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Giovanni Falcone, dopo 17 anni la memoria è ancora viva

Diciassette anni fa, sull’autostrada A29, poco distante dall’uscita Capaci, 500kg di tritolo vengono utilizzati per commettere uno degli attentati più duri per mano della mafia siciliana. Vittime dell’attentato sono il giudice antimafia Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta: Rocco Di Cillo, Vito Schifani e Antonio Montinaro.

Diciassette anni fa, sull’autostrada A29, poco distante dall’uscita Capaci, 500kg di tritolo vengono utilizzati per commettere uno degli attentati più duri per mano della mafia siciliana. Vittime dell’attentato sono il giudice antimafia Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta: Rocco Di Cillo, Vito Schifani e Antonio Montinaro.

La ricorrenza. Nel giorno del diciassettesimo anniversario della morte di Falcone, all’Ucciardone, storico istituto penitenziario di Palermo, nell’aula bunker nella quale si sono svolti tutti i maggiori processi a carico dei boss di Cosa Nostra, Giorgio Napolitano ha parlato a 1.500 studenti provenienti da tutta Italia. Gli studenti, accompagnati dal ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini e dal procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, hanno seguito con partecipazione la commemorazione di un evento che è parte importante della storia italiana. Erano presenti all’evento che ha ricordato il tragico attentato anche il ministro degli Interni Roberto Maroni e il ministro della Giustizia Angelino Alfano.

Giorgio Napolitano. L’attentatuni, così come venne ribattezzata la strage di Capaci in dialetto siciliano, è stato ricordato così dal Capo dello Stato italiano Giorgio Napolitano. «Nel luglio del’93 ero stato a Catania da presidente della Camera per unirmi a una grande manifestazione in onore di Paolo Borsellino, nel primo anniversario del massacro ordito dalla mafia per eliminarlo». Il Presidente della Repubblica ha poi affermato che «mai come in queste occasioni e davanti a queste memorie sentiamo di essere una nazione e una nazione unita. La crescita della coscienza critica e della fiducia nello Stato di diritto può rafforzarsi solo in un clima di rispetto in ogni circostanza degli equilibri costituzionali, da parte di tutti coloro che sono chiamati ad osservarli».

Roberto Maroni. Il ministro degli Interni ha assicurato che lo stato «continuerà con determinazione il suo impegno contro la mafia». «In questo modo – ha continuato Maroni – intendiamo onorare la testimonianza di un uomo, Giovanni Falcone, che 500 chili di tritolo non hanno potuto cancellare dalla nostra memoria. Lo Stato c’è».

Rosaria Schifani. La vedova dell’agente Vito Schifani, morto nell’attentato del 23 maggio, ha espresso parole dure di responsabilità. «Non si può andare avanti giudicandosi a vicenda, come se ognuno di noi fosse titolare di diritti sugli altri. Così scattano diffidenze, astio, distanza. Non possiamo fare come i mafiosi che s’ammazzano fra loro».

 

Gianmarco Delli Veneri 

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