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Il decreto Gelmini diventa legge, le proteste si affievoliscono

Il terremoto che si è da poco verificato nella scuola italiana, a causa del decreto Gelmini, sembra essersi dissolto nella trasformazione del suddetto decreto in legge. Le proteste degli studenti sono arrivate fino agli scontri con le forze dell’ordine, a causa delle manifestazioni e dei cortei organizzati in piazza, e addirittura tra studenti stessi, tra chi sosteneva la riforma e chi la riteneva inconcepibile; a piazza Navona il 29 ottobre infatti è scoppiato un vero e proprio tafferuglio, in cui si sono viste spranghe maneggiate con cattiveria e sedie e tavoli volare per aria. Protagonisti dello scontro studenti dalle diverse idee politiche, tutti universitari e spesso appartenenti a fasce estreme del panorama politico italiano.

Il terremoto che si è da poco verificato nella scuola italiana, a causa del decreto Gelmini, sembra essersi dissolto nella trasformazione del suddetto decreto in legge. Le proteste degli studenti sono arrivate fino agli scontri con le forze dell’ordine, a causa delle manifestazioni e dei cortei organizzati in piazza, e addirittura tra studenti stessi, tra chi sosteneva la riforma e chi la riteneva inconcepibile; a piazza Navona il 29 ottobre infatti è scoppiato un vero e proprio tafferuglio, in cui si sono viste spranghe maneggiate con cattiveria e sedie e tavoli volare per aria. Protagonisti dello scontro studenti dalle diverse idee politiche, tutti universitari e spesso appartenenti a fasce estreme del panorama politico italiano.

Per capire al meglio il perché di tale situazione è bene partire dal principio: già in piena estate, alle porte del mese di luglio, si inizia a discutere di una serie di riforme riguardanti la scuola e l’università; le novità principali introdotte dal ministro della pubblica istruzione prevedevano il ritorno di alcune “vecchie” abitudini come il grembiule, il reinserimento del maestro unico nella scuola primaria, il voto espresso in decimi in sostituzione dei vecchi giudizi “sufficiente, buono, distinto” anche alle scuole medie e alle elementari, il ripristino del voto in condotta e altre; la scuola italiana, apprese le nuove istruzioni date dal ministro, si inizia a ribellare con decisione solo a metà ottobre; le proteste prendono una larga scala di consensi e si diffondono in quasi tutte le scuole superiori statali del paese. Ma la protesta più evidente, che ha portato agli scontri, alle lezioni in piazza, ai cortei e alle manifestazioni di ogni tipo è quella che ha coinvolto l’università. Si è arrivati persino al blocco delle lezioni per consentire agli organi studenteschi, appoggiati anche dai docenti, di organizzare diverse assemblee. Il decreto, per quanto riguarda quest’ultima, riserva non poche sorprese. Infatti il 25 giugno il governo ha approvato con la fiducia un decreto (poi legge 133) che modifica profondamente la struttura dell’università; si prevede un taglio di 500 milioni di euro in 3 anni alle università pubbliche, alcune delle quali, per evidenti difficoltà economiche, dovrebbero scegliere se chiudere, se diventare fondazioni private, aumentando esponenzialmente le rette fino ad arrivare a cifre vicine ai 15000 € l’anno, così come accade negli USA, o se trasformarsi in post-Licei di pessima qualità, mantenendo costi abbordabili e riconoscimenti a livello lavorativo scarsi. Come si può immaginare le problematiche conseguenti ad un simile stravolgimento sono molteplici: innanzitutto lo studio diventerebbe esclusiva dei ragazzi provenienti da famiglie benestanti, inoltre i tagli influirebbero negativamente sulla ricerca universitaria, che si troverebbe a dover fronteggiare immense difficoltà dovute alla mancanza di fondi per finanziare macchinari e attrezzature. Tutte le proteste sono però risultate inutili, perché in realtà il governo ha dato pieno appoggio al decreto che ha spento le speranze di tutti gli studenti diventando legge il 29 ottobre scorso. Anche se le proteste non sono del tutto sparite e si parla ancora, anche se flebilmente, di blocco dell’anno accademico, la situazione è destinata a stabilizzarsi nell’immediato, per la sterilità che una protesta può assumere nei confronti di un disegno di legge che ormai è stato approvato.

Gianmarco Delli Veneri 

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