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Gioco finisce in tragedia, muoiono sorelle

Un gioco finito in tragedia: e' questa la ricostruzione dell'incidente costato la vita a due sorelline tunisine, Ameni e Amira Ben Jelijel, rispettivamente di 7 e 11 anni. Le bimbe stavano giocando sul bordo di una vecchia piscina utilizzata come vasca d'irrigazione, all'interno di un'azienda agricola in contrada Castellana Vecchia a Marina di Ragusa, dove lavorano come braccianti i loro genitori, due immigrati regolari di 45 e 34 anni residenti da diversi anni nel ragusano.

Un gioco finito in tragedia: e’ questa la ricostruzione dell’incidente costato la vita a due sorelline tunisine, Ameni e Amira Ben Jelijel, rispettivamente di 7 e 11 anni. Le bimbe stavano giocando sul bordo di una vecchia piscina utilizzata come vasca d’irrigazione, all’interno di un’azienda agricola in contrada Castellana Vecchia a Marina di Ragusa, dove lavorano come braccianti i loro genitori, due immigrati regolari di 45 e 34 anni residenti da diversi anni nel ragusano.

La coppia, che abita in una casa rurale all’interno della stessa azienda, ha altri tre figli piu’ piccoli che hanno assistito impotenti alla morte delle due sorelline. Sono stati loro a dare l’allarme, richiamando l’attenzione di alcuni vicini di casa. Ma quando sono giunti i soccorritori, ormai non c’era piu’ nulla da fare: uno dei due corpicini senza vita galleggiava sulla superficie, mentre l’altro era adagiato sul fondo fangoso della vasca. E proprio la melma ai bordi della piscina avrebbe fatto scivolare in acqua una delle due bimbe, che subito ha cominciato ad annaspare. L’invaso, profondo circa due metri, e’ infatti pieno a meta’, e per risalire c’e’ un altro metro circa di altezza. E’ stato a questo punto che la seconda vittima ha allungato la mano cercando disperatamente di aiutare la sorellina, con il risultato di finire anche lei nella “vasca della morte”. Sul luogo dell’incidente sono intervenuti subito i carabinieri e alcune squadre dei vigili del fuoco, che hanno incontrato non poche difficolta’ nel recuperare i cadaveri delle piccole vittime, tanto da dovere procedere allo svuotamento dell’invaso alla luce delle cellule fotolettriche. Davanti alla vasca si sono registrate scene strazianti: i due genitori, in lacrime, hanno anche tentato di lanciarsi in acqua, nel tentativo di recuperare i corpi delle due figliolette. La coppia di immigrati lavora da tempo nell’azienda agricola di Giuseppina Antoci, vedova senza figli di un imprenditore della zona morto alcuni anni fa. Nei confronti dei cinque fratellini tunisini l’anziana donne nutre un affetto quasi materno, come raccontano i vicini di casa ancora sotto choc. E’ lei, infatti, ad accompagnarli ogni mattina a scuola, tanto da essere chiamata dai piccoli “nonna Giuseppina”. Ma domani i banchi di Ameni e Amira resteranno desolatamente vuoti.

Susy Miraglia

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