia si attesta sui livelli di Germania, Grecia, Spagna, Francia e Lussemburgo. Finlandia e Svezia si posizionano in fondo alla graduatoria con tassi di mortalita’ infantile molto contenuti, inferiori alla media europea di circa il 40 per cento (rispettivamente 3,3 e 3,1 per 1.000). Anche se il tasso di mortalita’ infantile italiano si attesta sui livelli dei paesi piu’ avanzati del mondo, non deve essere sottovalutata la forte variabilita’ territoriale, a svantaggio del Mezzogiorno e di alcune aree del Nord-est. Tra le province con i tassi piu’ elevati, si collocano Catanzaro (8,8 decessi di bambini nel primo anno di vita per 1.000 nati vivi) e Livorno, Parma, Foggia, Taranto, Piacenza e Chieti (tutte con valori compresi tra 6 e 7 per 1.000). Nel Mezzogiorno solo le province di Brindisi, Matera, Agrigento, Messina e Cagliari presentano valori inferiori a quello medio nazionale. Nell’Italia settentrionale i valori si mantengono al di sotto del livello medio, con l’eccezione di Alessandria (3,8 per 1.000) nel Nord-ovest, di Reggio nell’Emilia (4,2 per 1.000) e Vicenza (4 per 1.000) nel Nordest. Le province con il tasso piu’ basso sono Gorizia e Novara che non arrivano all’1 per 1.000. Passando a considerare le regioni, il tasso di mortalita’ infantile piu’ basso si ha in Friuli- Venezia Giulia (1,8 per 1.000) Nell’Italia centrale i tassi sono piu’ bassi della media, tranne che nel Lazio (3,8 per 1.000). Il focus sul tasso di mortalita’ nel primo mese di vita mostra come questo indicatore assorba quasi tutta la mortalita’ infantile, esprimendo nella maggior parte delle regioni almeno il 60 per cento della mortalita’ infantile totale, con le eccezioni della Sardegna, dove la mortalita’ neonatale e quella post-neonatale si equiparano, e del Molise.

Federica Daniele

Comments are closed.