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I Savoia ad Aosta, a caccia di voti per Strasburgo

Quella che per i Savoia era terra di campagne di caccia, per il principe ereditario è invece terra di campagna elettorale. Emanuele Filiberto di Savoia, erede ad un trono che non c’è piu’, è giunto oggi ad Aosta non alla ricerca di trofei venatori ma piuttosto dei voti utili per entrare al Parlamento europeo (è candidato nell’Udc). Sulle orme degli avi, il “petit prince” nella tappa valdostana del tour elettorale è giunto con il padre Vittorio Emanuele e con la madre Marina Doria.

Quella che per i Savoia era terra di campagne di caccia, per il principe ereditario è invece terra di campagna elettorale. Emanuele Filiberto di Savoia, erede ad un trono che non c’è piu’, è giunto oggi ad Aosta non alla ricerca di trofei venatori ma piuttosto dei voti utili per entrare al Parlamento europeo (è candidato nell’Udc). Sulle orme degli avi, il “petit prince” nella tappa valdostana del tour elettorale è giunto con il padre Vittorio Emanuele e con la madre Marina Doria.

Alla mattina visita del castello di Sarre, gia’ casa di caccia della dinastia sabauda. Poi la famiglia reale si è diretta ad Aosta, dove ha parcheggiato, caso vuole, in piazza della Repubblica, prima di una passeggiata in centro con un passaggio alla Cattedrale dove c’è la tomba di Tommaso II. L’accoglienza della regione (che fin dal Mille è stata parte del regno) è stata quella che si riserva ai vip, tante strette di mano, foto e autografi. Molti hanno riconosciuto Emanuele Filiberto – alla prima visita in Valle d’Aosta – come il vincitore di Ballando con le stelle, parecchi lo hanno chiamato ‘Sua altezza’, pochi sapevano della sua discesa in politica. Il legame tra la Valle d’Aosta e Casa Savoia è ancora vivo. I valligiani imparano sin da scuola a conoscere la figura del capostipite, Umberto I di Biancamano, che concesse alla regione le prime franchigie, da cui trasse origine la ‘Charte des franchises’ antesignana dello Statuto Speciale. I suoi successori trattarono invece la piccola regione alpina con distacco, frequentandola solo per cacciare e collezionare trofei di stambecchi, cervi e camosci. Nella valle del Lys pero’ ancora si ricorda Maria Josè di Savoia, nonna di Emanuele Filiberto, che, si narra, durante la guerra manteneva i contatti con emissari alleati in Svizzera attraverso una guida alpina locale. Inoltre il marito, Umberto II, al momento di lasciare l’Italia dopo il referendum assunse anche il titolo di Conte di Sarre. “Amo questa terra e voglio rappresentarla a Bruxelles” ha detto Emanuele Filiberto, ma ha anche voluto ribadire la fedelta’ allo stemma sabaudo – “che ha contato per l’Italia” – come fece il nonno Umberto II. Infine niente “grido di allarme” come il bisnonno Vittorio Emanuele III ma piuttosto un auspicio: “Se tutti i baci che ho ricevuto si trasformeranno in voti allora prendero’ piu’ preferenze di Berlusconi”.

Daniele Romano

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