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Gli studenti protestano, giorni di fuoco

Protestano gli studenti e protestano i Governatori. È il mondo della scuola, in questi giorni, il vero "fronte caldo" del governo. A Roma migliaia di ragazzi - 10 mila secondo l'Unione degli Universitari (Udu) - hanno sfilato in un corteo di protesta fuori dalla "Sapienza" contro la riforma Gelmini e i tagli all'Università previsti dalla Finanziaria. Alcuni studenti si sono poi spostati alla stazione Termini, dove hanno bloccato i binari 3, 4 e 5, provocando qualche disagio ai passeggeri in arrivo e partenza (la protesta è poi terminata). A Firenze sono state organizzate lezioni universitarie in piazza «contro i tagli previsti dalla legge 133». Al momento, nel capoluogo toscano, sono occupate due sedi di scienze, la facoltà di agraria e quella di scienze politiche. Occupazioni e assemblee sono i corso anche a Bologna e Torino e in altre città universitarie. Previste manifestazioni anche a Milano, in occasione dello sciopero generale indetto per venerdì dai sindacati di base: Cub, Cobas e SdL si ritroveranno in piazza Missori, dove si concentrerà la protesta contro la riforma Gelmini con un corteo che arriverà fino a in via Ripamonti, sede del provveditorato. In piazza, a fianco dei sindacati di base, ci saranno anche ReteScuole (insegnanti e genitori) e i collettivi universitari milanesi mobilitati da giorni contro i tagli all'università. Per quanto riguarda la manifestazione di Roma, i Cobas annunciano che il corteo sarà aperto dallo striscione «No alla distruzione della scuola».

Protestano gli studenti e protestano i Governatori. È il mondo della scuola, in questi giorni, il vero “fronte caldo” del governo. A Roma migliaia di ragazzi – 10 mila secondo l’Unione degli Universitari (Udu) – hanno sfilato in un corteo di protesta fuori dalla “Sapienza” contro la riforma Gelmini e i tagli all’Università previsti dalla Finanziaria. Alcuni studenti si sono poi spostati alla stazione Termini, dove hanno bloccato i binari 3, 4 e 5, provocando qualche disagio ai passeggeri in arrivo e partenza (la protesta è poi terminata). A Firenze sono state organizzate lezioni universitarie in piazza «contro i tagli previsti dalla legge 133». Al momento, nel capoluogo toscano, sono occupate due sedi di scienze, la facoltà di agraria e quella di scienze politiche. Occupazioni e assemblee sono i corso anche a Bologna e Torino e in altre città universitarie. Previste manifestazioni anche a Milano, in occasione dello sciopero generale indetto per venerdì dai sindacati di base: Cub, Cobas e SdL si ritroveranno in piazza Missori, dove si concentrerà la protesta contro la riforma Gelmini con un corteo che arriverà fino a in via Ripamonti, sede del provveditorato. In piazza, a fianco dei sindacati di base, ci saranno anche ReteScuole (insegnanti e genitori) e i collettivi universitari milanesi mobilitati da giorni contro i tagli all’università. Per quanto riguarda la manifestazione di Roma, i Cobas annunciano che il corteo sarà aperto dallo striscione «No alla distruzione della scuola».

SCONTRO GOVERNO-REGIONI – Nel frattempo, però, insorgono anche le Regioni. I governatori dicono no al commissariamento degli enti che, entro il 30 novembre, non metteranno in pratica il piano di ridimensionamento degli istituti scolastici, così come è previsto dall’articolo 3 del decreto 154. Vasco Errani, presidente della Conferenza delle Regioni, spiega che si tratta di un «punto istituzionalmente gravissimo». «Se non viene eliminata quella norma – aggiunge – le Regioni non parteciperanno alla conferenza unificata». «È inaccettabile – aggiunge Errani – che noi siamo venuti a conoscenza di quest’articolo che ci interessa così direttamente solo leggendo il testo, che peraltro riguarda la sanità e non la scuola, senza aver avuto dal Ministero alcun tipo di comunicazione, per noi è stata una sorpresa». Alla richiesta delle Regioni, il governo ha risposto di avere bisogno di tempo. La riunione è quindi stata sospesa a data da destinarsi. Il ministro dell’Istruzione, Maria Stella Gelmini, ha però commentato: «In dieci anni i parametri che dimensionano gli istituti scolastici, frutto di un dpr del ’98, non sono mai stati rispettati».

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COMMISSARIO AD ACTA – La norma in questione è contenuta nell’articolo 3 del Decreto legge 7 ottobre 2008 (“Disposizioni urgenti per il contenimento della spesa sanitaria e in materia di regolazioni contabili con le autonomie locali”): «I piani di ridimensionamento delle istituzioni scolastiche, rientranti nelle competenze delle regioni e degli enti locali – si legge – devono essere in ogni caso ultimati in tempo utile per assicurare il conseguimento degli obiettivi di razionalizzazione della rete scolastica previsti dal presente comma, già a decorrere dall’anno scolastico 2009/2010 e comunque non oltre il 30 novembre di ogni anno». Quindi segue il passaggio che ha fatto infuriare i governatori: «Il Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, sentito il Ministro per i rapporti con le regioni, diffida le regioni e gli enti locali inadempienti ad adottare, entro quindici giorni, tutti gli atti amministrativi, organizzativi e gestionali idonei a garantire il conseguimento degli obiettivi di ridimensionamento della rete scolastica. Ove le regioni e gli enti locali competenti non adempiano alla predetta diffida, il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, sentito il Ministro per i rapporti con le regioni, nomina un commissario ad acta». 

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