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In manette ras dei Cesarano

CASTELLAMMARE DI STABIA. Affiliato dei Cesarano in manette. L’accusa? Detenzione illegale di arma da fuoco. A finire nei guai è stato Giovanni Battista Lambiase Grimaldi, 42 anni, residente a Castellammare, e volto già noto alle forze dell’ordine. I controlli operati dai carabinieri del nucleo operativo stabiese guidati dal capitano Giuseppe Mazzullo hanno portato al sequestro di un caricatore per pistola contenente 13 cartucce calibro 9 luger.

CASTELLAMMARE DI STABIA. Affiliato dei Cesarano in manette. L’accusa? Detenzione illegale di arma da fuoco. A finire nei guai è stato Giovanni Battista Lambiase Grimaldi, 42 anni, residente a Castellammare, e volto già noto alle forze dell’ordine. I controlli operati dai carabinieri del nucleo operativo stabiese guidati dal capitano Giuseppe Mazzullo hanno portato al sequestro di un caricatore per pistola contenente 13 cartucce calibro 9 luger.

L’arma era nascosta sotto il comodino della sua stanza da letto in un appartamento situato nel centro di Castellammare. Secondo quanto si è appreso Grimaldi era da tempo nel mirino dei carabinieri che hanno seguito ogni sua mossa prima di entrare in azione. E ieri, il blitz effettuato nel suo appartamento, ha portato l’esito sperato. Il materiale rinvenuto è stato posto sotto sequestro. Il 42enne invece, ritenuto dagli inquirenti vicino al clan Cesarano operante a Castellammare e a Pompei, è stato portato nella locale compagnìa di corso Alcide De Gasperi per gli accertamenti di rito. Da qui, è stato poi trasportato nel carcere napoletano di Poggioreale, dove si trova tuttora in attesa di essere interrogato dal giudice per la convalida del fermo. Sul suo capo pende l’accusa di detenzione di parte di arma da fuoco e munizioni. Secondo gli inquirenti il pregiudicato avrebbe potuto preparare una rapina o un agguato. A tal proposito sono in corso delle indagini per chiarire la vicenda in tutti i contorni. Il 42enne fino a ieri era sempre riuscito a nascondere questo suo segreto, ma non è passato inosservato ai controlli attuati nella giornata di ieri dai carabinieri. Alla vista degli uomini in divisa, Grimaldi è rimasto sorpreso. Ma non ha accennato alcun tentativo di reazione dopo la scoperta dell’arma fatta dagli stessi carabinieri. Era di sua proprietà oppure il  materiale gli era stato dato in consegna da un’altra persona? Domande alle quali sarà sottoposto lo stesso Grimaldi nei prossimi interrogatori. Un altro colpo è stato dunque inferto alla cosca dei Cesarano. Le attivita’ poste in essere dagli esponenti del clan vanno secondo le forze dell’ordine dalle estorsioni al traffico di stupefacenti, ma le attivita’ piu’ ‘fiorenti’ riguardavano le estorsioni ai danni di commercianti di caffe’ della zona, costretti anche a rifornirsi dal ditte indicate dal clan, e il controllo del mercato dei fiori di Pompei. Il clan Cesarano, nonostante numerosi colpi inferti dalla giustizia, come la condanna in primo grado di 62 persone e la confisca di beni per decine di milioni di euro, era riuscito a ricostituirsi anche grazie all’alleanza con esponenti di un’organizzazione criminale della zona di Secondigliano. Negli anni il sodalizio criminale, cosi’ come ricostruito dalle indagini della Dda ha assunto la leadership in zone a cavallo delle province di Napoli e Salerno, nelle aree di Pompei, Castellammare e Scafati, in rapporti di alleanza con tutti i gruppi ‘storici’ della zona.

FRANCESCO FUSCO

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