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Infezione suini, allarme sui Lattari

SANTA MARIA LA CARITA’ – E’ allarme a Santa Maria la Carità e sui Lattari per il contagio che sta decimando gli allevamenti suini. Sono già 50 i capi da abbattere al termine dei controlli effettuati dai veterinari dell’Asl Na 3 sud, che proseguiranno a tappeto anche nei prossimi giorni. Colpa della malattia vescicolare da Picomavirus genere Enterovirus a RNA, ad elevata resistenza ambientale.

SANTA MARIA LA CARITA’ – E’ allarme a Santa Maria la Carità e sui Lattari per il contagio che sta decimando gli allevamenti suini. Sono già 50 i capi da abbattere al termine dei controlli effettuati dai veterinari dell’Asl Na 3 sud, che proseguiranno a tappeto anche nei prossimi giorni. Colpa della malattia vescicolare da Picomavirus genere Enterovirus a RNA, ad elevata resistenza ambientale.

Secondo gli addetti ai lavori c’è il rischio di un’epidemia e così in queste ore si stanno prendendo tutte le precauzioni del caso. L’ultimo blitz si è verificato ieri mattina, in una stalla privata di via Scafati, a Santa Maria la Carità. I funzionari dell’Asl hanno scoperto il morbo della vescicolare per almeno 50 capi suini, che verranno abbattuti nelle prossime ore. Sono subito state istituite la Zona di Protezione (3 chilometri) e la Zona di Sorveglianza (10 chilometri), appena dopo la scoperta del focolaio e in seguito ai controlli dei veterinari. Nelle prossime ore le forze dell’ordine valuteranno anche la posizione del titolare della stalla. Dai primi accertamenti è infatti emerso che i 50 suini infetti erano stati già scoperti dai funzionari dell’Asl, che ne avevano disposto l’abbattimento. L’allevatore invece li ha portati abusivamente nella propria stalla e adesso rischia una denuncia a piede libero. L’Asl ha inoltre reso nota la procedura per ridurre al minimo i rischi di ulteriori infezioni. Tutti gli animali presenti nell’azienda devono essere abbattuti e distrutti. Si deve poi procedere con le operazioni di pulizia e disinfezione previa distruzione dei materiali e prodotti contaminati. E addirittura, considerata l’elevata resistenza dell’agente eziologico nell’ambiente, prima del ripopolamento dell’azienda è necessario introdurre e poi testare gli animali sentinella. Del resto, il periodo d’incubazione del virus può variare da 2 a 7 giorni, mentre si infetta un certo numero di animali altri possono infettarsi a ruota. Certo, esistono diverse variabili come il potere patogeno del ceppo virale coinvolto, la modalità d’infezione, la dose infettante, la condizione di stabulazione degli animali, elementi che possono condizionare il decorso della malattia che può arrivare, così, in forma sub clinica, lieve o grave. Ma il suino che si ammala viene abbattuto ugualmente, grave o meno che sia, con la relativa perdita economica. Ed è questo il principale motivo di allarme, visto che l’infezione non può essere trasmessa all’uomo in qualsiasi forma.

FRANCESCO FUSCO

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