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I giovani e il contesto culturale del post-moderno

I giovani rappresentano una grande risorsa per la società. Sono innamorati della vita e pieni di entusiasmo, hanno un grande desiderio di vivere la vita come un dono per essere felici e far felici le altre persone.  Nei giovani ci sono le energie giuste per reagire e trasformare le avversità in opportunità da sfruttare a loro vantaggio.

I giovani rappresentano una grande risorsa per la società. Sono innamorati della vita e pieni di entusiasmo, hanno un grande desiderio di vivere la vita come un dono per essere felici e far felici le altre persone.  Nei giovani ci sono le energie giuste per reagire e trasformare le avversità in opportunità da sfruttare a loro vantaggio.

Purtroppo insieme a tanti giovani contenti di vivere ce ne sono tanti altri  con gli occhi spenti, con scarsa voglia di lottare, trascinati dalle mode di turno, che fanno dipendere la felicità da un abito firmato o dal peso del loro corpo. E’ inevitabile che alcuni, non potendo appagare i loro desideri, cerchino nell’ alcool, nel fumo e nella droga uno sfogo che li faccia sentire per un attimo realizzati. Raggiungono una felicità effimera e fatua. Ben presto si svegliano e si ritrovano nella dura realtà, più vuoti di prima.  Il disagio di molti è causato da un futuro che non si presenta più come una “promessa” di realizzazione personale e professionale, ma come “incertezza”  e precarietà,  insicurezza  e inquietudine. L’ assenza di un futuro come “promessa” appiattisce il monotono presente meglio gratificarsi oggi se il domani è senza prospettiva. Si vive senza  “un perché”, senza dare un senso alla propria vita. Aumenta il numero dei depressi e di chi si sente demotivato nello studio; di chi si isola nelle proprie stanze per trascorrere ore di ignavia o per stordirsi le orecchie di musica; di chi sfoga la rabbia con la violenza o si estranea dalla realtà con l’alcool e con la droga. La nostra società oggi è complessa . Con la diffusione delle tecnologie multimediali si è avuta una moltiplicazione di interpretazione degli avvenimenti. I valori sono relativi viviamo nel mondo di Babele , dove si moltiplicano i linguaggi , i messaggi e le interpretazioni. Convivere con il niente, esistere senza nevrosi in una situazione dove non ci sono garanzie e certezze assolute. Oggi  assistiamo alla frammentazione dei quadri di riferimento. Sperimentiamo l’ inadeguatezza degli interventi educativi di fronte allo strapotere della televisione, di internet e dei telefonini: Oggi ogni gruppo (culturale, sociale, economico, religioso, etc .) ha un suo “centro valori” con propose peculiari di realizzazioni personali. C’è chi prospetta una vita felice a partire “dall’ amore” e “dall’essere”, chi invece “dall’ avere”, “dall’ apparire” e “dall’ individualismo liberatorio radicale”. C’è chi prospetta un tipo di realizzazione legata principalmente al successo, al denaro, al potere; chi  all’ amore, al servizio e al dono di sé. In passato c’era un orientamento  di fondo unitario sui valori condivisi da una determinata comunità civile. Oggi, invece, all’ interno della stessa società, ci sono visioni totalmente contrapposte e messe sullo stesso piano con pari dignità. Come aiutare i giovani a orientarsi in questa selva di messaggi? Non avendo  punti di riferimento precisi, essi seguono la strada che li soddisfa di più e immediatamente o prendono”un po’ da tutte le proposte” con l’ inevitabile difficoltà di costruire la loro vita attorno a un asse  portane di valori. Il risultato è un numero sempre più crescente di giovani con identità debole, scarsa fiducia in sé e mancanza di progettualità; o ragazzi con molte identità : bravi ragazzi studiosi e contemporaneamente assassini  o balordi. In questa società i genitori, gli educatori  sono chiamati ad aiutare i giovani a maturare un’ identità attorno ai valori ritenuti validi e interiorizzati liberamente. Bisogna formare persone che sappiano usare criticamente la loro testa; persone capaci di saper scegliere, tra le tante proposte “di felicità”, quella che realmente da’ un significato all’ esistenza. Come aiutare, dunque, i giovani a valorizzare le loro risorse e dare un senso alla propria vita . Davanti al disagio dei giovani si gioca, speso a scaricabarile. C’è chi addebita la responsabilità alla televisione, chi a internet o ai telefonini , chi alla famiglia, chi alla società o alla scuola. Si crea un traffico di accuse  che servono solo a sgombrare i sensi di colpa dalla propria coscienza, ma non aiutano a risolvere il problema. I giovani  da soli non ce la fanno ad orientarsi nella vita. Ma con la famiglia e la scuola insieme è possibile. Dialogo e confronto. Bisogna individuare le cause del malessere, indicando i valori che contano veramente, proponendo di sperimentare attività che facciano sperimentare gli ideali proposti, criticando stili di vita che non aiutano a diventare donne e uomini realizzati. Se si uniscono le forze e si individuano all’interno della scuola e della famiglia un quadro di valori e di ideali condivisi si riuscirà più facilmente a offrire ai giovani un futuro e una speranza.

Daniele Romano

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